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Aprile puรฒ essere un mese da condizioni meteo davvero proibitive. Ovviamente non per tutta la sua durata. Stiamo parlando di eventi meteorologici eccezionali che, di tanto in tanto, vengono a farci visita anche in un contesto di riscaldamento globale. In questo articolo vediamo due esempi abbastanza recenti, di cui uno epocale e lโaltro molto notevole.
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Un tuffo nel passato
Nel mese di aprile 1991, le regioni del Nord Italia furono il palcoscenico di un evento davvero di scala secolare. Una vera e propria ondata di gelo fuori stagione decise di presentarsi allโimprovviso. Allโepoca poi non cโerano i modelli meteo di oggi e la maggior parte delle persone vennero prese completamente alla sprovvista.
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Questo fenomeno cosรฌ estremo prese vita tra il 17 e il 18 di quel mese, quando una vera e propria colata aria artica, staccatasi dalle fredde lande della Scandinavia, si mise in marcia verso il cuore dellโEuropa. La massa gelida, dopo aver attraversato gran parte del continente, si riversรฒ con una violenza inaudita sulla Pianura Padana. Lโeffetto fu immediato e spietato. Si passรฒ da valori ben oltre i 20 gradi alla neve!
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La genesi di una tempesta perfetta
Tutto ebbe inizio il 17. Le prime ore del giorno si aprirono allโinsegna di un clima mite, quasi illusorio. Le condizioni meteo primaverili sembravano ormai consolidate, con le classiche fioriture che coloravano le campagne e le colline.
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Ma, come spesso accade quando lโatmosfera decide di rimescolare le carte, stava per arrivare in un ribaltone. Nel corso del pomeriggio, un fronte gelido, originato da una discesa anomala del Vortice Polare, iniziรฒ a farsi strada dal nord dellโEuropa. Le temperature, che durante la mattinata avevano sfiorato i 20-21 gradi in molte cittร , subirono un tracollo eccezionale.
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Che crollo!
In brevissimo tempo, i termometri crollarono rovinosamente fino a segnare valori di poco sopra lo zero. Un salto allโindietro nel cuore dellโinverno. A Milano il freddo si fece pungente e spietato. La stazione meteorologica registrรฒ un picco minimo di +0.7 gradi, un valore quasi fantascientifico per quel periodo dellโanno. Prima i colpi di tuono e poi veri e propri fiocchi nevosi.
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La neve, praticamente a carattere di bufera, si attaccรฒ lo stesso al suolo, coprendo le strade, le auto e gli alberi in fiore. In serata, lโaccumulo raggiunse i 10 centimetri, regalando alla cittร un paesaggio fiabesco ma profondamente fuori stagione. Ovviamente una nevicata cosรฌ tardiva non poteva che durare solo qualche ora, ma intanto lo spettacolo fu veramente storico.
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Il giorno seguente
il 18 aprile la situazione non accennรฒ a migliorare. La neve continuรฒ a scendere copiosa e inesorabile su gran parte del Nord Italia. Le regioni che pagarono il prezzo piรน alto furono senza dubbio il Piemonte e lโEmilia Romagna. Proprio per conformazione geofisica.
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A Cuneo, capoluogo abituato al freddo ma non certo a simili exploit tardivi, il manto bianco raggiunse lo spessore impressionante di 35 centimetri. Un muro bianco. Allo stesso tempo, nella pianura bolognese, gli accumuli toccarono i 25 centimetri. Valori davvero eccezionali se pensiamo che era il cuore di aprile.
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Danni ingentissimi
Lโondata di freddo improvviso non portรฒ con sรฉ solo stupore e paesaggi insoliti, ma causรฒ danni enormi e conseguenze a dir poco drammatiche. Il settore agricolo fu quello che subรฌ il colpo di grazia. Le coltivazioni fruttifere, risvegliate dal tepore dei giorni precedenti, si trovavano nel pieno della fioritura.
