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Rivoluzione meteo, SPLIT del Vortice Polare: Mega Lobo pronto a colpire

Dinamica non zonale: aumenta il rischio di scambi meridiani e irruzioni artiche

Angelo Ruggieri di Angelo Ruggieri
22 Gen 2026 - 11:00
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Negli ultimi aggiornamenti del modello ECMWF stanno emergendo scenari di grande interesse meteo per la parte finale di gennaio e l’inizio di febbraio 2026, legati a un nuovo e significativo disturbo del vortice polare innescato da un riscaldamento stratosferico maggiore (SSW).

 

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(METEOGIORNALE.IT) Si tratta di proiezioni che, pur presentando ancora un grado di incertezza elevato, mostrano una coerenza dinamica che merita attenzione, soprattutto per le possibili ripercussioni sull’Europa.

 

Un vortice polare in profonda trasformazione

Il vortice polare non appare più come una struttura compatta e centrata sull’Artico, ma come un sistema fortemente deformato e allungato, sottoposto a una pressione crescente da parte delle onde planetarie. Questo processo di “stretching” emisferico è tipico delle fasi successive a un SSW intenso e precoce, quando la stratosfera perde la sua funzione di contenimento del freddo alle alte latitudini.

 

Le simulazioni ensemble del Centro Europeo mostrano un vortice progressivamente sbilanciato verso il settore euro-asiatico e nordamericano, con una circolazione che tende a perdere zonalità e ad assumere caratteristiche sempre più ondulate. In termini pratici, questo significa un aumento degli scambi meridiani e una maggiore probabilità di discese fredde verso le medie latitudini.

 

Lo split del vortice e il ruolo del Nord America

Uno degli aspetti più rilevanti è la tendenza allo sdoppiamento del vortice polare in due lobi principali. Il primo, più compatto e profondo, si collocherebbe tra Canada e Stati Uniti, diventando un vero e proprio serbatoio di aria artica capace di alimentare ripetute ondate di gelo sul Nord America. Il secondo lobo, più mobile e meno strutturato, sarebbe proiettato verso l’Eurasia, con possibili interferenze sul continente europeo.

 

È importante sottolineare che alcune mappe mostrano configurazioni particolarmente estreme, con un lobo nordamericano quasi isolato. Questi scenari vanno interpretati come sviluppi limite all’interno del ventaglio ensemble e non come previsioni puntuali. Tuttavia, la tendenza di fondo – vortice disturbato, poco zonale e frammentato – appare solida.

 

Cosa cambia per l’Europa

Per l’Europa, il segnale più affidabile è la persistenza di un assetto invernale almeno fino ai primi giorni di febbraio. Un vortice polare disturbato favorisce infatti indici AO e NAO su valori neutro-negativi, con maggiori probabilità di blocchi alle alte latitudini (area groenlandese o scandinava) e affondi freddi verso il continente.

 

Le regioni più esposte a fasi di freddo intenso restano l’Europa centro-settentrionale, orientale e balcanica, dove le anomalie termiche potrebbero risultare sensibilmente inferiori alla media. In queste aree aumenta anche il rischio di neve diffusa, gelo persistente e condizioni invernali severe, soprattutto se il serbatoio gelido riuscirà a consolidarsi tra Nord-Est Europa e Russia occidentale.

 

Il Mediterraneo e il ruolo delle ciclogenesi

Per il Mediterraneo, e in particolare per l’Italia, lo scenario è più delicato e dipendente dai dettagli sinottici. Un contesto con blocchi alto-latitudinali e saccature artiche in discesa può favorire la formazione di depressioni mediterranee, potenzialmente in grado di richiamare aria fredda verso sud.

 

La differenza la farà la traiettoria dei minimi: soluzioni troppo occidentali limiterebbero il freddo all’Europa settentrionale, mentre affondi più orientali o adriatici potrebbero aprire la strada a episodi invernali anche significativi, con neve a quote basse su Adriatico e Appennino interno. In questo senso, febbraio 2026 appare come un mese con finestre favorevoli, ma non ancora definibile in termini di eventi estremi certi.

 

Un segnale da seguire, non da estremizzare

Il quadro che emerge non è quello di una replica automatica di grandi eventi storici, ma di una fase dinamicamente complessa e potenzialmente rilevante, in cui la stratosfera sta giocando un ruolo chiave nel condizionare la troposfera. La presenza di un vortice polare disturbato rappresenta un fattore predisponente, non una garanzia di gelo diffuso ovunque.

 

In conclusione, il messaggio più affidabile è la fine della monotonia zonale e l’ingresso in una fase più invernale e movimentata sull’Europa, con il Nord America probabilmente al centro delle irruzioni più severe e il Vecchio Continente esposto a nuovi scambi freddi.

 

I dettagli ‘regionali’, soprattutto per il Mediterraneo, restano però tutti da definire e andranno monitorati passo dopo passo, senza forzare letture sensazionalistiche. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: lobo siberianosplit vortice polarestratwarming
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Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri ha acquisito la certificazione di Tecnico Meteorologo Dekra nel 2019 e nel 2020 è entrato a far parte di AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) in qualità di Meteorologo. Si occupa di previsioni meteorologiche da oltre 25 anni. Ha redatto rapporti di eventi e studi climatologici sul proprio territorio regionale. Si occupa saltuariamente di presentazione di previsioni meteorologiche all'interno di rubriche televisive. Ha pubblicato nel 2017 un'opera dal titolo "La neve a Lanciano dal 1836 al 2016". Pubblica quotidianamente previsioni ed analisi meteorologiche su diversi siti meteo. Ha diverse specializzazioni conseguite negli anni in: 'Meteorologia di base', 'Meteorologia avanzata', 'Meteorologia in mare' presso il Centro Epson Meteo.

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