(METEOGIORNALE.IT) Ci sarebbe parecchio da dire sull’evoluzione meteo di questi giorni. Mi capita spesso di leggere in giro, tra social e siti vari, che la primavera sarebbe ormai dietro l’angolo. Ma, diciamolo chiaramente, bisogna intendersi su cosa significhi davvero “primavera”. Certo, il 1 marzo inizierà quella meteorologica, che ogni anno anticipa di tre settimane quella astronomica. In effetti marzo gode di una radiazione solare decisamente superiore a gennaio, dunque non siamo più nel cuore del gelo, ma resta un mese estremamente instabile, un ponte turbolento tra l’inverno e la stagione dei fiori.
Siamo però appena a metà febbraio. Parlare di primavera imminente, guardando le proiezioni del Centro Meteo Europeo e del Centro Meteo Americano, mi pare onestamente fuori luogo. Quello che si palesa all’orizzonte è piuttosto un’espansione verso sud del Vortice Polare. Per essere precisi, non sembra esserci l’intenzione di invadere l’ Italia con un’ondata di gelo epocale, almeno per ora. Poi, si sa, il seguito è tutto da vedere. C’è in gioco il famoso Stratwarming, ovvero il riscaldamento della Stratosfera, che potrebbe rimescolare le carte in tavola con conseguenze imprevedibili. Se succederà davvero, non è ancora dato saperlo.
Insomma, le previsioni non parlano affatto di un clima mite e stabile. È vero, c’è un incremento termico, ma con temperature che salgono soprattutto di giorno per ragioni fisiche precise. Al nord Italia abbiamo correnti settentrionali adiabatiche, un vero e proprio favonio, anche se in pianura il vento a volte non si percepisce. L’aria viene schiacciata verso il basso e si riscalda per compressione, mentre a nord delle Alpi le temperature restano decisamente più basse. Il centro e il sud Italia, invece, di aria primaverile ne vedono poca. Le temperature sono sì superiori alle medie di trent’anni fa, ma il maltempo frequentissimo, le tempeste di vento e le condizioni meteo avverse non hanno nulla di bucolico.
Certo, non si può negare che manchino le nevicate abbondanti a quote collinari sull’ Appennino o le ondate di freddo da est che erano la norma nel passato. Queste condizioni diverse sono figlie del Cambiamento Climatico, un fenomeno spesso negato ma che è l’unico vero responsabile di questo sfasamento stagionale. Non c’è la primavera dietro l’angolo, c’è solo un’atmosfera globale surriscaldata.
Tuttavia, nel corso della settimana, tra il 19 febbraio e la mattina del 20 febbraio, una perturbazione transiterà sul nord Italia. Questo è un passaggio cruciale: avremo precipitazioni copiose e nevicate abbondanti. Questa volta non toccherà solo alla Val d’Aosta, ma a tutto l’arco alpino e a quote decisamente basse. Secondo il modello tedesco, che ha una risoluzione e una fisica leggermente differenti da quello europeo, i fiocchi potrebbero non toccare il suolo in pianura. Restiamo con i piedi per terra: in Pianura Padana, ad esempio tra Milano e la Lombardia, mi aspetto più pioggia mista a neve o, al massimo, della gragnola (quella neve a grani tipica dei rovesci intensi).
Dopo questo passaggio, si instaurerà un temporaneo regime di Alta Pressione, specialmente al nord. Le minime scenderanno vicino ai 0°C, con una discreta escursione termica che porterà le massime fino a 15°C. Valori miti, certo, ma ricordo ancora che è il Cambiamento Climatico ad anticipare i tempi, non la fine dell’inverno. In Europa la circolazione resta puramente invernale: nevica in Germania, Polonia, Svizzera e Austria. In Inghilterra e nei Paesi Bassi piove, ma con l’irruzione d’aria fredda in atto la neve a bassa quota è sempre possibile.
Un segnale interessante arriva dall’ Anticiclone delle Azzorre, che si sta portando verso la Penisola Iberica. Questo farà cessare le alluvioni devastanti in Spagna e porterà bel tempo in Marocco. Anche alle Canarie la situazione dovrebbe migliorare, dopo che la Kalima (la tempesta di sabbia del Sahara) ha creato non pochi disagi. Resta però un Oceano Atlantico ribollente di basse pressioni profonde, che flagellano le Isole Britanniche con allagamenti e maltempo eccezionale.
Per concludere, il serbatoio di freddo in Scandinavia e nella Russia europea continua a persistere. È una sorta di spada di Damocle sulla nostra testa. Questo enorme bacino di aria gelida potrebbe dissolversi nel nulla oppure piombarci addosso a marzo inoltrato, proprio quando la natura si risveglia, causando gelate notturne distruttive per le colture. Il Cambiamento Climatico è purtroppo anche questo: passare da temperature quasi estive a fenomeni metereologici estremi, con venti di tempesta e piogge torrenziali che stanno già mettendo a dura prova l’ Italia e le sue isole maggiori. Altro che primavera, l’inverno ha ancora molto da dire.
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