In realtà non lo è mai stato, ricordiamoci che il termine “previsioni” racchiude in sé una certa dose di imprevedibilità. Se così non fosse non vi sarebbero errori previsionali, se così non fosse saremmo in grado di prevedere tutto con moltissimo anticipo. Invece no, anche nel range dei 3-4 giorni possono esserci dei cambiamenti.
L’imprevedibilità dipende da alcuni elementi: dal tipo di configurazione barica e dalla stagione. Prevedere un temporale, ad esempio, è decisamente complicato. Sì, possiamo sapere quali saranno le aree più a rischio, ma il temporale è un fenomeno che può variare punto d’origine e traiettoria.
Idem per quanto riguarda i vortici ciclonici mediterranei, strutture che spesso e volentieri determinano variazioni previsionali in corso d’opera. Non ultimo il caso dei giorni scorsi, fino all’ultimo giorno non sapevamo dove avrebbe piovuto di più e per quanto tempo.
Poi ci sarebbero da aggiungere le complessità microclimatiche dell’Italia, complessità che di certo non ci aiutano. Recentemente, giusto per farvi un esempio, abbiamo provato a spiegarvi le cause che hanno portato tantissima neve sull’arco alpino e pochissima lungo la dorsale appenninica.
Beh, oltre a differenze legate alla circolazione atmosferica dobbiamo prendere in considerazione i diversi microclimi del nostro bel Paese. Ed è giusto che sia così, sia chiaro, altrimenti non sarebbe l’Italia.
Abbiamo detto tutto, o quasi, quindi quando si legge una previsione meteo si deve tenere conto che il lavoro fatto è davvero certosino, ma non per questo privo d’errori. Potrebbe non esserlo, potrebbe esserlo, dipende da tutti quegli elementi che abbiamo descritto e proposto poco fa. Tenetene conto.