
Ritorna il freddo: meteo di marzo si riprende uno spazio invernale
(METEOGIORNALE.IT) Le temperature tra nord e sud si stanno attenuando rapidamente. Diciamolo chiaramente, questo è un segnale squisitamente primaverile. Un copione che abbiamo già visto, persino da metà febbraio, quando si era instaurata una fortissima area di alta pressione. Ma ora le carte in tavola sono cambiate radicalmente. L’Italia è stata appena sferzata, nel fine settimana, da una prima perturbazione atlantica che poi è scivolata verso le regioni meridionali. Ha provocato piogge battenti e precipitazioni davvero intense, specialmente nel nord ovest. Se guardiamo all’estremo, parliamo delle Alpi occidentali soprattutto, ci sono state nevicate di un’intensità quasi eccezionale. Pensate che in alcune località montane sono caduti tra i 150 e i 200 centimetri di neve in poco più di 24 ore, mentre a valle le piogge hanno superato i 100 millimetri. Un evento meteorologico di assoluta rilevanza. Insomma, è stato il rinnovarsi di quello che noi addetti ai lavori ormai chiamiamo, senza troppi giri di parole, il meteo estremo.

E adesso? Un vero e proprio cambiamento delle condizioni meteorologiche è sulla soglia di casa. Da est sembra stagliarsi verso occidente una imponente massa di aria fredda, intimamente associata a un anticiclone di origine russo siberiana, che si espande inesorabilmente verso ovest trascinando dietro di sé correnti gelide.
Si tratta di una condizione sinottica dell’atmosfera tipicamente figlia della stagione invernale. Questo assetto promette un abbassamento sensibile dei termometri proprio durante questa settimana, con valori che precipiteranno, in alcune specifiche aree, anche decisamente sotto quella soglia che definiamo la media climatica. Questo improvviso peggioramento non sembra tuttavia essere associato a un maltempo diffuso e persistente. O almeno, così sembrerebbe. Questo aspetto lo sviscereremo meglio nei prossimi giorni, in quanto si potrebbe facilmente sviluppare della marcata instabilità atmosferica. E come ben sappiamo, questa energia in gioco può dare origine a nubi gonfie e temporali improvvisi.
Le incertezze dei modelli matematici
Quella che giungerà sarà comunque aria fredda di moderata intensità in Italia, non vivremo una vera e propria irruzione d’aria gelida per il momento. Questa massa in arrivo da est scivolerà, con tutta probabilità, soprattutto a nord dell’arco alpino. Secondo le ultimissime elaborazioni che abbiamo analizzato, il vero e proprio crollo termico si percepirà chiaramente a partire da mercoledì 18, quando, rispetto ai valori assaporati nella giornata di lunedì, le temperature massime scenderanno, ad esempio sulle regioni settentrionali, anche di 8°C. E durante la notte, sotto cieli sereni, è previsto un abbassamento termico ancora più incisivo.
Sulla base dei modelli matematici attuali, devo confessare che facciamo piuttosto fatica a inquadrare l’evoluzione del meteo nel dettaglio chirurgico. Questi elaboratori sono soggetti, specialmente in questo periodo di transizione, a variazioni abbastanza importanti. Il nodo cruciale riguarda soprattutto l’esatta rotta di quella bolla di aria fredda che ho citato prima. Perché se questa dovesse traboccare un po’ più verso sud, avremmo un crollo termico ben più considerevole qui in Italia. Si verrebbe a creare una situazione meteorologica complessa, che andrebbe persino a innescare una ciclogenesi mediterranea. Però, a conti fatti, siamo molto vicini a questo primo assaggio freddo che ricorda l’inverno, pertanto è abbastanza improbabile che si materializzi un sistema perturbato diffuso con precipitazioni e nevicate copiose, quantomeno in questa specifica finestra della settimana.
