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Rischio sempre più concreto di freddo e neve la prossima settimana. Ecco dove di più con mappa

Antonio Iannella di Antonio Iannella
21 Mar 2026 - 11:40
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Siamo oramai nel range delle 120/144 ore e l’ipotesi di azione fredda invernale annunciata da diversi giorni su queste pagine e proprio con l’avvento della primavera, si fa decisamente credibile.

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A questa distanza dal possibile evento, ossia a circa 5-6 giorni, certo va ancora definita l’entità dell’azione fredda e va definito anche il suo possibile maggiore impatto sui vari settori del territorio italiano, tuttavia appare abbastanza certa, oramai, l’azione di tipo invernale, data l’univocità di veduta da parte di tutti i centri di calcolo, anche nella loro versione “ensemble”, certamente più affidabile.

 

Dunque, un’azione spiccatamente invernale all’inizio della primavera, con prospettive di saccatura polare in affondo meridiano dal Mare del Nord, Scandinavia, verso direttamente il Mediterraneo centrale e l’Italia, dopo aver attraversato l’Europa centrale.

Una dinamica da pieno inverno che si renderebbe possibile grazie a un blocco anticiclonico piuttosto strutturato, con solida base azzorriana, ma efficacemente estesa fino alla penisola iberica e all’estremo Ovest Mediterraneo, e con promontorio proteso fino al Regno Unito.

 

La saccatura polare sarebbe caratterizzata da aria molto fredda in quota, che riuscirebbe a raggiungere il Mediterraneo centrale e l’Italia con valori fino a -32/-34° intorno ai 5500 metri, e aria relativamente fredda alle quote più basse, fino a -3/-4° a 1500 m circa.

Questi valori, sia in quota che al suolo, si riverserebbero bene su tutta la nostra penisola, da Nord a Sud. Naturalmente, mancando ancora un po’ di giorni, essi potrebbero avere delle oscillazioni lievemente al rialzo, ma, quand’anche fosse computata una termica leggermente più alta, le dinamiche così come prospettate difficilmente cancellerebbero tutta la sostanza fredda attualmente ipotizzata, per cui, un contesto freddo spiccatamente invernale appare piuttosto probabile.

 

Per di più,  le possibili lievi variazioni bariche potrebbero apportare anche modifiche verso termiche più fredde di quelle prospettate a ora. Ma quali sarebbero gli effetti in termini di instabilità e soprattutto in termini nevosi di questa possibile azione meridiana attesa nella prossima settimana e in quali giorni in maniera più efficace?

 

Partiamo da quest’ultimo quesito, ossia quale sarebbe la fase più efficacemente fredda?  Essa dovrebbe accadere tra giovedì 26 marzo e sabato 28, probabilmente anche domenica 29.

Per quella fase, la saccatura fredda dovrebbe avere piena azione proprio sull’Italia, con vortice freddo in quota coinvolgente tutta la penisola e con minimi depressionari associati al suolo, dapprima in formazione sulle regioni settentrionali, poi via via in scivolamento verso Sud attraverso quelle centrali e con direzione verso il basso Adriatico.

 

Con queste dinamiche bariche al suolo e in quota, il maltempo sarebbe piuttosto diffuso da Nord a Sud, ma potrebbe esprimersi di più al Nord-Est, quindi tra Friuli Venezia Giulia e Nordest Veneto, poi su tutto il Medio Adriatico, sul relativo Appennino e sul basso Tirreno, tra Campania, Calabria tirrenica e il Nord/Nord Est Sicilia.

In riferimento alle possibili nevicate, come mostra la mappa interna, nei 3/4 giorni indicati le nevicate potrebbero cadere in maniera efficace lungo tutto l’Appennino e naturalmente sui settori alpini.

 

La neve più forte cadrebbe intorno agli 800/1000 metri, ma nevicate con buoni accumuli potrebbero scendere fino ai 600/700 metri e magari localmente anche fino alla media-alta collina, specialmente al Centro-Nord.

Gli accumuli più significativi, stando ai dati attuali, sarebbero possibili tra i settori interni abruzzesi, quelli marchigiani, sul Nord Appennino e diffusamente sulle Alpi, aree in blu più scuro e in fucsia; neve abbondante anche sulla Sila e su qualche settore Lucano meridionale, sebbene qui magari di più oltre i 1000 m. Naturalmente da computare, infine, il rischio gelate, specie nelle possibili fasi con l’arrivo di maggiori schiarite notturne, in particolare verso fine evento.

 

Questa redazione continuerà a seguire la delicata evoluzione attesa, in prospettiva dell’azione spiccatamente invernale nell’ultima parte di marzo, attraverso quotidiani aggiornamenti. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF).

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: freddoinvernomarzoneveprimavera
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