
Meteo Italia, svolta improvvisa: dall’anticiclone africano al ritorno del freddo con rischio neve a bassa quota, fin sino in pianura
(METEOGIORNALE.IT) In questi giorni si parla di alta pressione africana. Effettivamente, durante questa settimana avremo un picco massimo davvero estremo, con valori in quota elevatissimi. Tuttavia, questi non avranno un effetto così immediato al suolo. Cosa vuol dire? Che le temperature non saliranno tanto quanto accadrà in quota.
Questo perché siamo in inverno e soprattutto perché la durata del periodo con l’alta pressione africana sembra essere limitata. Infatti, già verso la fine della settimana interverrà una prima bassa pressione, annullando gli effetti di questo drammatico anticiclone. E sì, drammatico, perché raggiunge valori in quota elevatissimi, i cosiddetti geopotenziali, innalzando in maniera smisurata lo zero termico e avvisandoci che l’alta pressione africana è sempre lì, dietro l’angolo, minacciosa e persino nevrotica.
Abbiamo avuto difficoltà a prevederla: i principali centri meteo internazionali, sia quello europeo ECMWF sia quello americano NOAA, l’hanno prospettata solo all’ultimo istante, e per ultimo istante intendiamo appena una manciata di giorni. In precedenza si ipotizzava una proiezione orientata verso il freddo, addirittura verso il maltempo sull’Italia.
Si parlava però di regioni settentrionali riparate dall’arco alpino. In realtà, su Pianura Padana e gran parte del Nord Italia, ad eccezione del crinale alpino, le condizioni meteo sarebbero rimaste tutto sommato discrete, con temperature superiori alla media grazie alla presenza del sole e soprattutto di una corrente adiabatica discendente dalle Alpi, il cosiddetto favonio.
Scarse precipitazioni al Nord, mentre sulle altre regioni italiane si prospettavano nuovamente temporali e vento, prima di libeccio e poi di maestrale. Insomma, una situazione atmosferica da tardissimo autunno, ma anche invernale, seppur inserita in un nuovo ciclo climatico: al Centro-Sud le temperature sarebbero rimaste superiori alla media.
Ora però cambia tutto. Questa giravolta è ancora da confermare, perché appare improvvisa e, giorno dopo giorno, la linea di tendenza si fa più marcata. È nata appena 48 ore fa, forse 72: c’era il preludio di un cambiamento. Già si sapeva che l’alta pressione non avrebbe avuto lunga durata, anche osservando quelli che spesso vengono criticati, ma che restano fondamentali, ovvero gli indici di comportamento del clima.
Eccoci allora di fronte a un grosso ammasso ciclonico di origine artica che, secondo le ultime elaborazioni, andrà a posizionarsi verso l’Europa centrale, coinvolgendo però anche l’Italia. Quella che vediamo nelle mappe è la pressione atmosferica in quota, più precisamente un’anomalia: un’area di bassa pressione che avrà riflessi anche al suolo.
Al suolo, questa circolazione atmosferica causerà correnti settentrionali, brusco calo della temperatura e ritorno a condizioni meteorologiche preesistenti. Non prettamente invernali per quanto riguarda Sud Italia, Sardegna e Sicilia, anche se l’anomalia termica non sarà così marcata. Al Nord Italia, condizioni termiche non da pieno inverno come può esserlo dicembre, ma attenzione: con basse pressioni come questa abbiamo avuto recentemente una grande nevicata sulle regioni alpine e prealpine sino a quote bassissime.
Questo evento può essere il preludio a nuove tormente di neve sulle Alpi, Prealpi e sull’Appennino settentrionale, sino a bassa quota, e anche sui rilievi maggiori dell’Italia centrale. Un po’ di neve potrebbe vedersi anche sui rilievi principali della Sardegna, soprattutto sul Gennargentu. Non è prevista, al momento, un’irruzione di aria fredda dalla Siberia, ma aria fredda proveniente dalle regioni artiche.
