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      Home » Aprile diviso in tre fasi meteo distinte: cosa emerge dall’analisi dei modelli
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      Aprile diviso in tre fasi meteo distinte: cosa emerge dall’analisi dei modelli

      Davide Santini
      Davide Santini
      Pubblicato: 08/04/2026
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      5 Min Lettura
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      Contents
        • Cosa emerge
        • Analizzando più nel dettaglio
        • La seconda parte
        • Fine mese
        • Concludiamo dicendo che…
      • Credit

       

      Fa caldo e ce ne siamo accorti tutti. Le temperature non sono tipiche di questo periodo. Sembrano più condizioni meteo di fine maggio che di inizio aprile. Ma c’è una novità importante. Chi sperava in una primavera che avesse già preso la sua retta via dovrà, perlomeno temporaneamente, rivedere le proprie idee. In questo articolo scopriamo tutto quello che è necessario sapere per la seconda decade di aprile.

       

      Cosa emerge

      Analizzando attentamente i modelli meteo possiamo dire, con una certa sicurezza, che il prosieguo di questo mese non sarà dettato sempre e solamente dal sole e clima mite. Fortunatamente, permetteteci di dire. Per chi fosse contrario, invitiamo a leggere questo nostro articolo.

       

      Per l’appunto, si profila un imminente cambio di scenario, con il probabile ritorno di una circolazione atmosferica decisamente più vivace e dinamica sul bacino del Mediterraneo. E non è una cosa remota nel tempo. Perché tra qualche giorno potrebbe già accadere.

       

      Analizzando più nel dettaglio

      Emerge che l’intero mese di aprile sembra destinato a frammentarsi in almeno due grosse fasi meteo, profondamente diverse l’una dall’altra. La prima di queste si originerà quando l’anticiclone africano se ne sarà andato via. Bisogna attendere ancora qualche giorno.

       

      In particolare tra domenica 12 e lunedì 13 ci potrebbe essere una prima saccatura importante sul nord Italia. Sarebbero le prime piogge significative praticamente da un mese, se escludiamo il maltempo veloce del 26 marzo.

       

      La dinamica appena spiegata sarà innescata e favorita da un evidente abbassamento dei valori di geopotenziale, un indicatore fondamentale che segnala la presenza di un’atmosfera più inquieta in quota proprio sopra i cieli dell’Europa meridionale. Insomma, potrebbero esserci un paio di giorni di maltempo. Ma non stiamo parlando di vere e proprie ondate durature. Sarebbe una toccata e fuga, con un’ottima piovuta però molto breve.

       

      La seconda parte

      Se però analizziamo lo sguardo fino al giorno 20, emerge qualcosa di molto interessante. A livello prettamente statistico, l’Italia diventerà il bersaglio di marcate ondulazioni del flusso atlantico, le quali trasporteranno perturbazioni a ripetizione.

       

      Questo pattern meteo è molto importante, poiché si tradurrà inevitabilmente in una forte recrudescenza dell’instabilità, in seno alla quale ci potrebbero essere numerose perturbazioni. Occhio alle zone centrali e meridionali.

       

      Sarà proprio in questi settori, infatti, che si creeranno le condizioni possibili per ciclogenesi mediterranee, ossia la formazione di minimi di bassa pressione chiusi e particolarmente attivi. Ovviamente non possiamo assolutamente dare ulteriori dettagli. Per adesso prendiamola come ipotesi da varare e confermare nei prossimi giorni.

       

      Possibilità di frequenti perturbazioni attorno a metà mese. Attenzione al periodo dal 13 aprile fino al 20-21.

       

      Fine mese

      Le simulazioni numeriche cominciano a delineare un nuovo cambio di circolazione, suggerendo il ripristino di un assetto caratterizzato da geopotenziali via via più alti su gran parte del continente europeo. Ciò vorrebbe dire alta pressione molto persistente.

       

      Torneremo ovviamente a vivere atmosfere tipiche di fine primavera, con un clima via via più mite. Dal punto di vista pluviometrico, si assisterebbe a un periodo ben poco piovoso. Insomma, fine mese potrebbe risultare decisamente secco.

       

      Sul finire del mese prepariamoci a condizioni meteo nettamente più stabili e miti.

       

      Concludiamo dicendo che…

      Una nota finale. Il disfacimento del Vortice Polare, oramai definitivamente morto per questo periodo freddo, contribuiva infatti a rendere la configurazione sinottica generale molto meno lineare e prevedibile, favorendo un’atmosfera più propensa a sviluppare ampie ondulazioni e riducendo al minimo la persistenza di anticicloni bloccati.

       

      Adesso che non c’è più, i suoi effetti potrebbero durare al massimo fino a metà mese. Dopodiché, proprio sul finire di aprile, le condizioni meteo sull’Italia sarebbero dettate dal nostro consueto anticiclone africano. Ma ne riparleremo.

       

      Credit

      ECMWF

      Global Forecast System del NOAA, 

      ICON

      AROME

      ARPEGE

      IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

      Copernicus Climate Change Service (C3S)

      NASA Goddard Institute

      American Meteorological Society

      JMA –

      WMO – World Meteorological Organization

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      TAG:Anticiclone africanociclogenesi mediterraneaflusso atlanticoinstabilità primaverapioggia nord italiatemperature aprilevortice polare
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