
(METEOGIORNALE.IT) Vorrei cominciare questa analisi ragionando un po’ sull’inverno meteorologico appena trascorso su scala nazionale. Diciamolo chiaramente, abbiamo vissuto un Dicembre con temperature nettamente superiori alla media di riferimento. E il mese di Febbraio è andato persino peggio. Iniziato con valori termici quasi normali in alcune regioni, è stato poi letteralmente devastato da un Anticiclone Africano, seguito a ruota da uno europeo. Una cappa di alta pressione che ha compresso l’aria nei bassi strati in maniera smisurata, portando i termometri a livelli del tutto fuori stagione. Giornate tipiche di Aprile, più che di fine inverno.
Ora però siamo in Marzo, e le carte cambiano. In questo momento i modelli matematici fiutano una variazione considerevole, una vera e propria rottura.
La circolazione atmosferica si ribalta
La circolazione su larga scala sta cambiando volto. Si nota una decisa ondulazione delle correnti generali, una mossa che spedirà un’ondata di caldo anomalo nel America del Nord, mentre farà crollare sensibilmente le temperature in Europa. Addirittura verso la metà del mese l’aria diventerà frizzante, fredda in modo repentino. Parliamo di un calo termico medio tra i 5°C e i 10°C in montagna. Significa che in molte vallate, e non per forza a quote alpine estreme, si scenderà ampiamente sotto zero.
Arriveranno le Nevicate? Sì, accompagnate da precipitazioni intense e Maltempo, innescati da Perturbazioni a Catena cariche di aria fredda in discesa da nord. Un dettaglio tecnico interessante, e che spesso sfugge ai non addetti ai lavori, riguarda la quota neve. In Marzo i fiocchi si spingono spesso più in basso rispetto a Dicembre. Perché? Semplice fisica dell’atmosfera. L’intensità delle piogge primaverili è maggiore, si scatenano Rovesci potenti e persino Temporali. Queste precipitazioni violente trascinano fisicamente l’aria gelida verso il suolo. Se lo zero termico galleggia a 1500 metri, non è raro veder nevicare a 600 o 700 metri sul livello del mare. A volte anche più giù, complice l’ingorgo termico che si viene a creare.
Lo scacchiere europeo in subbuglio
A livello continentale stiamo osservando dinamiche brusche. C’è sempre il rischio latente che l’aria gelida parcheggiata a est degli Urali faccia marcia indietro verso l’ovest, magari spinta dagli effetti di un improvviso Stratwarming stratosferico. Una manovra che devierebbe le correnti, invertendone la rotta verso di noi. Ad essere sinceri, però, i modelli non vedono ancora questa opzione come pienamente matura. Niente Ondata di Freddo siberiano diretta sull’Italia per il momento.
Prende invece corpo un’altra ipotesi, altrettanto cruda. Aria fredda marittima proveniente dall’Oceano Atlantico in traslazione verso l’Europa e il nostro Paese. Questo scaverebbe profonde Basse Pressioni, veri e propri vortici capaci di risucchiare aria gelida sia dal nord atlantico che dall’Artico russo. A quel punto, far arrivare il gelo fin nel cuore dell’Europa nord-orientale diventerebbe un gioco da ragazzi.
Insomma, l’atmosfera è carica e pronta a ribaltoni improvvisi. Esattamente come abbiamo visto accadere di recente in zone insospettabili. Pensate alle Isole Canarie o a Madeira, dove solo pochi giorni fa la Neve è caduta a quote collinari. E non stiamo parlando del clima dell’Italia, ma di latitudini subtropicali, le famose isole dell’eterna primavera. L’inverno 2025-2026 ha portato laggiù una delle stagioni più rigide degli ultimi trent’anni. Per non parlare delle precipitazioni eccezionali rovesciatesi sulle Canarie, quantità stagionali cadute in pochissime ore. Un evento di meteo estremo che, se avesse colpito zone densamente popolate su terre continentali, avrebbe causato disastri incalcolabili. Buona parte di quell’acqua, per fortuna, è finita in mare.
Ma dove i temporali hanno colpito la terraferma, come in Portogallo e in Spagna, si sono viste gravi alluvioni. E la Spagna ha affrontato ondate di gelo notevoli, con la Neve a imbiancare Madrid per ben due volte quest’inverno.
Il paradosso italiano, inverno sempre più tardivo
E in Italia? Niente di tutto questo. Il nostro territorio ha continuato a soffrire, specialmente nelle regioni del nord, un deficit cronico di pioggia. Quando finalmente è arrivata qualche timida Nevicata in montagna, è stata subito spazzata via da flussi di aria eccezionalmente calda. Su tre mesi invernali, due hanno registrato temperature spaventosamente sopra la media. La neve a bassa quota ha avuto zero chance di farsi viva. Eppure, gli indici climatici suggerivano le potenzialità per un inverno rigido anche da noi.
Il freddo vero, quello crudo, si è sfogato altrove. Lo ripeto spesso, altrimenti sembra che i meteorologi inventino favole. Il grande gelo ha paralizzato la Scandinavia e persino la Germania. Nell’Europa centrale i fiumi si sono ghiacciati, e perfino le coste marine tedesche hanno visto la banchisa, un evento raro di questi tempi. L’inverno c’è stato, eccome, su scala emisferica. L’America del Nord, sul suo versante occidentale, ha invece bruciato sotto un caldo anomalo in stile italiano, mentre l’est congelava. Da loro gli sbalzi sono sempre più violenti, complice il clima spiccatamente continentale, mentre noi godiamo della dolce mitigazione del mar Mediterraneo.
Le insidie del freddo di marzo e i fantasmi di aprile
Adesso la tendenza per il mese di Marzo segna una svolta. Quel crollo termico, quelle piogge destinate a trasformarsi in Neve a bassa quota, ci ricordano che questo mese rischia di essere decisamente più invernale dell’inverno stesso. Potremmo vivere giornate più buie e fredde adesso che tra Dicembre e Febbraio.
La storia climatologica non perdona e ci offre lezioni chiare. In anni non troppo lontani, Marzo ha sfornato ondate di gelo memorabili. Correva l’anno 1971 quando una lingua di aria polare seppellì di neve mezza Italia. È un mese traditore, capace di ribaltamenti furiosi. E attenzione a non abbassare la guardia nemmeno in Aprile. Come dimenticare il 2003? Nei primissimi giorni di Aprile un nucleo di gelo siberiano invase l’Italia, portando bufere di neve su tutto il versante adriatico fino alle spiagge. La dama bianca imbiancò i litorali tirrenici, colpendo persino le coste della Sardegna e della Sicilia, oltre a gelare le pianure del nord Italia.
Le stagioni intermedie sono le più vulnerabili a queste recrudescenze estreme. Anche in anni vicinissimi a noi abbiamo assistito a gelate tardive ad Aprile, notti drammatiche in cui gli agricoltori si sono trovati costretti ad accendere enormi falò tra i filari, disperato tentativo di salvare i raccolti dal ghiaccio mortale. Ecco perché sottolineare il rischio di un freddo intenso in questo Marzo è cruciale. L’aria fredda ora ha campo libero.
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