Al suolo, il comportamento delle masse d’aria è diverso rispetto a ciò che si osserva nelle carte in quota, perché sul Mediterraneo si formeranno ulteriori basse pressioni che richiameranno aria fredda dall’Europa centrale e settentrionale. Dunque, calo termico diffuso in Italia e nuove precipitazioni: fase piovosa sulle regioni centrali e meridionali, nevosa su Alpi, Prealpi, Appennino settentrionale e rilievi dell’Italia centrale.
Questa proiezione va oltre la metà della settimana e ci muoviamo in un campo minato, dove possono verificarsi svolte inattese, con intrusioni di aria più fredda e nuovi cicloni mediterranei. D’altronde, con l’aria calda di origine africana in arrivo e poi quella fredda da nord, si generano contrasti termici molto importanti.
Sono proprio questi contrasti termici violenti ad aver causato le recenti tempeste di vento sulle regioni centrali e meridionali italiane e sulle Isole Maggiori, con mareggiate in alcuni casi mai viste a memoria d’uomo. Danni ai litorali, alle strutture, alle abitazioni, linee dell’energia elettrica tranciate, centinaia di alberi abbattuti, vegetazione devastata.
Questo è meteo estremo, una definizione che utilizziamo da tempo, soprattutto durante le ondate di caldo. Il caldo che precede un’intrusione di aria fredda innesca fenomeni estremi, specialmente tra la fine della primavera e l’estate. I classici temporali con nubifragi di giugno e luglio al Nord Italia sono diventati sempre più violenti, con grandinate devastanti. Differenze di temperatura un tempo rarissime oggi sembrano la regola, creando scompiglio anche in ambito previsionale.
Siamo dunque di fronte alla narrazione di una svolta imponente, capace di acutizzare il meteo invernale nella prima decade di marzo. Febbraio volge al termine, mese corto di 28 giorni, e il 1° marzo, inizio della primavera meteorologica, arriverà tra circa una settimana. L’inverno meteorologico si concluderà, ma ciò non significa che l’inverno sia finito.

A livello emisferico osserviamo situazioni di fine inverno che sono vere e proprie bombe atmosferiche, come il cosiddetto ciclone bomba che interessa le regioni nord-orientali degli Stati Uniti e parte del Canada. Un ciclone bomba è una bassa pressione che si approfondisce di oltre 24 hPa in 24 ore, provocando tempeste improvvise con vento furioso e precipitazioni intense.
Qualcosa di simile lo abbiamo visto anche in Italia: la tempesta Vaia, che devastò soprattutto il Nord-Est Italiano, con precipitazioni, vento, grandinate, nubifragi e alluvioni.
Febbraio, mese che teoricamente dovrebbe presentare minori contrasti termici per via del Mediterraneo più freddo, ha invece mostrato fenomeni estremi. La causa? Una differenza termica notevolissima tra il Nord Europa, freddissimo, e il Sud del continente. A questo si è aggiunto un fiume atmosferico proveniente dai Caraibi, che ha portato precipitazioni torrenziali tra Portogallo, Spagna e in parte sull’Italia, contribuendo ad accentuare i contrasti termici.
Con marzo aumenterà la radiazione solare e, con più energia in gioco, i fenomeni potrebbero risultare ancora più violenti. Anche con uno zero termico relativamente elevato si possono verificare nevicate a quote inferiori rispetto a dicembre o gennaio, perché le precipitazioni, se abbondanti e a carattere di rovescio, trascinano verso il basso l’aria fredda.
Lo abbiamo visto di recente al Nord Italia, con nevicate cadute a quote inferiori allo zero termico e fiocchi enormi. I rovesci trascinano l’aria fredda verso il basso e i fiocchi non si fondono, scendendo sino a valle e imbiancando il territorio.
Situazioni da tenere d’occhio: a seconda della qualità della massa d’aria in arrivo, non si può escludere un’improvvisa nevicata anche in Pianura Padana. Un evento che non abbiamo visto durante l’inverno potrebbe manifestarsi proprio a marzo. Al momento non possiamo definirlo con certezza, ma la proiezione indica un possibile nuovo inasprimento del meteo estremo, e di questo torneremo a parlare.
Crediti: dati e analisi da ECMWF e NOAA. (METEOGIORNALE.IT)
