
(METEOGIORNALE.IT) Il ciclone africano che in queste ore sta interessando il Sud Italia sta mostrando il suo volto più distruttivo soprattutto lungo le coste, dove vento, pressione molto bassa e mare molto grosso stanno causando gravi disagi e danni. È una mareggiata eccezionale quella in atto: le aree più colpite risultano la Sicilia, la Calabria e la Sardegna, con un impatto particolarmente severo sui settori esposti ai venti di Scirocco e Levante, quindi soprattutto lungo le coste ioniche e nel Canale di Sicilia.
Mareggiata estrema, Sicilia e Calabria le più colpite
In Sicilia le mareggiate stanno causando danni diffusi ai lungomari, alle strutture portuali e alle strade costiere, con onde che in alcuni tratti hanno superato abbondantemente i 7–8 metri di altezza significativa, e picchi locali ancora superiori. Le zone più esposte sono quelle affacciate sullo Ionio, dal Messinese al Catanese, fino al Siracusano e al Ragusano, ma criticità importanti si stanno registrando anche nel Canale di Sicilia, dove isole come Lampedusa, Linosa e Pantelleria sono investite da un moto ondoso eccezionale. In più punti il mare ha superato le barriere frangiflutti, invadendo sedi stradali e provocando erosione accelerata delle spiagge e cedimenti localizzati.
Situazione molto delicata anche in Calabria, dove il versante ionico è sottoposto a una vera e propria tempesta marina persistente. Qui le onde, sospinte da raffiche violente, si infrangono con grande energia contro coste spesso fragili dal punto di vista geomorfologico. Si segnalano crolli parziali di tratti di lungomare, danneggiamenti a infrastrutture costiere e allagamenti nelle zone immediatamente retrostanti la costa, con disagi alla viabilità e interventi continui dei soccorsi. Il Tirreno risulta mediamente meno colpito, ma anche qui non mancano mare agitato e danni localizzati nei tratti più esposti.
In Sardegna il ciclone sta producendo mareggiate molto forti sui settori meridionali e orientali, con problemi nei porti, sospensioni dei collegamenti marittimi e condizioni proibitive per la navigazione. Le coste esposte ai venti orientali stanno subendo un forte stress, soprattutto dove il fondale degrada rapidamente favorendo l’innalzamento dell’onda sotto costa.
Le zone più esposte in questa fase:
- Coste ioniche di Sicilia e Calabria
- Canale di Sicilia e isole minori
- Sardegna orientale e meridionale
Impressionante questo video che arriva da Scaletta Zanclea, nel messinese, dove il mare invade il centro abitato:
Perché le mareggiate sono così violente
Per comprendere perché queste mareggiate risultino così violente, è fondamentale introdurre il concetto di fetch, ovvero la distanza libera percorsa dal vento sopra la superficie del mare senza ostacoli. In questa configurazione atmosferica il vento soffia per molte ore, a volte per giorni, lungo traiettorie molto estese tra il Nord Africa e il Mediterraneo centrale. Questo permette alle onde di crescere progressivamente in altezza, lunghezza e potenza. Più il fetch è lungo e più il vento è intenso e persistente, maggiore sarà l’energia accumulata dal mare.
È esattamente ciò che sta accadendo nel Canale di Sicilia e sullo Ionio, dove il Mediterraneo agisce quasi come un serbatoio energetico che restituisce poi tutta la sua forza contro le coste.
Un altro aspetto cruciale è la profondità del ciclone. La pressione molto bassa al centro del sistema crea un forte gradiente barico con le alte pressioni circostanti, accelerando i venti fino a valori di burrasca o tempesta. Questo non solo alza le onde, ma provoca anche un innalzamento del livello medio del mare (storm surge), che facilita l’ingressione dell’acqua marina nelle aree costiere più basse.
Effetti più pericolosi associati alla mareggiata:
- Erosione costiera rapida
- Cedimenti di lungomari e infrastrutture
- Allagamenti nelle aree costiere più basse
Le conseguenze non si limitano ai danni immediati. Le mareggiate di questo tipo producono erosione costiera rapida, asportando grandi quantità di sabbia dalle spiagge, scavando alla base di moli, scogliere e infrastrutture e mettendo a rischio stabilità già precarie. In molte località il danno vero emergerà solo nelle prossime settimane.
Apice ancora lontano: cosa succederà nelle prossime ore
Ma quando arriverà l’apice di questa ondata di maltempo? Ebbene, siamo ancora distanti dal picco massimo di questo ciclone nordafricano. L’occhio del ciclone si sta lentamente spostando dal Canale di Sicilia al Mar Ionio centrale, dove arriverà nel pomeriggio di questo mercoledì 21 gennaio. Questo significa che il mare sarà ancora estremamente agitato per almeno altre 24 ore, producendo onde altissime almeno fino a 6–7 metri sui litorali di tutta la Calabria, dal Reggino al Cosentino, dove sarà altissimo il rischio di allagamenti, danni e crolli sui tratti costieri più esposti.
Ancora mare grosso anche sulla Sicilia orientale, tra Messinese ionico e Catanese, con onde fino a 6 metri per tutta la giornata. Con lo spostamento del ciclone nel cuore del Mar Ionio avremo un moto ondoso estremamente più importante anche su Basilicata e Puglia ionica, dove si prevedono onde fino a 5 metri tra il Metapontino e l’arco ionico tarantino.
Insomma, si prospetta un’altra giornata difficile per le regioni ioniche dalla Sicilia alla Puglia. Da non sottovalutare anche le forti piogge attese per altre 24 ore tra Basilicata e Calabria, dove si prevedono picchi di oltre 100–150 mm, che andranno a sommarsi alla pioggia già caduta. Un graduale miglioramento del tempo arriverà da giovedì, quando il ciclone si sposterà definitivamente verso est.
Fonti e crediti
Per l’analisi di questa mareggiata estrema sono stati consultati i principali modelli previsionali internazionali, tra cui GFS (https://www.ncep.noaa.gov), ECMWF (https://www.ecmwf.int) e le elaborazioni del NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per valutare vento, fetch, moto ondoso e dinamica ciclonica nel Mediterraneo centrale. (METEOGIORNALE.IT)



