
(METEOGIORNALE.IT) Le ultime proiezioni indicano un riscaldamento intenso alle alte latitudini, tale da indebolire drasticamente il vortice fino a una possibile frammentazione in due lobi principali, con effetti potenzialmente rilevanti anche sulla circolazione troposferica europea.
Non si tratta di un semplice disturbo passeggero: quando la stratosfera artica si riscalda rapidamente, l’equilibrio dinamico che mantiene compatto il Vortice Polare viene meno. I venti zonali si indeboliscono o addirittura si invertono e la massa d’aria fredda, normalmente confinata attorno al Polo, tende a redistribuirsi verso le medie latitudini.
È un processo complesso, che non produce effetti automatici al suolo, ma che aumenta sensibilmente la probabilità di irruzioni fredde significative nelle settimane successive.
La frammentazione del Vortice: cosa significa davvero
Nel caso prospettato dagli attuali scenari modellistici, il Vortice Polare non verrebbe semplicemente spostato, ma diviso in più nuclei distinti.
Questi lobi possono seguire traiettorie differenti: uno potrebbe dirigersi verso il Nord America, un altro verso l’Eurasia, oppure il raffreddamento potrebbe distribuirsi in modo più diffuso sull’emisfero. La chiave dell’evoluzione europea risiede proprio nella collocazione finale del lobo euro-asiatico e nella capacità della troposfera di recepire il segnale stratosferico.
È importante sottolineare che tra stratwarming e impatto al suolo esiste spesso un ritardo temporale di 7–14 giorni, durante il quale il segnale deve propagarsi verso i bassi strati. Non tutti gli SSW producono ondate di gelo in Europa, ma quelli più intensi e accompagnati da un vero split del vortice aumentano in modo significativo la probabilità di pattern a blocco, con scambi meridiani marcati.

Europa e Mediterraneo: rischio aperto, non certezza
Per l’Italia, allo stato attuale, non si può parlare di freddo garantito. Lo scenario resta aperto, ma non dominante. Se uno dei lobi freddi dovesse essere pilotato verso l’Europa centro-occidentale, il Mediterraneo potrebbe trovarsi lungo la traiettoria di aria artico-continentale, con un cambiamento termico rapido e marcato. In un contesto simile, anche il nostro Paese potrebbe passare in tempi brevi da condizioni miti a un assetto pienamente invernale.
Tuttavia, altre soluzioni restano altrettanto plausibili: il freddo potrebbe concentrarsi più a est, verso Russia e Balcani, oppure essere in parte assorbito dal settore nord-americano. È proprio questa sensibilità alle piccole variazioni iniziali che rende le fasi post-SSW tra le più difficili da prevedere nel medio termine.
Cosa osservare per capire se l’Italia sarà coinvolta
Nei prossimi giorni l’attenzione dovrà concentrarsi su alcuni indicatori chiave: la formazione di blocchi anticiclonici tra Groenlandia, Atlantico e Scandinavia, la traiettoria dei lobi freddi in uscita dall’Artico e l’evoluzione delle temperature a 850 hPa sull’Europa. Solo la combinazione di questi elementi potrà trasformare il potenziale stratosferico in un evento concreto al suolo.
In sintesi, il segnale stratosferico è forte e strutturato e rappresenta un fattore di rischio invernale non trascurabile per la prima metà di febbraio. Ma tra possibilità e previsione operativa esiste ancora una distanza da colmare. Il copione non è scritto: la partita si giocherà nei prossimi aggiornamenti, quando la troposfera inizierà a rispondere, o meno, al profondo disturbo in atto sopra il Polo Nord.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
