
(METEOGIORNALE.IT) Nelle ultime ore Letojanni è finita al centro dell’attenzione mediatica per una mareggiata di eccezionale violenza, capace di superare il lungomare e invadere strade e spazi urbani affacciati sullo Ionio. Le immagini che arrivano dal Messinese mostrano onde potenti che si infrangono direttamente contro le strutture costiere, con l’acqua marina che riesce a penetrare all’interno del centro abitato. I danni sono innumerevoli: strade scomparse, voragini e strutture devastate.
Letojanni devastata dalla mareggiata, cosa è successo
Alla base di quanto sta accadendo c’è una profonda depressione mediterranea, strutturata e ben alimentata in quota, che ha trovato nello Ionio uno specchio d’acqua ideale per caricarsi di energia. In presenza di venti persistenti disposti lungo un ampio tratto di mare, il moto ondoso ha potuto svilupparsi su un fetch molto lungo, ovvero la distanza sulla quale il vento soffia senza ostacoli sulla superficie marina. Ed ecco che si sono sviluppate onde fino a 9 metri di altezza sotto costa, le quali hanno devastato tanti litorali della Sicilia orientale, incluso quello di Letojanni, nel messinese.
I fattori che hanno amplificato l’impatto:
- Venti persistenti da est e sud-est, attivi per molte ore consecutive
- Fetch esteso sul Mar Ionio, con accumulo progressivo di energia ondosa

Il ruolo della morfologia costiera di Letojanni
Nel caso di Letojanni entra in gioco anche la morfologia costiera. Il tratto di litorale è relativamente esposto alle correnti orientali e sud-orientali, e la presenza di spiagge strette e opere di difesa non sempre sufficienti facilita il fenomeno dello scavalcamento delle onde. Quando il livello medio del mare aumenta per effetto della bassa pressione atmosferica, e contemporaneamente arrivano onde lunghe e cariche di energia, il mare riesce letteralmente a “saltare” le barriere naturali e artificiali, riversandosi verso l’interno.
Non si tratta quindi solo di onde alte, ma di onde con periodo lungo, capaci di mantenere forza anche in prossimità della battigia.
Il martellamento continuo e i danni strutturali
Un altro elemento da considerare è il ruolo della risacca e del continuo martellamento esercitato dal moto ondoso. Le mareggiate più dannose non sono quasi mai legate a un singolo frangente, ma a ore e ore di onde che colpiscono lo stesso punto, indebolendo progressivamente le strutture. A Letojanni questo ha favorito il cedimento di alcune passerelle e il danneggiamento di tratti del lungomare, con l’acqua che ha trovato varchi sempre più facili per entrare nelle strade parallele alla costa.
Dal punto di vista meteorologico, le mareggiate come questa rappresentano uno degli effetti più insidiosi dei cicloni mediterranei invernali. Quando il vento soffia a lungo dalla stessa direzione, il mare non ha il tempo di “scaricare” l’energia accumulata, e ogni nuova ondata si somma a quella precedente, aumentando il rischio di danni lungo le coste.

Piogge intense e allagamenti costieri
Non va poi sottovalutato il legame tra mareggiata e piogge intense. In un contesto di maltempo diffuso, con precipitazioni abbondanti sull’entroterra, la capacità di drenaggio delle aree costiere può ridursi drasticamente. Se l’acqua piovana non riesce a defluire verso il mare perché il livello marino è già elevato e spinto verso terra dal vento, il rischio di allagamenti costieri cresce ulteriormente, come osservato proprio a Letojanni.
Fonti e crediti
Per l’analisi dell’evoluzione del ciclone, del moto ondoso e della dinamica del fetch sono stati consultati i principali centri di riferimento internazionali, tra cui GFS (https://www.ncep.noaa.gov), ECMWF (https://www.ecmwf.int) e i dataset del NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per l’inquadramento sinottico e marino dell’evento. (METEOGIORNALE.IT)
