
(METEOGIORNALE.IT) L’attenzione è tutta concentrata su un forte ciclone che tra domenica 18 e martedì 20 gennaio colpirà soprattutto Sardegna e Sicilia, con effetti molto pesanti anche sulla Calabria. In parole semplici, stiamo parlando di una perturbazione molto ben organizzata, capace di portare piogge intense, venti violenti e mareggiate estreme.
Uno degli aspetti che rende questa configurazione particolarmente insidiosa è la sua lentezza di movimento. Non si tratta di un sistema perturbato rapido, ma di una struttura destinata a rimanere quasi stazionaria per diversi giorni sul Mediterraneo centrale, continuando a convogliare verso le stesse aree grandi quantità di umidità ed energia. Questo aumenta notevolmente il rischio di accumuli pluviometrici molto elevati su territori già fragili dal punto di vista idrogeologico.
Come si svilupperà questo ciclone
Questo ciclone nasce poco lontano dall’Italia, tra l’Atlantico e il Nord Africa, a causa di un particolare “incastro” delle correnti d’aria in alta quota. Un blocco anticiclonico situato sull’Est Europa impedisce al maltempo atlantico di scorrere via velocemente verso est, costringendolo invece a scendere verso l’Algeria e poi a risalire nel Mediterraneo. Qui trova aria calda e umida, che funziona come carburante, permettendogli di diventare molto profondo e potente.
Il Mediterraneo, in questa fase dell’anno, rappresenta una vera e propria riserva energetica: le acque ancora relativamente calde rilasciano grandi quantità di calore latente, che alimentano ulteriormente il ciclone e ne rallentano l’indebolimento. È proprio questo meccanismo che consente a molte depressioni mediterranee di intensificarsi rapidamente e di mantenere una struttura compatta per più giorni consecutivi.
Venti tempestosi in arrivo
Il risultato sarà una fortissima differenza di pressione tra l’alta pressione presente sull’Europa orientale e il ciclone in risalita dal Nord Africa. Questa differenza è ciò che genera venti estremamente intensi, soprattutto di Scirocco e Levante, diretti verso Sardegna, Sicilia e Calabria. Da lunedì si prevedono raffiche superiori ai 100 km/h, con punte ancora più elevate nelle zone esposte e sui rilievi, come l’Etna.
La presenza di rilievi montuosi accentua ulteriormente la forza del vento, poiché le correnti vengono accelerate nei passaggi obbligati e lungo i versanti esposti. In quota e lungo i crinali, le raffiche possono risultare molto più violente rispetto alle aree pianeggianti, aumentando il rischio di danni a infrastrutture, boschi e linee elettriche.

Il ruolo chiave del “fetch” e delle mareggiate estreme
Uno degli aspetti più pericolosi sarà il moto ondoso. Il “fetch”, in questo caso, avrà un’influenza determinante. I venti soffieranno per molte ore lungo tutto il Mar Ionio, senza ostacoli, accumulando energia. Questo permetterà la formazione di onde enormi, alte 6–7 metri in media, con punte oltre gli 8 metri. Si tratta di veri e propri muri d’acqua diretti contro le coste ioniche di Sicilia e Calabria.
Il fetch rappresenta la distanza su cui il vento riesce a soffiare in modo continuo sulla superficie del mare: più è lungo, maggiore è l’energia trasferita alle onde. In questa configurazione i venti di Scirocco percorrono centinaia di chilometri sopra il Mar Ionio, consentendo al moto ondoso di crescere progressivamente sia in altezza che in potenza, fino a diventare estremamente distruttivo una volta giunto sotto costa.
Le zone più a rischio sono:
- Le coste orientali della Sicilia
- Le coste ioniche della Calabria
- Le coste meridionali della Sardegna
Tra la notte di lunedì e martedì sono attese mareggiate molto violente, capaci di causare erosione costiera e danni ai lungomari. In alcune aree, soprattutto dove mancano dune o protezioni naturali, l’impatto potrebbe essere particolarmente serio.
Le mareggiate, oltre ai danni diretti, possono anche ostacolare il naturale deflusso dei fiumi verso il mare, favorendo allagamenti nelle zone costiere e retrodunali proprio nel momento in cui le piogge risultano più intense.
Nubifragi e rischio idrogeologico elevato
Da non tralasciare il rischio nubifragi, che saranno forti e persistenti su Sardegna, Sicilia e Calabria. In particolare spuntano accumuli oltre i 250 mm a ridosso dei rilievi della Sicilia orientale, della Calabria ionica e della Sardegna, complice l’effetto stau.
Lo stau rappresenta uno dei fattori chiave di questo peggioramento:
- Le correnti umide di Scirocco impattano contro i rilievi
- L’aria è costretta a sollevarsi rapidamente
- Si innescano precipitazioni molto più intense e persistenti
Questo processo spiega perché gli accumuli maggiori siano attesi nelle aree interne e pedemontane. In queste condizioni il rischio di frane, smottamenti e alluvioni lampo aumenta sensibilmente, rendendo necessario un monitoraggio costante dell’evoluzione meteo nelle prossime ore e nei prossimi giorni.
Fonti e modelli di riferimento
Per questa analisi sono stati consultati i principali modelli previsionali internazionali, tra cui il GFS del NOAA (https://www.ncep.noaa.gov), il modello ECMWF del Centro Meteo Europeo (https://www.ecmwf.int) e i dati ufficiali della NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per valutare l’intensità dei venti, il fetch marino e l’evoluzione del moto ondoso nel Mediterraneo. (METEOGIORNALE.IT)
