(METEOGIORNALE.IT) Ci risiamo. Chi segue le cronache d’oltreoceano avrà notato le immagini surreali che arrivano dal Nord America. Auto sepolte, città semiparalizzate, un freddo da record, fin sino ai 40°C sotto zero in Canada. Eppure, proprio mentre scrivo, i modelli matematici ci dicono che sta per succedere l’impensabile: un “rimbalzo” termico. Sì, perché, dopo aver battuto i denti per giorni con temperature crollate sotto i -30°C, nel nordovest degli USA gli americani potrebbero passare il 25 dicembre con un clima decisamente più mite.
Ma la domanda che tutti noi, questo schiaffo gelido, dove andrà a finire? Ci sono pareri che prospettano un freddo acuto verso qui nel Vecchio Continente, anche se la risposta è complessa, affascinante e – diciamolo – un po’ inquietante per chi ama il caldo.
Il valzer impazzito del Vortice Polare
Tutto parte da lassù, dalla Troposfera. Il Vortice Polare non è un cerchio perfetto, ma una sorta di trottola che ha perso l’equilibrio. All’inizio di questo dicembre 2025, la trottola si è “rotta”, mandando un lobo gelido proprio sopra il Canada e gli Stati Uniti.
È il classico effetto farfalla, no? Una perturbazione, un battito d’ali meteorologico che scatena il caos. Nulla c’entra lo Stratwarming – il riscaldamento improvviso della stratosfera – che per ora non ha avuto modo di alterare la circolazione della Troposfera.
Ora, però, la fisica dell’atmosfera cerca sempre un equilibrio. E l’equilibrio, paradossalmente, arriva con un eccesso opposto.
Dalle tempeste di neve al caldo anomalo
Sembra assurdo, ma è così. Dopo il picco del gelo, previsto spegnersi verso il 20 dicembre, l’atmosfera sopra il Nord America reagirà gonfiandosi come un palloncino. Si formerà quella che chiamiamo “alta pressione di blocco” o ridge, specialmente tra l’Alaska e l’ovest degli USA.
Il risultato? Un Natale con anomalie positive anche di 10°C. Insomma, passeranno dal congelatore al forno (o almeno al tiepido) nel giro di una settimana. Ma l’aria fredda, quella vera, quella pesante, non svanisce nel nulla. Deve andare da qualche parte. Tranquilli, non avremo il freddo così cattivo come quello americano, per ora.
L’Europa nel mirino: questione di giorni
Ed è qui che entriamo in gioco noi. O meglio, entra in gioco l’Europa. Esiste una sorta di “teleconnessione”, un legame invisibile che unisce il tempo americano a quello europeo con un ritardo – un lag, come dicono gli inglesi – che varia solitamente tra i 7 e i 10 giorni.
Se il vortice troposferico si sposta verso est – e i dati del NOAA e del centro europeo ECMWF suggeriscono proprio questo – quella massa d’aria gelida, scacciata dal ritorno dell’alta pressione americana, scivolerà via. Attraverserà l’Atlantico, cavalcando un Jet Stream (la corrente a getto) che in questo periodo sembra le montagne russe, e punterà verso l’Europa settentrionale e orientale, dove però arriverà mitigata.
Non è una certezza matematica – in meteorologia la certezza non esiste – ma è una probabilità alta. Intorno al 28 dicembre o nei primissimi giorni di gennaio, potremmo vedere il conto salato di questo movimento. Paesi come la Germania, il Regno Unito e tutta la Scandinavia sono i primi candidati a ricevere il “pacco regalo” artico. E l’Italia? Beh, se la porta si apre, anche il Mediterraneo potrebbe finire nel freddo vento poco dopo Capodanno.
Perché accade sempre più spesso di avere sbalzi termici così acuti?
C’è un dettaglio che non possiamo ignorare. Mentre osserviamo questi sbalzi termici violenti – gelo record e poi caldo record – stiamo guardando in faccia la realtà dell’Amplificazione Artica. Il Polo Nord si scalda molto più in fretta del resto del pianeta (tre, quattro volte tanto).
Questo riduce la differenza di temperatura tra polo ed equatore. E meno differenza c’è, più la corrente a getto rallenta e diventa “ondulata“. Invece di tirare dritto, serpeggia. Si blocca. E quando si blocca, le ondate di calore o di gelo durano settimane, non giorni. È il motivo per cui vediamo eventi così estremi e persistenti.
Insomma, il copione sembra scritto, anche se il finale può ancora cambiare.
Un Vortice Polare disturbato è come una bestia ferita: imprevedibile e capace di scarti improvvisi. Per ora, godiamoci la relativa calma, ma teniamo d’occhio i termometri. Quello che succede oggi a New York o Chicago, molto spesso, è solo l’anticipazione di quello che succederà domani – o meglio, tra una decina di giorni – a Parigi, Berlino o Milano, anche se attenuato come freddo, a meno che non arrivi un altro vento, quello dell’est, ma per ora è tutto da capire, quel ventaccio gelido è più probabile in gennaio e febbraio, e vedrete, il tempo passa rapidamente e avremo modo di parlarne. E si, lo so che il freddo costa, fa crescere i conti delle bollette, è disagevole per molti, ma è inverno, e la mitezza che abbiamo è figlia di un Mondo ammalato gravemente, che rischia di travolgerci con eventi meteo peggiori di quelli che abbiamo visto ad oggi.
Riferimenti Internazionali (METEOGIORNALE.IT)
- Analisi del NOAA sulle anomalie termiche globali e le tendenze del Vortice Polare: National Oceanic and Atmospheric Administration – Climate Monitoring
- Previsioni e studi sulla stratosfera dal centro europeo ECMWF: ECMWF Stratospheric Processes and Prediction
- Monitoraggio degli eventi di Stratwarming (SSW) e impatti sulla troposfera: NASA Ozone Watch – Meteorology
- Studi sull’Amplificazione Artica e le correnti a getto: Nature Climate Change – Arctic Amplification
- Bollettini e avvisi meteorologici ufficiali per l’Europa: EUMETNET – MeteoAlarm