In realtà, stiamo assistendo a una sorta di drastica riduzione previsionale dell’evento atmosferico che era stato ipotizzato solo pochi giorni fa. Precedentemente, si dava una maggiore rilevanza all’impatto della massa di aria fredda proveniente da est. Questa offensiva invernale, però, potrebbe giungere solo successivamente, con un ulteriore e più cattivo impulso nella terza decade del mese di marzo. Questa seconda ondata potrebbe avere una durata maggiore, si ipotizza di circa tre giorni. In questa precisa circostanza, complice un crollo termico ancor più considerevole rispetto a questo primo evento, si avrebbero anche delle precipitazioni che potrebbero risultare nevose a quote relativamente basse in molte regioni italiane. Certo, ci troviamo ancora a svariati giorni di distanza dall’evento in questione, anche se non troppi, e quindi potremmo inevitabilmente assistere a delle fisiologiche variazioni della rotta di questo nucleo gelido.
Dinamiche emisferiche e anomalie globali
Ma allo stesso tempo, nell’emisfero settentrionale sta succedendo qualcosa di profondamente insolito. Si potrebbe tranquillamente definire che tutto ciò faccia parte di quel macro fenomeno che vede il Vortice Polare scindersi, andando a creare tutta una complessa costellazione di aree cicloniche, ma richiamando al contempo ondate di aria calda da sud.
Facciamo un esempio concreto, guardiamo a quello che sta succedendo in Nord America. Attualmente, sta scendendo aria gelida direttamente dal Canada, una lingua di aria densa e pesante che andrà a colpire in pieno praticamente tutti gli Stati Uniti orientali, portando nevicate ad altitudini davvero molto meridionali. Passato questo evento, però, assisteremo a un’espansione letteralmente abominevole di una massa anticiclonica estrema, che andrà a piazzarsi nella parte occidentale del continente nordamericano. Lì si potrebbe verificare un’ondata di calore di rilevanza storica, da record assoluto per il mese di marzo. Ecco, ancora una volta, ci ritroviamo a parlare di eventi meteorologici che rasentano l’estremo.
La preoccupazione serpeggiante è che queste dinamiche poi si ripercuotano anche sull’Europa. Al momento, per fortuna, non si intravedono ondate di calore o anticicloni così mostruosi, come quello previsto sull’ovest americano, diretti come un treno verso l’Italia. Attualmente stiamo gestendo questa retrogressione di aria fredda proveniente da est, che non è affatto un dettaglio irrilevante, in quanto non è stata preceduta da un forte e anomalo riscaldamento della stratosfera. Abbiamo sì registrato dei fisiologici riscaldamenti in quota, ma non c’è un diretto contatto, o quantomeno una solida correlazione. In sostanza, il tanto citato Stratwarming non c’entra un bel niente con il freddo in imminente arrivo in Europa.
Poi, c’è da considerare l’intenso raffreddamento in atto nel nord dell’Europa. Un altro tassello del puzzle che non è affatto trascurabile, specialmente dopo che per svariate giornate si sono abbattute piogge incessanti, arrivate persino a lambire le latitudini di Capo Nord. Una pioggia caduta così a nord che viene archiviata dai climatologi come un evento genuinamente eccezionale. Adesso la neve sta comunque ricominciando a imbiancare quelle terre, sta cambiando il tempo anche nell’estremo nord europeo, dove la spinta del gelo proveniente dall’Artico inizia a farsi sentire prepotentemente.
I rischi per l’agricoltura e le previsioni a lungo termine
In estrema sintesi, c’è un mutamento della circolazione a livello continentale che sta limitando lo strapotere di questa primavera, giunta con estremo e forse eccessivo anticipo, controbilanciando l’anomalia termica con una fase decisamente più consona. Manca però, ed è un bene, una fase fredda cruda e severamente anomala. Una dinamica che, purtroppo, potrebbe manifestarsi sempre più avanti nel tempo. Siamo ormai tristemente abituati a fare i conti con questi colpi di coda invernali molto tardivi, a volte in pieno aprile, una tempistica che procurerebbe danni incalcolabili in ambito agricolo.
