
(METEOGIORNALE.IT) In questa sede dettaglieremo essenzialmente sui connotati della prossima azione polare in riferimento alle regioni settentrionali e senz’altro in successive analisi focalizzeremo sugli altri settori italiani.
Circa il Nord, dopo il lieve aumento termico anche qui, proprio di queste ore, va evidenziato un dato, in prospettiva per i prossimi 7 giorni, certamente più freddo rispetto a tutto il resto del territorio italiano. Oltre a una maggiore consistenza del freddo, va evidenziato, oltremodo, la sua persistenza, quindi con durata dell’azione fredda senz’altro più significativa rispetto al resto d’Italia.
Da fine dicembre il Nord Italia è sotto termiche negative intorno ai 1500 m e negative anche al suolo per inversione termica, grazie a una persistente serenità del cielo.
Nonostante le temperature in questi primi giorni del 2026 siano generalmente amentate sull’Italia per avvento di circolazione più mite occidentale, sulle regioni del Nord, questa circolazione sta incidendo poco e ancora meno lo farebbe nel corso dei prossimi giorni.
Sulle nostre regioni settentrionali, infatti, agirebbe in maniera più diretta la saccatura fredda artica che si estende dal Circolo Polare, Mare di Barents, fino praticamente alle Alpi.
Dunque, al lieve aumento termico, poco percepito, di ieri e ancora di queste ore, seguirebbe repentinamente, già da questa sera/notte, un nuovo, progressivo e apprezzabile calo che avrebbe il suo culmine nel giorno 7 gennaio.
Sulle regioni settentrionali, quindi, si annunciano almeno 4 giorni di freddo in crescendo con valori spesso sotto zero in pianura di notte e al mattino, vicini allo zero in collina anche di giorno. Ma una interrogativo nasce spontaneo: la neve?
Behh, questa, in effetti, è la nota dolente. A fronte di una maggiore e persistente esposizione, che non il resto d’Italia, a una circolazione fredda artica, le regioni settentrionali, già da diversi giorni con tempo asciutto, per gran parte del periodo freddo prossimo sarebbero poco esposte ai flussi perturbati.
La circolazione delle correnti portanti, infatti, sarebbe occidentale con prevalente traiettoria medio bassa sul nostro bacino, per cui ad essere maggiormente interessate dalle precipitazioni sarebbero le regioni centro-meridionali italiane, al più in misura maggiore l’Emilia Romagna, scarsa esposizione del resto del Nord, dove il tempo per gran parte della fase fredda continuerebbe a essere pressoché asciutto.
Ci sarebbe, tuttavia, secondo le ultime indicazioni, una fase in cui, fronti Instabili occidentali più ostinati riuscirebbero a risalire la penisola anche verso parte del Nord e a portare anche qui precipitazioni. Naturalmente in presenza di un contesto termico piuttosto freddo, le precipitazioni assumerebbero carattere diffusamente nevoso.

Questa azione più instabile anche per il Nord, dovrebbe concretizzarsi, stando agli ultimissimi aggiornamenti, proprio tra la Befana, martedì 6, e il giorno successivo, mercoledì 7 gennaio.
La collocazione un po’ più alta di un minimo tirrenico riuscirebbe a spingere fronti soprattutto verso l’Emilia Romagna, dove potrebbe esserci la neve più consistente fino in pianura, ma discrete nevicate potrebbero riguardare anche la Pianura Padana centro-orientale, dunque la Lombardia centro orientale, buona parte del Veneto e anche i settori pianeggianti del Friuli Venezia Giulia.
Stando sempre alle ultime dinamiche bariche, le regioni occidentali del Nord, potrebbero rimanere più al margine dell’azione instabile, con fiocchi assenti o solo scarsi, localizzati, magari qualche precipitazione nevosa in più sulle aree Liguri e alpine in genere.
Nella mappa interna, abbiamo sintetizzato le possibili aree settentrionali con neve tra la Befana e mercoledì 7. In quelle in celeste, neve più fiacca, generalmente con imbiancate, solo localmente con qualche centimetro; nelle aree in blu tenue e poi in quelle in blu più scuro, possibile neve più consistente, anche nella misura di diversi centimetri localmente.
Ricordiamo, però, che questa stima è ancora incerta, riferendosi a una fascia temporale ancora oltre le 72 ore, per cui l’apporto instabile e, di conseguenza, la consistenza dei fiocchi, potrebbe scemare, come pure aumentare con dati più freschi di inizio settimana.
Torneremo a dettagliare sull’ipotesi neve in pianura al Nord, nei nostri quotidiani aggiornamenti.Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF).
