
Vortice polare estremamente attivo: possibile svolta gelida sull’Europa nella seconda metà di febbraio
(METEOGIORNALE.IT) Ci sono condizioni atmosferiche piuttosto insolite in questo mese. Una di queste è senz’altro il fatto che il Vortice Polare della troposfera, cioè quello che si trova fino a circa 5500 metri di quota, è estremamente attivo e molto dinamico. È proprio questo assetto a causare l’attuale ondata di gelo sul Nord America.
Ma attenzione, perché una situazione analoga è presente anche in Europa. Un nucleo gelido si sta avvicinando in modo piuttosto minaccioso anche all’Italia, mentre interessa già i Paesi immediatamente a est dei Balcani. Sui Balcani stessi il freddo è già ben presente, così come un’importante ondata di gelo sulla Russia europea e un’altra che si estende dalla Scandinavia fino all’Ucraina.
In alcune aree della Scandinavia si sono raggiunti valori prossimi ai -40°C, mentre in Ucraina sono attese temperature intorno ai -20°C. Non si tratta però di quel freddo cosiddetto siderale che arriva direttamente dalla Siberia, perché a quelle stesse latitudini, come nel caso dell’Ucraina, in presenza di correnti orientali si possono toccare valori ancora più bassi.
Si tratta di situazioni meteorologiche che possono risultare persino peggiori di quelle osservate in varie aree del Nord America quando arrivano correnti dal Canada. Ad esempio, appena a nord di Toronto, questa mattina sono stati registrati valori attorno ai -30°C, pur trattandosi di latitudini non eccessivamente settentrionali, paragonabili a quelle delle regioni del Nord Italia.
Eppure, in quelle zone il freddo può essere definito senza esitazione siderale. Non si tratta di un freddo dovuto alle inversioni termiche, cioè alla semplice perdita di calore del suolo, anche se una componente di questo tipo è presente. È un freddo accompagnato da forti raffiche di vento, una dinamica che da noi, in Italia, difficilmente si verifica con la stessa intensità.
Il possibile evento stratosferico tra il 10 e il 13 febbraio
L’aspetto più significativo di tutta questa situazione riguarda ciò che potrebbe accadere attorno al 10, 12 o forse 13 febbraio. In quel periodo è previsto un fenomeno nella stratosfera, esattamente a carico del Vortice Polare stratosferico. Il vortice potrebbe andare incontro a un evento noto come split, ovvero una divisione del vortice stesso.
Questo split può innescare un’influenza diretta sul Vortice Polare della troposfera, cioè quello che attualmente sta generando questa serie di situazioni caotiche nel nostro emisfero. Per “caotiche” si intendono soprattutto le ondate di freddo, che fanno maggiormente notizia, ma nel frattempo si osservano anche ondate di calore.
Il vortice, infatti, genera delle ondulazioni verso sud, le cosiddette saccature, ma anche richiami caldi verso nord. Tutto questo è legato al comportamento del Jet Stream, che risulta fortemente ondulato lungo l’intero emisfero. Lo stesso accade, peraltro, anche nell’emisfero meridionale.
Il fenomeno atmosferico previsto nel periodo indicato potrebbe portare a un’ondata di gelo ancora più rilevante rispetto a quelle attualmente in atto in Europa. Se si verificassero le condizioni ideali per trasmettere questo “caos” alla troposfera, cioè allo strato dell’atmosfera dove avvengono i fenomeni meteorologici, potremmo assistere a un’inversione delle correnti fino al suolo.
In quel caso, dalla Siberia potrebbe giungere in Europa e anche in Italia un freddo molto più intenso, quello vero, quello “tosto”, caratterizzato da temperature estremamente basse. Un’evoluzione di questo tipo non avverrebbe comunque prima del 20 febbraio, configurando quindi un’eventuale ondata di gelo tardiva, ma potenzialmente molto significativa.
