Negli ultimi mesi la situazione degli invasi e delle dighe in Italia ha mostrato segnali di ripresa rispetto ai valori drammatici raggiunti nella stagione secca del 2024, ma la fotografia dโinsieme resta molto disomogenea. In alcune aree, specie nel Sud e nelle Isole, permane un vero e proprio deficit idrico strutturale, nonostante piogge e temporali.
Questo perchรฉ alla base non cโรจ solo la quantitร di precipitazioni cadute, ma quando e dove esse si sono verificate, come si sono distribuite nel tempo e quanto il sistema idrico sia in grado di immagazzinarle e gestirle.
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Piogge abbondanti, ma dighe ancora mezze vuote al Sud
Nel complesso della penisola, gli accumuli pluviometrici registrati tra fine autunno e lโinverno appena trascorso sono stati superiori alla media in molte regioni. Alcune aree dellโItalia centrale, come la Toscana settentrionale, hanno fatto registrare cumulate superiori ai 500 mm in 30 giorni in specifici periodi, mentre fiumi come Tevere e Aniene hanno mostrato incrementi significativi dei livelli tra novembre e dicembre.
In Sicilia e Campania, alcune province hanno registrato 50โ70 mm di pioggia in pochi giorni, contribuendo allโaumento delle portate fluviali e allโiniziale ricarica di invasi e falde.
Tuttavia, queste piogge non si sono distribuite in modo uniforme e spesso non sono state associate a sistemi lenti e persistenti, capaci di favorire lโinfiltrazione nel suolo e lโalimentazione dei bacini.
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Il ruolo dellโeffetto stau
Alcune aree, in particolare Nord-Est, lato tirrenico e Alpi, hanno beneficiato dellโeffetto stau, ovvero lโaccumulo di precipitazioni quando correnti umide atlantiche impattano contro i rilievi, generando piogge persistenti e abbondanti. Questo meccanismo ha favorito un recupero piรน marcato dei livelli fluviali e degli invasi.
Al contrario, vaste zone del Sud e delle Isole hanno ricevuto piogge piรน intermittenti, con accumuli meno efficaci proprio dove orografia e circolazione atmosferica non favoriscono il sollevamento dellโaria umida. ร uno dei motivi principali per cui, pur avendo piovuto, molti bacini non riescono a riempirsi in modo duraturo.
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La situazione delle grandi dighe del Sud
La realtร dei grandi invasi meridionali conferma questa dinamica. Lโinvaso di Monte Cotugno, in Basilicata, il piรน grande della regione e tra i piรน importanti per lโapprovvigionamento idrico di Basilicata e Puglia, ha mostrato un aumento significativo dei volumi.
Tra gennaio e inizio febbraio il bacino รจ passato da circa 42,5 milioni a quasi 109 milioni di metri cubi, con un incremento di oltre 66 milioni di metri cubi in un solo mese. Un dato positivo, ma ancora lontano dai livelli di sicurezza, considerando che la capacitร autorizzata supera i 270 milioni di metri cubi.
Situazioni simili si osservano anche in altri invasi lucani:
- Pertusillo, salito a quasi 75 milioni di metri cubi
- Occhito, oltre 66 milioni di metri cubi
- Camastra e San Giuliano, in alcuni casi prossimi o oltre la capienza
Nonostante i segnali incoraggianti, il recupero resta parziale e non consente ancora di parlare di normalizzazione.
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Un deficit idrico che resta strutturale
Al Sud Italia, la combinazione tra un anno precedente molto secco e una distribuzione irregolare delle precipitazioni recenti fa sรฌ che molti invasi rimangano sotto la media storica. Anche in Sicilia, nonostante alcune fasi piovose, i bacini mostrano percentuali di riempimento inferiori alla norma, con forti differenze tra settori settentrionali e meridionali dellโisola.
Dal punto di vista meteorologico, questo quadro riflette:
- la frequente azione di perturbazioni atlantiche su Nord e Centro Italia
- condizioni sub-tropicali piรน instabili o secche al Sud
- unโefficacia molto diversa delle piogge in termini di ricarica reale degli invasi
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In sintesi, piove di piรน, ma non piove nel modo giusto. La realtร delle dighe italiane resta quella di un recupero incompleto, con criticitร evidenti soprattutto al Meridione. La gestione della risorsa idrica dovrร tenere conto non solo dei quantitativi totali di pioggia, ma della loro distribuzione temporale e spaziale, dellโorografia e della crescente domanda per usi agricoli e civili.
Il paradosso delle dighe italiane nasce proprio qui: piogge frequenti, ma invasi ancora lontani dalla sicurezza. Fortunatamente arriveranno altre perturbazioni da qui al termine dellโInverno, pertanto la situazione non potrร che migliorare.