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      Home » Temporali di neve, fiocchi anche in pianura Giovedì 26
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      Temporali di neve, fiocchi anche in pianura Giovedì 26

      Sferzata fredda dall'Artico, crollo delle temperature e temporali. Tutto confermato per Giovedì 26 Marzo.

      Elisabetta Ranieri
      Elisabetta Ranieri
      Pubblicato: 24/03/2026
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      4 Min Lettura
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      Contents
      • Perché arrivano i temporali di neve a fine marzo
      • Impatto dell’aria fredda e rischio neve fino in pianura

      Tra poche ore l’Italia precipiterà di nuovo in pieno inverno contro ogni aspettativa. Nella prima metà di marzo tutto sembrava volgere al meglio verso l’inizio della primavera, ma a quanto pare l’inverno non era davvero uscito di scena. In questi giorni in effetti la natura ci sta ampiamente dimostrando che la stagione fredda non si è ancora conclusa e ha ancora tanto da dare nelle prossime settimane. L’ondata di freddo di cui abbiamo ampiamente parlato in questi ultimi giorni è ormai confermata e riporterà non solo il freddo ma anche temporali di neve su diverse regioni.

       

      Perché arrivano i temporali di neve a fine marzo

      Ci troviamo pur sempre a fine marzo e questo ha una notevole influenza sull’intensità delle precipitazioni. In questo periodo dell’anno i minuti di luce aumentano sempre più e l’intensità dei raggi solari si amplifica notevolmente di giorno in giorno, poiché l’angolo dei raggi solari aumenta man mano che il sole sale verso nord. Questo comporta una maggior insolazione dei terreni e dei suoli, ovvero contribuisce ad un aumento considerevole dell’energia presente nei bassi strati e disponibile per la formazione di temporali. Non è un caso che proprio tra marzo e aprile compaiono i primi temporali pomeridiani nelle zone interne e montuose in situazioni di leggerissima instabilità. Figuriamoci cosa può succedere in presenza di un’ondata di freddo così intensa come quella in arrivo tra poche ore nel Mediterraneo.

      I fattori che favoriscono i fenomeni estremi:

      • forte contrasto tra aria fredda in quota e aria più mite nei bassi strati
      • maggiore energia nei bassi strati grazie all’insolazione primaverile
      • sviluppo di temporali intensi con effetti improvvisi

       

      Impatto dell’aria fredda e rischio neve fino in pianura

      L’impatto dell’aria fredda sarà notevole: tra mercoledì sera e le prime ore di giovedì il freddo darà vita a una depressione sulla Val padana centro-orientale e attorno a questo vortice si muoverà un fronte freddo ricco di maltempo e intensi temporali. Proprio questi temporali si svilupperanno in seno a un nucleo gelido in alta quota che entrerà in contrasto con le temperature più tiepide presenti nei bassi strati. Occorre ricordare infatti che mercoledì pomeriggio, poco prima dell’arrivo del freddo, potremo sfiorare i 20°C sulla Val padana. Questo intenso scontro permetterà lo sviluppo di moti convettivi e, di conseguenza, anche di forti temporali che inevitabilmente daranno luogo a forti acquazzoni, grandinate e un brusco calo della quota neve.

       

      In presenza dei temporali l’aria gelida presente alle alte quote viene riversata improvvisamente verso il basso grazie alle correnti di downdraft, tipiche dei temporali. Questa corrente gelida che scende verso il basso fa crollare letteralmente la temperatura a tutte le quote fino in pianura, ragion per cui i fiocchi di neve possono scendere con più facilità verso il suolo.

       

      Per questo motivo la neve potrebbe momentaneamente apparire a quote bassissime o in pianura su regioni come Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia Romagna nella notte di giovedì. Tra giovedì mattina e giovedì sera questo rischio riguarderà anche regioni come Marche, Abruzzo, Umbria e le zone più interne della Toscana. Chiaramente questi temporali di neve sono rapidi e la comparsa dei fiocchi bianchi a bassissima quota è momentanea, pertanto risulta quasi impossibile imbattersi in accumuli bianchi al suolo, a meno che non ci sia la grandine o la gragnola al seguito di questi temporali.

       

      Per la realizzazione di questo articolo ho utilizzato come riferimento i principali modelli meteorologici internazionali, tra cui GFS, ECMWF e i dati NOAA:
      https://www.noaa.gov
      https://www.ecmwf.int
      https://www.ncdc.noaa.gov

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