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      Home » Meteo con NEVE in Val Padana. La grande NEVE del 17 e il 18 Aprile 1991
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      Meteo con NEVE in Val Padana. La grande NEVE del 17 e il 18 Aprile 1991

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 25/03/2025
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      4 Min Lettura
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      Era l’aprile del 1991 quando le regioni settentrionali furono improvvisamente colpite da una violenta ondata di freddo. La temperatura crollò di oltre 15 °C in poche ore e si passò rapidamente dalla pioggia alla neve, lasciando increduli cittadini e meteorologi.

       

      Nel mese di aprile del 1991, il Nord Italia fu interessato da un evento meteorologico raro e straordinario: una repentina ondata di gelo e nevicate fuori stagione. Questo avvenimento, che si manifestò tra il 17 e il 18 aprile, fu provocato da un intenso afflusso di aria artica proveniente dalla Scandinavia, che si riversò sulla Pianura Padana causando un vero e proprio shock termico.

       

      Situazione meteorologica

      Il 17 aprile 1991, la giornata si aprì con temperature miti e condizioni primaverili tipiche del periodo. Tuttavia, nel corso delle ore, l’arrivo di un fronte freddo originario del Nord Europa trasformò lo scenario in modo drammatico. Le temperature, che in mattinata si aggiravano intorno ai 20 °C, precipitarono fino a 3-5 °C in brevissimo tempo. A Milano, il termometro registrò un minimo di +0.7 °C, e verso le 17:45 iniziarono le prime precipitazioni nevose. La neve si accumulò rapidamente, raggiungendo i 10 cm già in serata.

      Il giorno successivo, 18 aprile 1991, la neve continuò a cadere in molte zone del Nord Italia, con particolare intensità nella Pianura Padana. Le regioni più colpite furono il Piemonte e l’Emilia Romagna, dove gli accumuli furono particolarmente consistenti: a Cuneo si raggiunsero i 35 cm, mentre nella pianura bolognese si toccarono i 25 cm. Questi valori risultano eccezionali, considerando la stagione avanzata e la consueta assenza di fenomeni nevosi in questo periodo dell’anno.

      Impatto dell’evento

      L’ondata di freddo improvviso e neve tardiva ebbe conseguenze rilevanti, soprattutto in ambito agricolo. Le coltivazioni fruttifere, già in piena fase di fioritura, subirono danni significativi. I fiori, particolarmente sensibili alle gelate, furono compromessi dal brusco abbassamento termico, con gravi ripercussioni sui raccolti.

      Inoltre, il forte vento, accompagnato dalla pesante coltre nevosa, provocò la caduta di alberi e la rottura di numerosi rami, causando disagi in molte zone. A Trieste, la bora soffiò con raffiche che raggiunsero i 130 km/h, aggravando ulteriormente la situazione. Le strade risultarono impraticabili in diverse aree, e i trasporti subirono rallentamenti e interruzioni.

       

      Questo episodio meteorologico è ancora oggi ricordato nelle cronache meteo come uno dei più intensi eventi di nevicata tardiva del XX secolo nel Nord Italia, sia per l’estensione geografica coinvolta, sia per la sua eccezionale intensità. Le condizioni che portarono alla formazione del fenomeno furono straordinarie e raramente osservate nel periodo primaverile. La combinazione di aria fredda artica, precipitazioni abbondanti e vento forte creò un contesto meteorologico tipico del pieno inverno, nonostante si fosse già nella seconda metà di aprile.

       

      Le immagini delle vie imbiancate di Milano, dei campi coperti di neve in Emilia Romagna, e dei fiocchi che cadevano copiosi su Torino, contrastano fortemente con l’idea comune della primavera come stagione mite e stabile. Ma l’aprile del 1991 dimostrò quanto il tempo possa sorprendere anche quando sembra ormai indirizzato verso la bella stagione.

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