
(METEOGIORNALE.IT) Secondo i principali modelli fisico-matematici, le acque del Pacifico equatoriale potrebbero riscaldarsi ben al di sopra della media per diversi mesi, dando origine a una fase calda del fenomeno noto come ENSO, l’oscillazione che collega oceano e atmosfera e influenza il clima globale.
Quando si parla di El Niño, infatti, si fa riferimento a un’anomalia di temperatura dell’oceano che altera i grandi movimenti delle masse d’aria, “muovendo” aree di alta e bassa pressione e modificando la traiettoria delle perturbazioni. In pratica, se fosse confermato potrebbe significare piogge più abbondanti su alcuni stati e siccità in altri, con effetti diretti su agricoltura, risorse idriche e, in molti casi, sulla vita quotidiana delle persone.
Nel caso del possibile ‘Super Niño’ atteso per la seconda metà del 2026, l’attenzione è rivolta in particolare al sud America, dove in passato fenomeni simili hanno determinato a un netto aumento delle precipitazioni verso la fine della stagione primaverile.
Se le piogge dovessero essere più che abbondanti, gli agricoltori potrebbero trovarsi a fare i conti con alluvioni, difficoltà nelle semina e problemi sanitari per le colture; al contrario, un apporto di pioggia più regolare rispetto agli ultimi anni siccitosi potrebbe anche rappresentare un’occasione per recuperare produttività.
Un elemento chiave è la tempistica: se El Niño dovesse consolidarsi entro la stagione primaverile, gli effetti sulle piogge risulterebbero in genere più marcati ma prevedibili. Gli ultimi aggiornamenti indicano una probabilità superiore al 60% che il fenomeno si sviluppi in maniera decisa a partire dal mese di giugno 2026, favorendo così una fase da monitorare con particolare attenzione dai meteorologi e dagli agricoltori.
Per ciò che concerne l’Italia, pur trovandoci lontani dall’epicentro del fenomeno, è importante capire che eventi come El Niño e La Niña rientrano in quel sistema di ‘teleconnessioni’ che potrebbero condizionare, in modo indiretto, le dinamiche meteo sull’Europa e sul Mediterraneo.
Ovviamente non si tratta di un rapporto immediato da causa-effetto, ma di un tassello in più nel mosaico del clima, che aiuta a spiegare perché, in alcuni anni, piogge e temperature si discostano in modo evidente da ciò che consideriamo la norma.
Nel 2015, ad esempio, El Niño ha condizionato il clima a livello mondiale causando una serie di eventi meteorologici estremi come inondazioni o condizioni di caldo insolito nell’emisfero settentrionale. In particolare il futuro El Niño potrebbe essere la causa alle peggiori inondazioni degli ultimi 50 anni in Paraguay, Argentina, Uruguay e Brasile.
Ultimamente El Niño viene anche citato come artefice della violenza della tempesta Frank che ha colpito i settori settentrionali del Regno Unito, costringendo centinaia di persone ad abbandonare le proprie case e lasciando circa duemila abitazioni senza energia elettrica.
Temperature più elevate rispetto alla media stagionale sono state registrate in molte parti d’Europa e negli Stati Uniti. Il giorno di Natale in Francia la colonnina di mercurio ha toccato il secondo livello più alto mai registrato, appena inferiore a quello del 1997. (METEOGIORNALE.IT)
