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Meteo: non è una singola irruzione, ma una sequenza. Passaggio chiave tra 7-10 giorni

La finestra tra 7 e 10 giorni è il vero snodo: lì si decide se l’Italia resterà ai margini o verrà coinvolta da una fase più invernale

Angelo Ruggieri di Angelo Ruggieri
10 Feb 2026 - 14:30
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Nelle prossime settimane la circolazione emisferica entrerà in una fase potenzialmente molto interessante, non tanto per un singolo evento “estremo”, quanto per la possibile transizione da un pattern più zonalizzato a uno più ondulato.

 

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(METEOGIORNALE.IT) È uno di quei passaggi che, in meteorologia operativa, spesso decide se il finale dell’inverno resta su binari miti e atlantici oppure se torna a riaccendersi una dinamica più invernale, fatta di scambi meridiani e irruzioni a ondate.

 

Prima fase: AO e NAO positive, Europa più mite e getto più teso

Nel breve termine, il segnale è abbastanza chiaro: le anomalie di geopotenziale sull’Artico tendono a disporsi su valori prevalentemente negativi, un assetto che statisticamente favorisce una AO positiva. Parallelamente, l’Atlantico settentrionale mostra una configurazione coerente con una NAO positiva, anche per via della presenza di geopotenziali più bassi del normale nell’area groenlandese.

 

Tradotto in effetti concreti: sull’Europa ci aspettiamo un flusso più teso e occidentale, con la parte centro-meridionale del continente frequentemente sotto un’influenza più mite, mentre il raffreddamento resta confinato alle alte latitudini, in particolare su Scandinavia e settori artico-continentali. È la classica situazione in cui il freddo vero esiste, ma resta lontano dall’Italia: non sparisce, semplicemente rimane intrappolato nella fascia polare.

 

Asia e Nord America: due risposte diverse allo stesso schema emisferico

Su scala globale, lo schema non produce gli stessi effetti ovunque. In Asia la tendenza rimane dominata da un ampio campo di geopotenziali positivi sul settore euro-asiatico occidentale, con una risposta ciclonica più evidente sulla Siberia. In pratica: gran parte del continente resta su temperature in media o sopra media, mentre i raffreddamenti più significativi si concentrano sul cuore siberiano.

 

Sul Nord America, invece, la dinamica appare più “nervosa”: si profila una saccatura più incisiva tra Alaska, Canada occidentale e Ovest degli Stati Uniti, contrapposta a una dorsale più stabile sui settori orientali. Ne consegue un continente diviso in due: più freddo a Ovest e più mite a Est.

 

Week 2: AO/NAO più neutrali, ma aumenta il potenziale ondulatorio

Nel medio termine, la situazione diventa meno lineare. Le anomalie di geopotenziale si fanno più miste e, con esse, anche gli indici: AO e NAO tendono verso valori prossimi alla neutralità. È un passaggio importante: quando il segnale teleconnettivo perde “spinta”, aumenta lo spazio per geometrie più complesse, con onde planetarie più marcate e una maggiore variabilità del getto.

 

In Europa ciò potrebbe tradursi in una saccatura più incisiva verso il Nord del continente, mentre l’Europa occidentale e meridionale resterebbero ancora spesso in un contesto relativamente mite. Tuttavia, in questo tipo di pattern, basta un piccolo spostamento delle onde per cambiare radicalmente la traiettoria delle masse d’aria.

 

La chiave vera: PCH e accoppiamento stratosfera-troposfera

Il dato più interessante emerge nella proiezione a 30 giorni: le anomalie del Polar Cap Geopotential Height (PCH) suggeriscono una possibile fase di coupling tra stratosfera e troposfera nella terza settimana di febbraio. In parole semplici: segnali “caldi” in stratosfera potrebbero progressivamente propagarsi verso il basso, favorendo un ritorno a un’AO più negativa e quindi a una circolazione più bloccata e ondulata.

 

Non significa gelo assicurato. Significa però che aumenta la probabilità di configurazioni capaci di spingere aria fredda verso latitudini più basse, in funzione di dove si posizioneranno blocchi e saccature.

 

Tendenza finale: prima zonale, poi possibile cambio di marcia

Mettendo insieme AO/NAO, PCH e assetto del Vortice Polare, la prima parte del periodo appare orientata a un dominio più atlantico e relativamente mite alle medie latitudini europee. Ma la seconda metà di febbraio potrebbe aprire scenari più dinamici, con un getto meno “dritto” e maggiore spazio per irruzioni fredde a ondate.

 

È una tendenza emisferica, non una previsione locale. Ma è esattamente questo il tipo di segnale che, quando si consolida, può cambiare il volto del finale d’inverno nel giro di pochi giorni.

 

Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: anomalia vortice polarecrisi del Vortice Polaredisplacement vortice polarefebbraio freddoprevisioni meteo Vortice Polaresplit vortice polarestratwarming
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Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri ha acquisito la certificazione di Tecnico Meteorologo Dekra nel 2019 e nel 2020 è entrato a far parte di AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) in qualità di Meteorologo. Si occupa di previsioni meteorologiche da oltre 25 anni. Ha redatto rapporti di eventi e studi climatologici sul proprio territorio regionale. Si occupa saltuariamente di presentazione di previsioni meteorologiche all'interno di rubriche televisive. Ha pubblicato nel 2017 un'opera dal titolo "La neve a Lanciano dal 1836 al 2016". Pubblica quotidianamente previsioni ed analisi meteorologiche su diversi siti meteo. Ha diverse specializzazioni conseguite negli anni in: 'Meteorologia di base', 'Meteorologia avanzata', 'Meteorologia in mare' presso il Centro Epson Meteo.

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