
Vortice Polare e freddo gelido: gli effetti sul clima
(METEOGIORNALE.IT) Inverno, tempo di gelo e nevicate, ma cosa c’è dietro? Spesso sentiamo parlare del Vortice Polare, un termine che a volte fa paura, evocando scenari da “The Day After Tomorrow”. Diciamolo, quando se ne parla nei meteo, si pensa subito a bufere di neve e temperature polari. E in effetti è così, ma non sempre. È un po’ come un mostro che dorme e che ogni tanto si sveglia arrabbiato. Ma cos’è esattamente? Non è un’unica cosa, ma un sistema complesso che vive sopra le nostre teste, un gigante invisibile che modella il nostro clima invernale.
La trottola stratosferica
Dobbiamo guardare in alto, molto in alto, per capire l’inizio di tutto. Immaginate, tra i 15 e i 50 chilometri di altezza, proprio sopra i poli, un’area di venti che corrono come pazzi. È il Vortice Polare stratosferico. Più forte in inverno, quando la notte polare cala e l’aria si raffredda rapidamente, questo vortice si nutre della differenza di temperatura tra il polo gelido e i tropici più caldi. E poi c’è l’effetto Coriolis, che non dimentichiamolo, è quella forza che fa deviare tutto verso est nell’emisfero boreale (a destra, per capirci), creando una gigantesca giostra di venti. Ma in primavera tutto finisce. Il vortice si rompe, si disintegra, lasciando spazio a condizioni più miti.
La connessione con troposfera
Ma la stratosfera non è l’unica protagonista. Sotto di essa, nella troposfera, dove si formano le nuvole e cade la pioggia, c’è un altro pezzo del puzzle, il Vortice Polare troposferico. Questo cugino “basso” vive tutto l’anno, a differenza del suo parente più in alto, ma si potenzia notevolmente in inverno. È limitato a sud, verso l’equatore, dalla corrente a getto, intorno ai 40° o 50° di latitudine, e si estende dalla superficie fino a 10, 15 chilometri di altezza. Insomma, un sistema doppio, collegato, che spesso agisce all’unisono. Come dire, se la testa (la stratosfera) si muove, anche il corpo (la troposfera) ne risente. E spesso in modo violento.
Il gigante si indebolisce
Forse vi ricordate quell’inverno gelido del 2013, 2014 in Nord America. In quel periodo, il termine Vortice Polare è diventato di moda, quasi un mostro meteorologico da temere. Ma anche più recentemente, nel 2021, temperature estreme hanno colpito gli stati centrali degli Stati Uniti, con gli esperti che, con sempre maggiore frequenza, collegano questi eventi al Cambiamento Climatico. Perché il problema non è solo che il vortice si rompa, cosa che, diciamolo, fa parte della normale variabilità del clima, ma la frequenza e l’intensità con cui questi collassi si verificano negli ultimi anni. È questo che inquieta gli scienziati. Non sono più eventi rari, ma sembrano diventare la nuova normalità, un segnale d’allarme che non possiamo ignorare.
Diga forte, diga debole
Quando il Vortice Polare è forte e stabile, immaginatevelo come una trottola che gira velocissima e compatta. Questa forza brutale confina l’aria gelida all’interno del circolo polare artico. Risultato? Condizioni stabili e relativamente miti alle nostre latitudini. Ma quando il vortice si indebolisce, magari a causa di un riscaldamento in quota (lo Stratwarming, per gli esperti), la sua struttura si deforma, diventa instabile. Le sue pareti non riescono più a contenere l’aria fredda, che, in effetti, inizia a fuoriuscire, a frastagliarsi, scivolando verso sud come fiumi di ghiaccio. Ecco che allora scattano le ondate di gelo estremo che possono colpire l’Europa, gli Stati Uniti o l’Asia. Non è un meccanismo complicato, se ci pensate, è come una diga che cede e lascia passare l’acqua.
I casi recenti del 2024
È successo anche recentemente. Un vero e proprio collasso del Vortice Polare si è verificato a metà febbraio scorso negli Stati Uniti. Ma non era la prima volta. Già intorno a metà gennaio c’era stata un’altra perturbazione, con un forte rilascio di aria fredda su gran parte delle aree centrali e orientali degli Stati Uniti. Due eventi nel giro di un mese. Che sia un segnale di qualcosa di più grande? Molti meteorologi ne sono convinti. Il riscaldamento globale sta alterando questi equilibri delicati, rendendo queste irruzioni gelide più frequenti, anche se, paradossalmente, la temperatura media della Terra continua a salire. È il caos del clima moderno, una danza pazza di estremi opposti.
Gli effetti sul clima invernale
Ma quali sono, in concreto, gli effetti di questo gigantesco sistema atmosferico? Non c’è dubbio che le temperature estreme siano il primo pensiero. Il Vortice Polare è come un serbatoio di aria gelida che, quando si apre, riversa temperature incredibilmente basse, molto al di sotto dello zero, anche a latitudini che di solito non sperimentano simili condizioni. È il gelo che ti taglia la faccia, che ghiaccia le strade in pochi minuti, che mette a dura prova le infrastrutture.
E poi ci sono i venti, forti e intensi, che corrono tutto intorno ai poli. Non è un caso che il jet stream, quella corrente d’aria che spesso determina il tempo qui in Europa, sia strettamente legato al vortice. Venti che possono soffiare a velocità pazzesche, modificando i modelli climatici in vastissime aree. Quando il jet stream rallenta e diventa serpeggiante, è segno che il vortice è debole e che le masse d’aria polari sono libere di vagare.
Infine, non dimentichiamo la formazione di nubi e precipitazioni. Quando l’aria fredda del vortice incontra masse d’aria più calde provenienti dai tropici o dagli oceani, scoppia la tempesta. È un incontro, scontro che genera neve, pioggia, buere. Pensate alle grandi nevicate che a volte paralizzano intere città negli Stati Uniti orientali, spesso sono il risultato di questa dinamica, una lotta epica tra masse d’aria diverse.
Insomma, il Vortice Polare è molto più di un termine meteo da telegiornale. È una forza della natura potente e complessa, un motore meteorologico che influenza l’inverno di gran parte dell’emisfero boreale. E ora che il clima sta cambiando, le sue oscillazioni ci preoccupano sempre di più. Forse dovremmo smettere di vederlo come un mostro e iniziare a capirlo meglio, per essere pronti a ciò che il futuro ci riserva. Perché una cosa è certa, il freddo, quello vero, quando arriva, non scherza.
Credit
- NASA – Global Climate Change
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- AMS – American Meteorological Society
- WMO – World Meteorological Organization
- Nature
