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Potrebbe arrivare una fase meteo particolarmente tiepida. Non stiamo parlando di un vero anticipo di estate. Perรฒ un periodo con le temperature al di sopra delle medie, quello sรฌ. Dopo mesi di freddo e tempo capriccioso, giornate corte e cieli spesso grigi, รจ del tutto naturale la voglia di un regalo anticipato della stagione calda.
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ร bello stare a mezze maniche oppure prendere addirittura i temi soli. Ma attenzione. Questa รจ solo una percezione superficiale, unโillusione legata al fatto che non abbiamo piรน tra i piedi un cappotto. Dietro questa (apparente) piacevolezza si nasconde infatti un lato oscuro.
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In effetti, non cโรจ nulla di normale in unโondata di calore molto precoce sul calendario. Ma andiamo per gradi e analizziamo tutti i problemi che ci potrebbero essere con caldo estivo giร tra aprile e maggio. Ipotetica sia chiaro. Ma comunque probabile.
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Lโinganno biologico
A pagare il prezzo piรน alto, come sempre accade in questi casi, sono innanzitutto i nostri ecosistemi naturali. Un eventuale aumento cosรฌ improvviso e anomalo delle temperature agisce come acceleratore biologico. Va da sรฉ che andrebbero alterati pesantemente quegli equilibri delicatissimi che si sono pazientemente stabilizzati nel corso di migliaia di anni.
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Le piante, giusto per fare lโesempio piรน lampante, vengono ingannate da un caldo precoce. Percepiscono lโarrivo dellโanticiclone africano (di quelli belli duraturi, intendiamoci) come un segnale definitivo di risveglio e interrompono anticipatamente il loro riposo invernale.
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In termini scientifici, si parla di fenologia. Si tratta di quel complesso e affascinante sistema di ritmi stagionali che regola i cicli vitali essenziali di flora e fauna, dettando i tempi della fioritura, della riproduzione e della migrazione. E di tante altre cose che non stiamo qui a parlare.
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Quando questo delicato orologio interno si altera a causa di calori anticipati sempre piรน frequenti e improvvisi, gli effetti a catena possono essere profondi e spesso devastanti. Facciamo un esempio con la fantasia. Immaginate un frutteto in Italia, magari nel cuore verde del Trentino, che fiorisce a fine marzo.
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Se poi a metร aprile torna una botta fredda, del tutto plausibile ancora per questo mese, i fiori muoiono, i frutti non nasceranno e un intero raccolto andrร perduto nel giro di una singola notte stellata. Magari di gelo, bastano anche poche ore.
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Non dimentichiamoci poi degli insetti
Andando ad analizzare altri fattori, focalizziamo lโattenzione su qualcosa che sicuramente sfugge ai piรน. Uno degli esempi piรน evidenti e drammatici di caldo molto presto sul calendario riguarda il processo di impollinazione. Un rito di stampo millenario e fondamentale.
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Se i fiori sbocciano troppo presto, ingannati a tutti gli effetti dalle alte temperature, รจ altamente probabile che gli insetti impollinatori non siano ancora pronti. Api selvatiche, legnaiole, bombi e farfalle potrebbero non essere ancora attivi o non essere presenti in numero sufficiente per garantire quello che dovrebbe essere.
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Questo disallineamento temporale compromette un processo vitale per la riproduzione di innumerevoli specie vegetali. Senza unโefficace impollinazione, i prati si impoveriscono, molte specie vegetali autoctone rischiano di non potersi riprodurre in modo adeguato.
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E chi ne fa le spese? Ovviamente la biodiversitร locale. E attenzione, non si tratta affatto di un problema isolato a un singolo prato o a un giardino urbano. Gli effetti di questo sfasamento possono compromettere anche interi ecosistemi montani e marini.
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Facciamo altri esempi per chiarirci. Piccoli uccelli insettivori, che migrano dallโAfrica per tornare a nidificare in Europa o in Asia, calcolano il loro arrivo in base alla lunghezza delle giornate. Quando atterrano stremati nei nostri boschi in maggio, si aspettano di trovare unโabbondanza di bruchi per nutrire i propri piccoli.
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Ma se la primavera termica รจ iniziata un mese prima, i bruchi sono giร diventati farfalle e sono volati via. I nuovi nati, semplicemente, muoiono di fame nei nidi. Come vedete sono tantissimi gli esempi che potrebbero suscitare numerosi problemi.
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Ecosistemi fragili
Questa progressiva e apparentemente inarrestabile perdita di equilibrio porta a unโerosione costante e metodica della biodiversitร globale. Come se giร non bastassero le devastazioni prodotte dalla barbarie dellโuomo. Ecosistemi remoti ma assolutamente vitali, come la vasta e gelida tundra siberiana o le sconfinate e silenziose foreste boreali nel nord estremo del pianeta, risultano vulnerabili a queste fluttuazioni. Fin troppo in maniera drammatica.