Al momento, tutto sommato, l’evoluzione dell’atmosfera, seppur piuttosto vivace e dinamica, non appare così grave da scatenare eccessivi problemi legati all’estremizzazione climatica, indotta anche dal Riscaldamento Globale. Sì, in effetti il calo termico sarà importante sulle Alpi e nelle strette vallate, dove si registreranno delle gelate insidiose, ma non avremo il gelo distruttivo in Pianura Padana. Questo non è un dettaglio da poco, perché a marzo le gelate tardive possono capitare eccome, la temperatura può scivolare di svariati gradi sotto lo zero, e può succedere persino in aprile.
Siamo indubbiamente a bordo di un pianeta che si sta scaldando, va ribadito, ma parallelamente stiamo osservando in diverse aree del globo eventi meteorologici votati al freddo più estremo. L’Europa, sotto questo specifico aspetto, sembra al momento godere di una certa immunità. Certo, nel cuore dell’inverno abbiamo patito quel gran gelo tra la Scandinavia e il nord est del continente, ma ad oggi non scorgiamo nulla di simile per i prossimi dieci giorni. Si concretizzerà un raffreddamento, che forse sarebbe stato più tipico del mese di febbraio, e che porterà nevicate a bassa quota o in pianura sul centro nord dell’Europa, ma in Italia, alla fin fine, non giungerà niente di così stravagante o paralizzante.
Pensate che questa lingua di aria fredda sarà maggiormente incisiva e attiva sul nord dell’Algeria, passando rapidamente attraverso la Francia e la Spagna. Ancora una volta, la barriera naturale dell’arco alpino proteggerà l’Italia dagli effetti più crudi di questo fenomeno. Dapprima si ipotizzava che il freddo potesse sfondare da est, riversandosi direttamente sulla Pianura Padana, causando un raffreddamento molto più incisivo e drammatico. Al momento non sembrerebbe esserci spazio per questa dinamica, o semmai sarà un soffio estremamente fugace, tanto da non procurare particolari disagi.
Per concludere la disamina, la situazione atmosferica appare molto affascinante perché ci regalerà una marcata variabilità. Vorrei però chiudere questa analisi facendo un rapido cenno a una novità dell’ultim’ora. Si formerà, proprio nella terza decade di marzo, un massiccio anticiclone a cuore caldo, puntato dritto verso la penisola iberica. Pensate, un mostro anticiclonico simile si formò o fu ampiamente previsto a febbraio, per poi divampare e piantare le tende per quasi un mese interno, regalandoci temperature stravaganti e sideralmente superiori alla media. Non vorrei affatto che questo scenario andasse poi a sabotare il mese di aprile, degenerando in una siccità con precipitazioni pressoché assenti, per poi rovinare tutto, magari, con l’ennesimo colpo di coda invernale durante la prima decade di maggio.
Una dinamica che, in un mondo che vede il clima cambiare rapidamente sotto i nostri occhi, può assolutamente ancora succedere. Di certo non avremo il clima tipico di febbraio trasportato a maggio, ma tuttavia, se dovessero palesarsi dei ritorni di fiamma invernali, questi risulterebbero comunque devastanti in ambito agricolo, perché in quel caso ci troveremmo in una primavera fenologicamente molto avanzata, specie se tali eventi fossero preceduti da lunghissime fasi di alta pressione e caldo fuori stagione.
Su quest’ultimo punto stiamo forse un po’ fantasticando. Il centro meteo europeo, ad esempio, con le sue attente previsioni mensili, non fiuta niente di tutto ciò. Vede un’Europa centro meridionale dominata da temperature sotto la media e accarezzata da frequenti aree di bassa pressione. Atteniamoci dunque a quello che prospetta questo elaboratore di particolare e indiscussa rilevanza. Altre supposizioni, tuttavia, possiamo e dobbiamo farle, visto che poi, alla prova dei fatti, possono effettivamente capitare eventi meteo così folli come quelli che abbiamo vissuto recentemente. In effetti, è dal duemila in poi che non facciamo altro che osservare inermi fenomeni atmosferici che danzano sul limite della pura follia, ben lontani dall’immaginario climatico tranquillo che magari avevamo impresso nella memoria negli anni ottanta.
