Lanzarote verde e irriconoscibile: l’anomalia meteo delle Canarie
(METEOGIORNALE.IT) Diciamocelo chiaramente, chi prenota un volo per Lanzarote in inverno si aspetta vulcani neri, terra arida e quel fascino lunare un po’ aspro. E invece? Invece, negli ultimi mesi, l’isola ha deciso di cambiare pelle, mostrandosi con un volto quasi impossibile, alieno per chi la conosce bene: distese di malpaís vulcanico tinte di un verde smeraldo acceso. Non è un’allucinazione collettiva, né un filtro di Instagram scappato di mano. È l’acqua. Tanta, tantissima acqua.
La stampa locale, con un misto di stupore e preoccupazione, ha snocciolato dati che fanno sgranare gli occhi. Stando a quanto riportato da La Voz de Lanzarote, che cita fonti del Consorcio de Seguridad y Emergencias, tra l’inizio di dicembre e il 5 gennaio alcune aree dell’isola avrebbero incassato qualcosa come 840 litri per metro quadrato. Un numero enorme, quasi tropicale, per una terra abituata alla sete.
Ma cosa diavolo sta succedendo lassù, sopra le nostre teste?
Il cielo si inceppa
La colpa, o il merito a seconda dei punti di vista, non è di una semplice perturbazione di passaggio. Sarebbe troppo banale. Il motore di tutto questo è una configurazione atmosferica che, per settimane, è rimasta letteralmente “incastrata” sull’Atlantico.
Immaginatevi un’autostrada del maltempo senza caselli. Le fonti scientifiche spagnole, e in particolare l’AEMET (l’agenzia meteorologica statale), parlano chiaro: la circolazione polare, quel fiume d’aria che scorre ad alta quota, ha deciso di scendere di latitudine e piantare le tende più a sud del solito.
In pratica, il getto polare intenso ha costretto le depressioni atlantiche a scivolare ripetutamente verso la Penisola Iberica e le Canarie, invece di puntare verso il Regno Unito o la Scandinavia come spesso accade. L’avviso speciale numero 09/2026 dell’AEMET lo mette nero su bianco: siamo di fronte a un pattern sinottico persistente. Insomma, la porta atlantica è rimasta spalancata e nessuno si è preoccupato di chiuderla.
Il fiume atmosferico
C’è però un dettaglio in più, quel “quid” che trasforma una pioggia normale in un diluvio. Alcune di queste borrasche – nell’avviso dei meteorologi iberici spunta il nome della tempesta Leonardo – non arrivano da sole. Si trascinano dietro un compagno di viaggio ingombrante: un carico d’aria di origine tropicale, satura di umidità.
I media specializzati spagnoli, come eltiempo.es, hanno rispolverato per l’occasione il termine “río atmosférico”, fiume atmosferico. È una lingua di vapore che parte dai Caraibi o dalle latitudini subtropicali e attraversa l’oceano per scaricare tutta la sua acqua sull’Europa occidentale e sulle isole.
Non è solo che piove spesso, è che piove con una “cattiveria” ed efficienza rara, proprio perché queste perturbazioni sono dopate da un’alimentazione calda e umida anomala per la stagione. Il risultato? Un gennaio da record. Anche la TV pubblica canaria ha confermato che, a livello regionale, è stato il 15° mese di apertura dell’anno più piovoso dal 1961, con precipitazioni quasi doppie rispetto alla media del trentennio 1991–2020.
Memoria storica e clima che cambia
Sorge spontanea una domanda: è mai successo prima? Sì, le Canarie non sono nuove a questi scherzi della natura. L’arcipelago vive di estremi, alternando lunghi silenzi pluviometrici a sfuriate improvvise. Gli archivi ci ricordano l’“aluvión” del 1826 o le inondazioni del 1957 a La Palma, eventi che hanno lasciato cicatrici profonde. Anche più di recente, nel marzo 1993 o nel 2002 a Tenerife, si sono visti accumuli spaventosi.
Tuttavia, quello che stiamo osservando oggi ha un sapore diverso. La frequenza degli impulsi e la persistenza su suoli ormai zuppi (saturi, tecnicamente) fanno riflettere.
C’entra il Riscaldamento Globale? Qui bisogna andarci coi piedi di piombo, come farebbe qualsiasi scienziato serio. Non possiamo puntare il dito contro il cambiamento climatico per ogni singolo acquazzone. Però, il nesso fisico è plausibile e molti esperti lo usano come ipotesi di lavoro: un mondo più caldo offre più vapore acqueo all’atmosfera (carburante per le tempeste) e un’amplificazione artica potrebbe rendere il Vortice Polare più instabile e ondulato.
Se il getto rallenta e si ondula, le configurazioni meteo si bloccano. E se il blocco avviene nel punto sbagliato, ti ritrovi con mesi di pioggia dove di solito splende il sole.
Intanto, Lanzarote si gode il suo abito verde. È un fenomeno effimero: i suoli vulcanici reagiscono in fretta, la vegetazione esplode, ma basteranno poche settimane di secco e vento per far tornare tutto nero e ocra. Godiamoci lo spettacolo finché dura, consapevoli che il cielo, ultimamente, sembra aver deciso di riscrivere le sue rotte abituali.
Fonti (METEOGIORNALE.IT)
- NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): analisi delle anomalie della temperatura superficiale dell’Atlantico e pattern di circolazione atmosferica globale. Link alla risorsa
- ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): monitoraggio dei flussi di umidità e previsioni stagionali relative al Jet Stream e ai blocchi atmosferici. Link alla risorsa
- WMO (World Meteorological Organization): report sullo stato del clima globale e studi sull’intensificazione del ciclo idrologico. Link alla risorsa
- AEMET (Agencia Estatal de Meteorología): avvisi speciali e climatologia storica delle Isole Canarie e della Penisola Iberica. Link alla risorsa
- AMS (American Meteorological Society): pubblicazioni scientifiche riguardanti la dinamica degli “Atmospheric Rivers” e il loro impatto sulle latitudini medie. Link alla risorsa