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In queste aree remote, lโimpatto distruttivo del cambiamento climatico รจ amplificato da complessi meccanismi di retroazione. Si chiamano hotspot climatici. Qui, nel profondo nord dellโEuropa e dellโAsia, anche variazioni apparentemente contenute delle temperature medie stagionali possono innescare trasformazioni radicali.
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Il permafrost si scongela rilasciando metano, i ghiacci si ritirano, le foreste si seccano diventando facile preda di incendi estesi. Ma comโรจ possibile che possano bruciare le foreste in Siberia? Anche queste sono conseguenze nefaste del global warming.
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Il ritiro inesorabile dei giganti bianchi
Spostandoci in alta quota, il quadro generale diventa, se possibile, ancora piรน allarmante e tangibile anche per un occhio inesperto. I nostri maestosi ghiacciai, che rappresentano di fatto una delle riserve strategiche di acqua dolce piรน importanti e vitali dellโintero pianeta, stanno subendo una rapida, dolorosa e costante riduzione. E non solo sulle Alpi, ma proprio in tutto il pianeta. Sono pochissime le zone dove questi cambiamenti riescono a rimanere tutto sommato abbastanza sotto controllo.
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Non si tratta piรน, come si credeva in passato, di un cambiamento lento, impercettibile e dilazionato nei secoli. In moltissimi casi documentati dagli scienziati i ghiacci perenni si stanno ritirando a una velocitร strabiliante. Qualcosa di fuori scala.
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ร sufficiente passeggiare dโestate sopra i 2000 metri di altitudine per notare il colore grigiastro del ghiaccio morente. Che fino a una trentina di anni fa sembrava quasi impossibile che esistesse. Le conseguenze nefaste e drammatiche di questa agonia alpina sono molteplici e ci toccano da vicino.
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Nellโimmediato, si osserva una sempre maggiore instabilitร geomorfologica del territorio dโalta quota, con rischi aumentati di frane imponenti, crolli di seracchi e valanghe fuori stagione. I sentieri franano, le pareti di roccia perdono il collante di ghiaccio che le teneva unite per millenni.
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Nel lungo periodo la drastica riduzione della massa dei ghiacciai comporta una severa diminuzione delle riserve idriche fisse disponibili per i mesi caldi. Quando le nevi invernali si fondono giร ad aprile, i fiumi rimangono a secco proprio quando ne abbiamo piรน bisogno.
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Questo genera inevitabili e pesantissime ripercussioni sullโagricoltura intensiva. Ricordiamo che la Valle Padana (e in genere le sue adiacenze) รจ la zona piรน produttiva in Italia per quanto riguarda lโagricoltura. La siccitร del 2022 รจ ancora un incubo devastante nella mente di agricoltori e imprenditori agricoli.
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Una crisi sempre piรน plausibile
ร di fondamentale importanza sottolineare un concetto chiave. Tutto questo non riguarda solo regioni remote, disabitate o lontanissime dalla nostra quotidianitร . Anche aree geograficamente molto vicine a noi, i luoghi delle nostre vacanze o delle nostre gite domenicali, stanno vivendo sulla propria pelle trasformazioni evidenti e irreversibili.
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Il paesaggio cambia colore. Persino alcuni piccoli e resistenti ghiacciai storicamente presenti lungo la dorsale degli Appennini sono ormai prossimi alla scomparsa totale. La causa principale di questa ritirata รจ tanto semplice da comprendere quanto drammatica. Le stagioni nevose sono diventate mediamente sempre piรน brevi e caratterizzate da precipitazioni decisamente meno intense. Piove dopo un tempo nevicava. E allโarrivo del primo anticiclone africano fonde tutto. Un bel disastro!
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Di conseguenza, il processo fisico di fusione si intensifica notevolmente e accelera a ritmi insostenibili, creando un pericoloso circolo vizioso incredibilmente difficile, se non impossibile, da interrompere. Meno neve significa roccia piรน scura esposta al sole, la roccia scura assorbe piรน calore, il calore fonde la neve residua ancora piรน velocemente. Un loop davvero tremendo e senza via dโuscita.
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Concludiamo dicendo cheโฆ
Alla luce di tutte queste complesse dinamiche ambientali che vi abbiamo spiegato in questi articolo, da un lato Siamo tutti contenti che arrivino i primi tepori. Parliamo di quelle giornate insolitamente e deliziosamente calde che ci sorprendono giร in piena primavera.
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Ma da quellโaltro dobbiamo essere abbastanza sul chi va lร . Perchรฉ? Queste parentesi termiche rappresentano un campanello dโallarme celato, nascosto, qualcosa che non dovrebbe accadere e invece ci dimostra in maniera chiara e inequivocabile di profondi squilibri climatici in atto.
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Va bene approfittare di questo tepore. Ma dobbiamo ricordarci che servono sia le precipitazioni sia una pausa dal caldo. Anche perchรฉ, nei prossimi mesi, potremmo rimpiangere almeno in parte queste condizioni meteo. Non necessariamente dove ha piovuto tanto. Ma laddove il clima รจ stato clemente.
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