Precedenti storici e possibili scenari
La storia della meteorologia ci insegna che eventi rilevantissimi possono verificarsi anche in questo periodo dell’anno. Basti pensare a quanto accaduto alla fine di febbraio 2018, quando si registrò un evento estremo che portò temperature minime fino a -15°C in pianura sulle regioni settentrionali. Fu un episodio importante, che portò la neve a Roma e la neve a Napoli, dimostrando quanto un fenomeno di questo tipo non sia affatto trascurabile.
Nei prossimi giorni andremo quindi ad analizzare se vi sarà una reale trasmissione di questo segnale atmosferico e se i modelli matematici di previsione, sia quelli a lungo termine sia quelli tradizionali, inizieranno a mostrare uno scenario favorevole a un’irruzione di aria gelida dalla Siberia dopo il 20 febbraio.
Già tra il 5 e l’8 febbraio potrebbero emergere indicazioni più chiare, ma è bene sottolineare che non si tratterà di previsioni puntuali. Saranno linee di tendenza, valide a grandi linee, anche perché la trasmissione dell’influenza stratosferica, che avviene a circa 30 chilometri di quota, verso livelli più bassi come i 5500 metri o addirittura fino al suolo, è un processo complesso e non sempre garantito.
Differenze tra Nord America, Europa e Asia orientale
Nel Nord America l’orografia è molto diversa rispetto all’Europa. Le correnti da nord-ovest provenienti dal Canada attraversano vaste aree continentali e bacini molto ampi che, durante l’inverno, si gelano completamente. Mancando la Corrente del Golfo, aree come la Baia di Hudson, che si ghiaccia quasi del tutto, diventano enormi serbatoi di gelo.
Quando queste correnti prevalgono, le temperature crollano in modo sensibile, soprattutto sulla costa centro-orientale. Le regioni dei Grandi Laghi vengono così interessate da ondate di gelo di notevole intensità. Al contrario, la costa occidentale del Nord America presenta un clima completamente diverso. Mentre sulla costa orientale si scende anche a -15°C, sulla costa occidentale si possono registrare valori prossimi ai 10°C.
Un esempio emblematico è Seattle, che si trova alla stessa latitudine di Toronto, ma con un clima molto più mite. È il classico caso del detto “continente che vai, clima che trovi”.
Situazioni simili si osservano anche in Asia orientale. Il Giappone, la penisola coreana e la Kamchatka sono spesso interessati da correnti da nord-ovest che arrivano direttamente dalla Siberia. In queste regioni fa molto freddo anche a latitudini relativamente basse. L’isola di Hokkaido, ad esempio, si trova alla latitudine di una città dell’Italia centro-meridionale, eppure è colpita per gran parte dell’inverno da tempeste di neve e temperature sotto lo zero.
Qui, oltre al freddo intenso, gioca un ruolo fondamentale l’umidità del Mare del Giappone. Il contrasto tra l’aria gelida continentale e le acque relativamente più miti genera sistemi nuvolosi e nevicate molto abbondanti, spesso eccezionali.
Uno sguardo finale sull’Europa
Tornando all’Europa, in questo momento è in atto una situazione di gelo molto rilevante, ma non direttamente collegata al forte riscaldamento stratosferico previsto. Sarà quindi necessario attendere ancora una settimana, o forse anche meno, per capire se i modelli inizieranno a proiettare un flusso diretto dalla Siberia verso l’Europa.
Nel frattempo, il continente mostra dinamiche atmosferiche decisamente diverse rispetto allo scorso anno. Basti pensare alla recente nevicata a Madrid, nonostante la città si trovi a soli 600 metri sul livello del mare. Con correnti occidentali o nord-occidentali, questo inverno si sta rivelando differente sotto molti aspetti.
L’ho detto più volte: anche se in Italia le condizioni atmosferiche possono apparire meno eclatanti, è importante guardare oltre il proprio orizzonte e comprendere ciò che accade su scala emisferica. È proprio questo l’obiettivo di un’analisi meteorologica consapevole e completa.
Crediti e fonti internazionali
- ECMWF – Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine
https://www.ecmwf.int - NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
https://www.noaa.gov - Copernicus Climate Change Service
https://climate.copernicus.eu



