
(METEOGIORNALE.IT) Il mese di febbraio, osservando attentamente i vari modelli matematici, in particolare quelli del Centro Meteo Europeo, appare contraddistinto da un meteo estremo, a 360 gradi. Ma perché? Vediamolo insieme.
In primo luogo, il Vortice Polare, questa volta, presenterebbe dei lembi di masse d’aria fredda, vere e proprie sacche gelide che scendono dalle regioni polari con intensità marcata, e che potrebbero investire anche in pieno l’Italia.
Inoltre, i modelli previsionali, compreso quello elaborato dal Centro Meteo Europeo, continuano a indicare un indice NAO negativo (North Atlantic Oscillation), il che implica la probabile discesa di perturbazioni da ovest, provenienti dal Basso Oceano Atlantico. Queste perturbazioni transiterebbero dapprima sulla Penisola Iberica, per poi attraversare il Mediterraneo, l’Italia e infine raggiungere i Balcani.
Durante questo passaggio, potrebbero incontrare l’aria gelida proveniente da nord, innescando così tempeste di neve improvvise. So bene che questa espressione può sembrare eccessiva o addirittura catastrofica, ma in realtà la previsione è fondata: i modelli matematici, specialmente quello europeo, prevedono nell’arco di due settimane il transito di due profonde basse pressioni al di sotto dei 990 hPa, con punte anche di 985 hPa.
Si tratta di valori ancora da confermare, è vero, ma rappresentano proiezioni significative che indicano condizioni meteo estreme, con perturbazioni intense, precipitazioni abbondanti e aria fredda che, partendo dalle regioni polari, si spingerà verso sud, raffreddando progressivamente l’Europa centro-settentrionale.
Questa massa d’aria gelida potrebbe essere risucchiata dalle depressioni in arrivo, generando quelle che si definiscono tempeste di neve, ovvero rovesci nevosi molto violenti, capaci di accumulare 20-30 centimetri (e oltre) di neve in poche ore.
Sì, si tratta di fenomeni meteo insoliti per l’Italia, ma negli ultimi tempi stiamo assistendo a eventi atmosferici sempre più anomali rispetto al passato. Basta osservare le immagini della recente tempesta che ha colpito la Sardegna orientale e meridionale, la Sicilia e la Calabria, dove sulle coste si sono abbattute ondate di dimensioni spaventose. Una boa nello Ionio ha misurato onde alte oltre 15 metri: si tratta di valori da Oceano Atlantico, dove ci sono ampi spazi per lo sviluppo di simili onde. È evidente che c’erano anche venti fortissimi alla base di queste condizioni, ed è proprio questo il contesto di un Meteo estremo.
Non c’è da stupirsi, dunque, se ipotizziamo scenari fuori media: l’aria fredda è molto vicina all’Italia, anche se al momento i modelli non indicano un’irruzione gelida imminente. Qualora tali proiezioni si manifestassero nel breve periodo (una settimana, dieci giorni), andrebbero comunque considerate come ipotesi, dato che questi scenari sono altamente nevrotici e possono essere confermati solo pochi giorni prima.
Tuttavia, il solo fatto che i modelli prospettino basse pressioni così profonde è già significativo: il Mediterraneo, ben più caldo dell’Oceano Atlantico, è ormai un incubatore di contrasti termici capaci di generare tempeste vere e proprie, con precipitazioni estremamente abbondanti.
Non è una novità per l’Italia: basta ricordare la tempesta Enrique, che in soli tre giorni ha scaricato fino a 700 millimetri di pioggia nel Catanese, verso l’Etna, e 500 millimetri sulla Sardegna orientale, nei rilievi pedemontani. Quantitativi impressionanti, paragonabili a quelli registrati in Kamčatka, dove sono caduti quattro metri di neve in pochi giorni.
Ovviamente la Kamčatka vive dinamiche atmosferiche completamente diverse, con un clima rigido costante, mentre in Europa le ondate di freddo sono diventate sporadiche, soprattutto a causa dei Cambiamenti Climatici. La temperatura globale è aumentata, e questo risulta particolarmente evidente in Europa, dove si sono modificate le sinottiche atmosferiche.
Ci sono numerosi studi scientifici che dimostrano come le configurazioni bariche, ossia la distribuzione di alte e basse pressioni, regolino il traffico di masse d’aria calda e fredda. In questa fase, si nota una maggiore presenza di correnti oceaniche rispetto a quelle provenienti dalla Russia, che in passato irrompevano con maggior frequenza nel continente.
Questo ha comportato un aumento della temperatura invernale in Europa e una riduzione significativa delle nevicate, anche in Italia. Non è quindi una conseguenza isolata.
Lo stesso vale per i mesi estivi, dove il protagonista è ormai l’Anticiclone Africano, che ha sostituito quello delle Azzorre, più defilato sull’Atlantico. Un’ulteriore prova di come sia cambiata non solo la temperatura, ma anche la struttura atmosferica nel suo complesso.
Il Cambiamento Climatico non si esprime solo con l’aumento delle temperature, ma anche attraverso la mutazione delle dinamiche atmosferiche che ne amplificano gli effetti. So che può sembrare complicato da comprendere, ma è proprio ciò che sta succedendo in Europa. In altri continenti, come il Nord America, si osservano invece fenomeni opposti: ondate di calore estremo ma anche irruzioni artiche violente, come quella attualmente in corso.
Per questo motivo, il mese di febbraio va tenuto d’occhio: potrebbe rivelarsi il più dinamico e pericoloso dei tre mesi invernali. Storicamente, è proprio a febbraio che si verificano le irruzioni fredde più intense, poiché il Vortice Polare perde coesione ed elasticità, generando anse fredde che scivolano verso sud.
Si accentuano le onde di Rossby, si intensificano i Jet Stream con moti da nord verso sud e viceversa. In poche parole: sbalzi termici marcati, variabilità accentuata, ripresa delle precipitazioni, ad esempio sul Nord Italia, dove tra gennaio e parte di dicembre si è toccato il picco minimo annuale di pioggia.
Febbraio è un mese molto importante, spesso sottovalutato, considerato quasi primaverile dagli appassionati, ma non lo è affatto. Può sembrare tale quando l’alta pressione domina, portando siccità e mitezza, ma quest’anno il freddo c’è, si è già manifestato e sta bussando nuovamente alle porte dell’Europa.
Non parlare di freddo in Europa è ormai fuori luogo: lo dimostrano i dati dei più autorevoli centri meteorologici internazionali, come il Centro Meteo Europeo (ECMWF) o il NOAA americano.
È possibile che alla fine del mese esploda un periodo primaverile, con l’espansione di masse d’aria africana, ma fa tutto parte del cosiddetto Meteo estremo, che dobbiamo accettare, ma soprattutto prevedere, analizzare, comprendere.
L’uomo, ancora oggi, è in grado di avere una supremazia interpretativa sui modelli, individuando potenzialità e scenari futuri al di là delle semplici simulazioni numeriche.
Febbraio 2026, ormai alle porte, si presenta come un mese molto particolare. Prestarvi estrema attenzione sarà fondamentale. Non si tratta di fantascienza, né di certezze assolute, ma di ipotesi fondate, ben distinte dalle semplici previsioni del tempo per lunedì, martedì o mercoledì.
Quelle sono facili da trovare ovunque: su app, siti meteo, canali dedicati. Questo approfondimento vuole invece offrire una riflessione, una visione climatica sul possibile sviluppo del tempo. Il futuro? Vedremo. Per ora, teniamoci questo febbraio.
Fonti e riferimenti: (METEOGIORNALE.IT)
