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Neve estrema in Val Padana: il paradosso meteo in epoca di Global Warming

Non possiamo dire con certezza quando ci sarà una nevicata super: ma anche in epoca di Global Warming le probabilità ci sono...

Davide Santini di Davide Santini
16 Dic 2025 - 09:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Per decenni il famoso “cuscinetto freddo” della Pianura Padana era un elemento meteo quasi scontato. Puntualmente, ogni anno, compariva con regolarità all’inizio di dicembre, si rafforzava nel corso di gennaio e spesso riusciva a reggere fino alla seconda metà di febbraio. Oggi quello scenario appartiene sempre più alla memoria climatica.

 

Non a caso, gli inverni si sono fatti mediamente più miti, le irruzioni fredde meno persistenti e la possibilità di neve letteralmente crollata. Eppure, nonostante questa debolezza, quando il cuscinetto d’aria gelida riesce ancora a formarsi può paradossalmente provocare più nevicate di un tempo. Ma com’è possibile questo fatto? Lo scopriamo in questo articolo.

 

Le condizioni

Non è per forza necessario che il freddo ristagni per mesi. È sufficiente un periodo relativamente breve caratterizzato da una forte inversione termica. Bastano cinque o sette giorni. Soprattutto con un anticiclone non particolarmente forte né caldo che è capace di far mantenere il freddo nella Conca Padana.

 

Ed è proprio in questo contesto che entra in gioco il fattore decisivo: una serie di incastri. Se, mentre il lago d’aria fredda è ancora forte e ben strutturato, sopraggiunge una perturbazione atlantica ricca di umidità, le condizioni diventano ideali per eventi nevosi di grande portata. È successo in passato e, non è un paradosso, potrebbe capitare anche in condizioni di global warming.

 

La legge fisica

L’aria più calda e umida tende a scorrere sopra lo strato gelido senza riuscire inizialmente a scalzarlo. Questo meccanismo, noto come nevicata da sovrascorrimento, è uno dei processi più classici della climatologia invernale del Nord Italia. È studiato nei libri di scienza.

 

Ma c’è un grosso problema rispetto a qualche decennio. Le masse d’aria in arrivo dal Mediterraneo e dall’Atlantico sono oggi decisamente più calde. Secondo la fisica dell’atmosfera, e in particolare l’equazione di Clausius-Clapeyron, un’aria più calda è in grado di trattenere quantità di vapore acqueo molto maggiori. Questo significa precipitazioni più intense. Basti pensare a quanto siano diventate violente le piogge. Nubifragi estremi nella stagione calda e precipitazioni fortissime anche fino a ottobre inoltrato.

 

Il Vortice Polare

Sappiamo che è una sorta di trottola che gira sopra i poli. È una semplificazione forte ma si può fare così. In questo caso però va distinto nella sua componente stratosferica e troposferica. Attualmente, il Vortice Polare Stratosferico mostra segnali di instabilità, legati a ripetuti riscaldamenti della stratosfera.

 

Nella remota ipotesi che questa fragilità dovesse culminare in un evento di riscaldamento stratosferico maggiore (il cosiddetto major), i venti zonali potrebbero invertirsi, con effetti dirompenti sulla circolazione invernale. Una simile evoluzione aumenterebbe sensibilmente il rischio di irruzioni gelide di matrice siberiana nel cuore dell’inverno. Un po’ come è successo nelle ultime ondate di gelo forti, come nel 2012 e il 2018.

 

Nel frattempo…

I Vortice Troposferico appare già debole. Abbiamo trattato delle ondate di gelo ripetute nel Nord America. Ma cosa dicono le proiezioni? Nelle prossime settimane potrebbe giungere un nuovo impulso freddo sul continente, in un periodo dell’anno in cui il soleggiamento è minimo e il suolo ha già perso gran parte del calore accumulato. Ciò aumenta la probabilità di neve a quote molto basse, ovviamente sono solo probabilità non stiamo parlando di certezze. A maggior ragione quando trattiamo tendenze meteo a lungo termine.

 

Saranno possibili le grosse nevicate in Valle Padana? La statistica ci rema contro perché risulteranno molto rare, ma non possiamo dire che non tornino più. Sicuramente, ci saranno con la frequenza cui eravamo abituati i decenni addietro.
ID 1647148 | Snowstorm ©
Jeff Stein | Dreamstime.com

 

La Niña

A completare questo quadro particolarmente complesso, parliamo di questa teleconnessione che storicamente favorisce configurazioni di blocco sull’Atlantico, deviando le perturbazioni verso traiettorie più fredde. È un ulteriore elemento da tenere sott’occhio. Giova ricordare questo ai nostri lettori. Si tratta di eventi poco frequenti. Ma non possiamo escluderli. A maggior ragione nel caso di estremizzazione meteo.

 

Ricordiamo che la Pianura Padana, con la sua particolare orografia, resta uno dei luoghi più predisposti in Europa all’intrappolamento dell’aria fredda e all’amplificazione delle precipitazioni. E anche se veniamo da annate non particolarmente favorevoli alla neve, bisogna ricordare che nulla ci vieta che ci sia un episodio di neve anche forte.

 

Le considerazioni finali

Non sappiamo se questo scenario si realizzerà quest’anno. È molto poco probabile. Ma non impossibile. Rimarchiamo però il seguente fatto. Il clima che conoscevamo non esiste più. La frequenza con cui nevicava c’è la scorderemo per sempre. Il cuscinetto d’aria fredda è comunque ancora una pedina fondamentale di questo scacchiere.

 

E quando incontrerà le perturbazioni giuste, la Val Padana potrebbe ritrovarsi, ancora una volta, sotto una coltre bianca capace di sorprendere tutti. Ovviamente non si può dare con certezza questo evento meteo. Magari sarà un altro inverno scialbo. Ma intanto la possibilità, pur decisamente remota, c’è ancora e non la vogliamo escludere a priori.

 

Credit

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

NASA Goddard Institute

American Meteorological Society (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: anticicloneburiancambiamento climaticoClausius-Clapeyronclima europeocuscinetto freddoestremizzazione meteogelo siberianoglobal warminginversione termicairruzioni freddejet streamLa Ninameteorologia invernaleneve a bassa quotaNeve in Val Padananevicata da sovrascorrimentonevicate intensenord italiaperturbazioni atlantichepianura padanapiogge intenseprecipitazioni estremeprevisioni meteoscambi meridianistratwarmingteleconnessioni climatichetendenze meteoval padanavortice polareVortice Polare stratosfericovortice polare troposferico
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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