
(METEOGIORNALE.IT) Ci stiamo abituando troppo in fretta a un meteo dal sapore già primaverile in quest’ultimo scorcio della stagione, visto che da un punto di vista astronomico siamo ancora in inverno. I giardini si tingono dei primi colori, gli uccelli tornano a cinguettare con insistenza al mattino presto, e il maglione di lana pesante inizia a sembrare un fastidio inutile. Il grande freddo che ha investito con prepotenza parte dell’Europa orientale sta indietreggiando a vista d’occhio. A questo punto l’inverno riguarda solo la Russia e la zona del Mar Nero.
Poco o nulla sembra destinato a cambiare sin verso il cuore del mese di marzo. Tornerà la neve copiosa e silenziosa nelle prossime settimane? Qualcuno se lo chiede, camminando per strada, guardando un cielo terso e insolitamente tiepido. Possiamo affermare, senza troppo timore di essere smentiti dai fatti imminenti, che la grande occasione dell’anno appare quasi del tutto sfumata. Un’illusione, nient’altro.
Le residue speranze dei cosiddetti appassionati del freddo si stanno sciogliendo sotto un sole caldo, insistente, che invita a riporre definitivamente i cappotti negli armadi. Eppure gli ultimi e più accurati aggiornamenti dei modelli matematici ci propongono comunque una certa vivacità in quota. Ci sarà una dinamica atmosferica che gradualmente prenderà piede già a partire dalla prossima settimana, ma per una svolta più decisa bisognerà attendere subito dopo metà mese.
Probabile un temporaneo ritorno di aria frizzante, un po’ di freddo moderato e qualche spruzzata bianca, ma solo sui rilievi montuosi e sino a quote medie, generalmente oltre i mille metri di altitudine. Niente di trascendentale, insomma.
Le complesse dinamiche dell’atmosfera marzolina
C’è comunque all’orizzonte la prospettiva di un Marzo piuttosto altalenante nella sua seconda parte, capriccioso e volubile come vuole la secolare tradizione popolare. Troppo presto dare per finito l’inverno, considerando i pesanti colpi di coda che questo mese di transizione è in grado talvolta di regalare a sorpresa. Il Riscaldamento Globale ha cambiato le carte in tavola in modo radicale, questo è innegabile, rendendo i nostri inverni progressivamente sempre più miti e brevi. Le fioriture spuntano in grande anticipo, ma la natura non ama le regole fisse e nessuno scenario estremo può essere escluso a priori.
Un’improvvisa ondata di gelo marzolina, alimentata da dinamiche complesse e affascinanti come il fenomeno dello Stratwarming e il conseguente collasso del Vortice Polare, a volte riesce a imbiancare a sorpresa fino a bassa quota, travolgendo i paesaggi fioriti in una manciata di ore. Quando la stratosfera si surriscalda in modo anomalo, i venti zonali d’alta quota rallentano vistosamente, si invertono, e le enormi masse d’aria gelida intrappolate al polo nord perdono il loro delicato equilibrio. Scivolano pesantemente verso sud, invadendo latitudini del tutto insospettabili.
Quando il ghiaccio paralizzò una nazione intera ad inizio marzo
Una clamorosa irruzione gelida colpì duramente l’Italia nel Marzo del 1987. Un evento pazzesco, un trauma termico vero e proprio, impresso a fuoco nella nostra memoria climatica collettiva. Chi c’era ricorda perfettamente la sensazione di assoluta incredulità davanti a quel cielo plumbeo. Senz’altro una delle ondate più intense e tardive della nostra storia meteorologica recente, un frammento di scienza atmosferica che ancora oggi fa animatamente discutere gli esperti del settore.
Le irruzioni gelide nel primo mese di primavera sono eventi non certo frequenti, ma drammaticamente possibili alle nostre latitudini. A scatenare quel finimondo bianco fu un movimento anomalo, mastodontico e inarrestabile, del famigerato Anticiclone Russo-Siberiano. In quel periodo, decenni prima delle attuali derive climatiche, questo gigante di altissima pressione termica si spostava con molta più facilità verso l’Europa occidentale e il bacino del Mediterraneo centrale. Ora non succede più. Indubbiamente fu un Marzo davvero memorabile, entrato a pieno diritto nei manuali accademici di climatologia per l’assoluta eccezionalità del freddo estremo e di queste straordinarie e ingenti precipitazioni nevose.
Oggi, osservando le moderne e colorate carte meteo sui nostri schermi luminosi, guardiamo a quel passato remoto con un misto di stupore e totale incredulità. Le dinamiche profonde dell’atmosfera terrestre si confermano complesse, intrinsecamente affascinanti, talvolta persino spaventose nella loro incontenibile magnitudo. Certo, la probabilità statistica che un evento meteo estremo di questo calibro bussi di nuovo e con tale prepotenza alle nostre porte si è notevolmente ridotta nel contesto climatico attuale, eppure la natura ci ricorda continuamente, con la sua voce possente, che il concetto umano di impossibile semplicemente non le appartiene.
Questo articolo è redatto da parte dell’autore, tenendo conto dei più recenti aggiornamenti degli autorevoli modelli proposti da ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ed il Global Forecast System (GFS), interpretati per le previsioni e l’evoluzione meteo. (METEOGIORNALE.IT)
