
(METEOGIORNALE.IT) Ci si interroga ripetutamente su quale rotta prenderà la bolla d’aria gelida che si formerà sulla Russia. I modelli matematici sono estremamente disturbati, a causa di una serie di elementi provenienti probabilmente dall’Oceano Atlantico che, sia con alte pressioni che con basse pressioni, tendono a far rotolare in maniera caotica le bolle d’aria fredda – anzi, gelida – che dall’Europa orientale si dovrebbero dirigere, spinte dall’anticiclone russo-siberiano ormai pronto a stabilirsi, verso l’Europa orientale, con l’intenzione di spingersi verso ovest.
Ad esempio, nelle emissioni del Centro Europeo di Previsione a Medio Termine, si è vista addirittura la massa gelida rotolare verso l’Italia, con persino nevicate abbondanti sulle regioni settentrionali, in pianura. Si parla della Pianura Padana, ma siamo sempre in ambito previsionale a lungo termine, anche perché attualmente siamo sotto un sistema di alta pressione di eccezionale intensità.
Questo cambiamento è ora atteso per marzo, nella prima decade del mese, quando dovrebbe iniziare la primavera meteorologica, che invece risulterà fortemente disturbata da questa novità proveniente dalla Siberia e dalla Russia europea. Va detto, però, che le previsioni sono talmente complesse che i modelli matematici prospettano repentine variazioni del tempo, soprattutto per l’Italia e le regioni settentrionali, ma non solo. Questo perché la massa d’aria fredda, ovunque colpisca, porterà con sé danni significativi: le temperature crolleranno anche sotto lo zero, con valori negativi persino in pieno giorno. Si tratta, dunque, di un evento di una certa rilevanza, di cui al momento bisogna ancora identificare con precisione le dimensioni – la portata della bolla d’aria fredda e, come già anticipato, la sua rotta.
Perché stiamo parlando di questo evento atmosferico così nel lungo termine? Perché, al di là dell’alta pressione di cui ormai tutti sono a conoscenza, è importante precisare che non si tratta dell’alta pressione delle Azzorre, come alcuni hanno sostenuto. Stiamo parlando dell’Anticiclone Africano: siamo attualmente sotto un anticiclone di origine africana e non delle Azzorre, un anticiclone che ha portato le temperature a valori vicini ai 30 °C nella parte sud-occidentale della Francia, e a picchi superiori ai 20 °C in molte regioni italiane.
Anche nel Nord Italia le temperature si mantengono fortemente superiori alla media, così come in Germania, dove appena qualche giorno fa cadeva la neve. Questo è l’effetto di questi anticicloni così imponenti e impetuosi che dall’Africa irrompono verso l’Europa, diventando anticicloni europei pur restando collegati a quello nordafricano. Anticicloni che generano una situazione di schiacciamento dell’aria verso i bassi strati, la quale si surriscalda: si registrano così sul continente europeo temperature che, in alcuni casi, superano addirittura quelle delle coste nordafricane. È evidente, dunque, che non si tratta di un caldo proveniente esclusivamente dall’Africa, ma di un caldo amplificato dalla forza e dalla furia di questo anticiclone imponente.
Questo anticiclone è attualmente il protagonista assoluto del meteo a breve e medio termine. Tuttavia, il meteo del breve termine, pur essendo quello attualmente noto, deve essere affiancato da un’analisi proiettata a più lungo raggio: a partire dal 23 marzo si intravede un cambiamento sulle regioni settentrionali e non solo, con un cedimento strutturale dell’Anticiclone Africano. Questa struttura attualmente beneficia di pressioni elevate sia al suolo che in quota – elemento che, durante la stagione estiva, si presenta in modo differente, poiché le temperature molto superiori abbassano le pressioni al suolo. Ma qui entriamo nel campo della fisica dell’atmosfera, e ci fermiamo.
Ricapitolando: il crollo dell’alta pressione africana è atteso attorno al 2-3 marzo, e a quel punto si apre la strada sia a un’interferenza oceanica – con il transito di perturbazioni che al momento non sembrano di grande intensità – sia, successivamente, all’intrusione di un fortissimo Anticiclone Siberiano, che si posizionerà sulla Russia europea fino alla Finlandia e alla Scandinavia, spingendo le proprie propaggini verso l’Europa orientale e forse, in parte, verso l’Italia.
Il nodo centrale rimane, come già detto, la rotta della bolla d’aria fredda, il cui nucleo più gelido sarà caratterizzato da valori davvero molto bassi, capaci di riportare le temperature a condizioni tipicamente invernali. E poiché andrà a contrastare con l’aria umida proveniente dall’Oceano Atlantico – e, nel caso dovesse raggiungere l’Italia, con quella mediterranea ancora più temperata – si genereranno anche fenomeni precipitativi intensi, in prevalenza sottoforma di rovesci e, qualora raggiungesse la Penisola, anche nevicate di forte intensità.
Il punto fondamentale resta l’incertezza: non sappiamo se saremo coinvolti da questo evento, né se l’Italia vivrà ancora un periodo di temperature tutto sommato accettabili o dovrà affrontare una vera e propria ondata di freddo fuori stagione. Perché ormai marzo non appartiene più all’inverno meteorologico: ricordiamo, infatti, che la primavera meteorologica inizia il primo marzo, mentre quella astronomica ha inizio esattamente tre settimane più tardi.
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