Dal 10 blocco d’aria fredda verso l’Italia: la novità è un ciclone mediterraneo
Dal caldo anomalo all'irruzione fredda: dal 10 aprile le temperature crollano di oltre 10°C Caldo di giugno ad aprile: ma l'aria fredda è in agguato
Dal caldo anomalo all’irruzione fredda: dal 10 aprile le temperature crollano di oltre 10°C
Caldo di giugno ad aprile: ma l’aria fredda è in agguato
Stiamo vivendo una fase di caldo anomalo su molte regioni italiane, soprattutto nelle zone interne e laddove soffiano correnti provenienti dalle aree continentali, che si riscaldano sotto un sole di aprile che sembra quello di giugno: un sole caldissimo. Bisogna dire che non solo abbronza – volendo, è un sole da mare – e in alcune località costiere si toccano anche valori superiori ai 25°C, ma il mare è freddo e non è certo piacevole fare il bagno.
Contents- Dal caldo anomalo all’irruzione fredda: dal 10 aprile le temperature crollano di oltre 10°C
- Caldo di giugno ad aprile: ma l’aria fredda è in agguato
- La corrente retrograda e i limiti dei modelli matematici
- L’aria fredda da est: nervosa nella sua rotta
- Precipitazioni, zero termico e il caso Abruzzo-Molise
- Incertezza nei modelli e il ruolo delle Alpi
- Il 25 aprile e lo scenario a lungo termine
- Credit:
Nel frattempo, tra il settore orientale dell’Europa e il nord del continente, vagano masse d’aria piuttosto fredde, tipiche più del mese di marzo che di aprile: determinano temperature anche rigide, a volte associate a precipitazioni con improvvisi rovesci, persino nevosi. Questa massa d’aria tenderà ad avvicinarsi all’Italia a partire dal 10-11 aprile; per quanto riguarda la sua rotta – tanto discussa ultimamente – ci sono ancora delle incertezze.
La corrente retrograda e i limiti dei modelli matematici
Sembrerebbe che questa massa d’aria venga pilotata dall’arco alpino a nord delle Alpi, senza invadere in maniera massiccia il nostro Paese. Tuttavia, queste previsioni sono sovente soggette ad aggiustamenti, perché quando una massa d’aria proviene da est prende il nome di corrente retrograda – ovvero una corrente contraria ai flussi generali – e i modelli matematici hanno spesso molta difficoltà, ancora oggi, a inquadrare le precise rotte che queste masse d’aria percorreranno.
C’è una certa affidabilità per quanto riguarda l’espansione del freddo sul Centro Europa e parte dell’Europa orientale; per l’Italia, invece, potrebbe esserci una variabile: quella della bassa pressione proveniente dalla penisola iberica, che andrebbe a ridurre gli effetti di quest’aria fredda grazie anche a un modestissimo richiamo di aria mite.
Le temperature scenderanno comunque diffusamente rispetto agli attuali valori su tutta Italia, perché ci sarà un cambio completo della circolazione atmosferica: l’alta pressione andrà via e saremo interessati – attorno al periodo che va dal 10 a metà mese – da una bassa pressione. Questa potrebbe portare precipitazioni anche sulle regioni settentrionali e, con l’aria fredda in circolazione, specialmente nella regione alpina, si potrebbero verificare nevicate anche a quote medio-basse, probabilmente sotto i mille metri. Su questo, però, è sempre molto complesso dare indicazioni anche a distanza di 4-5 giorni: bisogna avvicinarsi parecchio alla data per poter fornire previsioni più precise e affidabili. Al momento stiamo dando solo delle stime di quello che potrebbe accadere.
L’aria fredda da est: nervosa nella sua rotta
L’aria fredda proveniente da est è molto vulnerabile – e nevrotica nella sua rotta -, specialmente con il transito delle basse pressioni mediterranee. Lo abbiamo visto anche durante l’inverno: l’aria fredda tentenna, arriva magari al Nord Italia ma non si spinge più a sud, salvo eventualmente sfiorare la Sardegna attraverso una discesa lungo la Valle del Rodano. Parlare di colpo di coda invernale, a questo punto, è un po’ più difficile rispetto alle edizioni precedenti: dobbiamo aspettare nuovi aggiornamenti.
Precipitazioni, zero termico e il caso Abruzzo-Molise
Le temperature scenderanno decisamente di oltre 10°C rispetto ai valori estremi che stiamo misurando attualmente. In alcune località la riduzione sarà più modesta, specie dove il vento soffia dal mare; tuttavia, con l’arrivo di precipitazioni e nuvolosità, la temperatura massima scenderà ovunque. Le temperature minime, invece, saliranno dove il cielo sarà più coperto.
C’è però sempre il punto debole delle precipitazioni: come sappiamo, trascinano l’aria fredda verso il basso, verso il suolo, e fanno sì che la temperatura possa scendere ben più di quanto stimato dai modelli matematici e indicato con l’altezza dello zero termico. Ne abbiamo ampissima testimonianza anche di recente: le ultime nevicate sull’Italia centrale e sul Sud Italia in montagna sono avvenute con temperature non eccezionalmente basse in quota, eppure ci sono state grandi nevicate che hanno raggiunto a volte quote sotto i 1.000 metri sul livello del mare. In montagna, attorno ai 1.400-1.500 metri, si sono registrati quantitativi davvero imponenti: avevamo già potuto dire, su base di previsione a breve termine, che sarebbero potuti cadere quantitativi veramente immani di pioggia e neve, e così è avvenuto soprattutto tra l’Abruzzo e il Molise.
Incertezza nei modelli e il ruolo delle Alpi
Ci troviamo, e lo si comprenderà da questo articolo, in una fase piuttosto incerta. L’incertezza è data dal fatto che i modelli matematici hanno iniziato a essere incerti sulla rotta che prenderà quest’aria fredda, che sembra indebolita d’intensità.
La rotta dell’aria fredda sarà sicuramente influenzata dall’arco alpino. Tutto dipenderà dalla posizione della bassa pressione mediterranea: le Alpi rimangono ferme al loro posto, mentre le aree di alta e bassa pressione sono invece piuttosto mobili. Se la bassa pressione si posizionerà a una certa latitudine, l’aria fredda giungerà da est e si infilerà sulla Valle Padana; se invece si posizionerà molto più a sud, l’aria fredda scivolerà a nord dell’arco alpino. Questo dettaglio non è affatto trascurabile: c’è in gioco una differenza di almeno 5-7°C. Per conoscere i dettagli dobbiamo attendere nuovi aggiornamenti dai modelli matematici: attualmente ci stiamo spingendo oltre le 144 ore di previsione, e prevedere in maniera chirurgica la rotta di una massa d’aria retrograda è ancora oggi davvero arduo, nonostante i miliardi di calcoli svolti. La situazione appare perciò, come ora, molto ingarbugliata – e si sta ingarbugliando ancor di più.
Il 25 aprile e lo scenario a lungo termine
Il meteo a lungo termine vedrebbe verso il 25 aprile addirittura una nuova espansione dell’anticiclone africano, che porterebbe proprio nella festività una situazione da ondata di calore. Ricordo che quest’anno il 25 aprile cade di sabato e che quindi non avremo un lungo ponte festivo; tuttavia rimane una giornata festiva con un fine settimana di due giorni.
Siamo però estremamente lontani dal 25 aprile: già abbiamo difficoltà ad avere tracce precise di quell’aria fredda che viaggia per l’Europa e che sembra quasi una spada di Damocle pronta a colpirci, oppure l’arco alpino pronto a difenderci, come è avvenuto numerose volte.