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I delicati petali vennero bruciati dal gelo. Il brusco abbassamento termico causรฒ la necrosi dei tessuti floreali, compromettendo in modo irreparabile i futuri raccolti. Soprattutto in unโepoca dove la prevenzione meteorologica era ancora ben lontana da essere come oggi.
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A peggiorare ulteriormente un quadro giร clinico ci pensรฒ il vento. Una massa dโaria in rapido movimento che, combinata con il peso opprimente della neve bagnata, provocรฒ lo schianto di innumerevoli alberi e la rottura di rami anche di grosse dimensioni. A Trieste lโaria gelida in discesa dai monti si incanalรฒ producendo raffiche di bora davvero esagerate, capaci di superare i 130 chilometri orari.
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Un monito dal passato
Questo specifico episodio atmosferico rimane scolpito nella memoria collettiva e negli annali della meteorologia come uno dei piรน violenti e intensi eventi di ondata fredda tardiva del ventesimo secolo. Non solo per la vasta area geografica coinvolta, che abbracciรฒ tutto il Nord Italia, ma soprattutto per la sua eccezionale e brutale intensitร .
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La perfetta combinazione di aria artica, precipitazioni abbondanti e vento burrascoso riuscรฌ a plasmare un contesto meteo che dovrebbe essere tipico del cuore di gennaio. Le immagini storiche delle vie di Milano completamente imbiancate, dei campi dellโEmilia Romagna sepolti sotto la neve, e dei grossi fiocchi che cadevano senza sosta su Torino, rappresentano qualcosa che oggi sembra impossibile.
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La primavera. Una stagione che immaginiamo sempre mite, luminosa e stabile, ma che in realtร nasconde insidie oscure. Quellโaprile del 1991 ci insegna una lezione davvero magistrale, dimostrando quanto il tempo atmosferico possa essere mutevole e capace di sorprendere davvero tutti. Anche se questo รจ stato un evento davvero eccezionale.
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Lโaltro episodio recente
Il tempo passa, la memoria sbiadisce, ma le leggi della fisica dellโatmosfera non perdonano. Ed รจ cosรฌ che, facendo un salto in avanti nel tempo, arriviamo al 2017. Un periodo che ha segnato un altro punto di non ritorno nella percezione dei cambiamenti in atto.
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In un contesto ormai palesemente dominato dallo spettro del Riscaldamento Globale, un evento di freddo estremo piombรฒ dritto in Italia nel cuore della Primavera. Una massiccia colata di aria polare decise di fare rotta verso il bacino del Mediterraneo.
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Questa irruzione interruppe in modo violento una lunghissima fase di alta pressione che aveva garantito tempo stabile e temperature estive per oltre trenta giorni consecutivi. A differenza del 1991, la prima parte del mese era stata molto piรน calda.
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Il problema
In questo caso caso, fu proprio lโanomalia termica precedente. Nelle settimane antecedenti, specialmente nel Nord Italia, le temperature medie si erano mantenute su valori superiori di oltre 3 gradi rispetto alla norma. Un caldo prematuro, anomalo, che aveva ingannato la natura.
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Le piante, credendo che il pericolo del freddo fosse ormai scongiurato, avevano accelerato i loro ritmi vitali. Un risveglio anticipato ed estremamente vigoroso della vegetazione che, purtroppo, si sarebbe rivelato una condanna a morte.
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Giornate tiepide e ventose, notti di ghiaccio
Lโondata gelida si palesรฒ in tutta la sua crudeltร tra mercoledรฌ 19 e venerdรฌ 21 aprile. Un arco temporale breve ma sufficiente a mettere in ginocchio quasi tutte le regioni della nostra penisola, dal nord fino alle isole maggiori. Ma il vero, grande nemico non fu la neve in sรฉ, che in questo caso ne cadde davvero molto poca se paragonata allโepisodio del 1991, bensรฌ le gelate notturne. Lโaria fredda e pesante si depositรฒ sul fondo delle valli e sulle pianure, facendo crollare i termometri sotto lo zero.
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Queste gelate da irraggiamento, intense e persistenti, bruciarono letteralmente le colture agricole. I vigneti, i meleti, i peschi, tutti in pieno e rigoglioso sviluppo fenologico, vennero avvolti da una morsa di ghiaccio che potremmo definire addirittura letale.
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Non si trattรฒ, analizzando i freddi dati, dellโondata di freddo piรน potente della storia assoluta (anche se qualche record locale cโรจ stato nelle serie di circa 50 anni), ma il contesto di squilibrio climatico estremo amplificรฒ a dismisura gli effetti negativi sullโintero ecosistema naturale e sullโeconomia agricola.
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Minime gelide
Dopo che sono stati tempestosi per circa 48 ore, i venti cessarono e si depositรฒ il freddo. Lโatmosfera divenne limpida, cristallina e straordinariamente secca. Fu in quel momento che le temperature minime subirono il vero tracollo. I valori scesero su livelli che definire inusuali per la seconda metร del mese risulta un eufemismo. Le campagne si risvegliarono piene di brina.
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Le gelate colpirono numerose e vaste aree rurali della Pianura Padana occidentale, con punte notevolissime e temperature ampiamente negative in molte vallate del Piemonte. Queste condizioni termiche, assolutamente eccezionali, provocarono anche in questo caso danni molto gravia frutteti e vigneti in fase di fioritura avanzata. Ma fortunatamente, a differenza di 35 anni fa, i modelli meteo avevano ben previsto questa botta fredda e quindi molti si sono salvati.
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Il caldo nascosto dietro il freddo
Cโรจ un ultimo e incredibile dato che fa riflettere profondamente sulla complessitร del cambiamento climatico in corso. Nonostante questa irruzione fredda cosรฌ eccezionale, lโandamento termico dellโintero mese di aprile 2017 si confermรฒ, a conti fatti, decisamente superiore alla media storica. Un dato che lascia sgomenti. In particolare nel Nord Italia il bilancio mensile risultรฒ anomalo verso lโalto. Molto piรน caldo della media.
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Ma come si puรฒ spiegare razionalmente un simile controsenso? Semplice, ma al tempo stesso inquietante. Ha fatto un caldo cosรฌ estremo, insistente e fuori scala nella prima metร di quel mese, che nemmeno unโondata di aria artica di proporzioni storiche รจ riuscita a pareggiare i conti nel bilancio finale. Capite dove stiamo andando a parare?
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Unโanalisi tecnica
Negli ultimi decenni, e in modo sempre piรน schiacciante, stiamo osservando una tendenza inesorabile al riscaldamento delle temperature medie primaverili. Queste continue anomalie positive marcate comportano risvegli vegetativi sempre piรน anticipati, spostando in avanti il calendario della natura.
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Nonostante questi eventi meteo estremi ci siano in modo inequivocabile, la presenza di irruzioni fredde e improvvise non รจ affatto esclusa dal gioco. Anzi, paradossalmente i contrasti diventano ancora piรน violenti di un tempo. Pure in un pianeta globalmente piรน caldo, non possiamo illuderci di cancellare definitivamente le ondate di gelo in tutte le stagioni. Anche se statisticamente risulteranno sempre piรน rarefatte, di minore intensitร e durata rispetto ai secoli scorsi.
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Ma, nonostante tutto, la loro potenza e le gravi conseguenze su un ecosistema sbilanciato risulteranno sempre peggiori. Diciamocelo chiaramente. ร vero che i modelli meteo sono sempre piรน sofisticati e ci permetteranno di avere delle previsioni sempre piรน ottime. Ma comunque non ci potremo fare nulla con i danni ai raccolti. Semmai potremo adeguarci e sapere che di tanto in tanto ci saranno questi eventi estremi.
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