
(METEOGIORNALE.IT) Le carte meteo, per ora, raccontano però un’altra storia: l’Europa e l’Italia restano saldamente sotto l’influenza di un promontorio anticiclonico subtropicale, responsabile di tempo stabile, temperature sopra la media e zero termico spesso elevato. Ma cosa servirebbe davvero per ribaltare questo scenario e tornare a sognare un Natale bianco?
Negli ultimi decenni, le nevicate natalizie in pianura sono diventate un evento sempre più raro. L’ultimo episodio entrato davvero nell’immaginario collettivo resta quello del Natale 2000, quando una perturbazione atlantica riuscì a scorrere su un cuscino d’aria fredda ben strutturato in Val Padana.
Fu proprio quella combinazione quasi perfetta tra aria mite in quota e gelo nei bassi strati a regalare una nevicata continuativa dalla Vigilia alla mattina del 25 dicembre su ampie zone del Nord Italia, con accumuli importanti anche in piena pianura.
Da allora, la statistica racconta un progressivo ridimensionamento del “bianco natalizio” alle basse quote. In alcune aree del Nord-Ovest, quello del 2000 risulta uno degli ultimi episodi realmente significativi nel giorno di Natale.

Gli eventi successivi sono stati più frammentati, spesso limitati a settori ristretti o a quote collinari, mentre le grandi pianure hanno visto soprattutto pioggia, nebbia e temperature relativamente miti, ben lontane dallo scenario invernale che molti appassionati continuano a sperare.
Diverso è il discorso per le zone alpine. Qui, grazie all’orografia, la probabilità di trovare un manto nevoso durante le festività resta ancora relativamente elevata. Tuttavia, anche in montagna si osserva una tendenza alla riduzione della durata e dello spessore della neve, con inverni sempre più irregolari, alternati a lunghe fasi miti.
Il cambiamento climatico, infatti, si manifesta anche attraverso un graduale innalzamento della quota media alla quale la neve riesce a resistere per più giorni.
I dati climatici più recenti mostrano con chiarezza come, tra il periodo 24 e 26 dicembre, la superficie italiana interessata dalla neve al suolo si sia drasticamente ridotta negli ultimi vent’anni.
Se fino agli anni Novanta una quota significativa del Paese poteva contare su un Natale innevato, oggi le percentuali si sono compresse su valori minimi, con un predominio quasi assoluto dei cosiddetti “Natali verdi”, soprattutto in pianura e nelle città.
Questo non significa che un ritorno della neve sia impossibile, ma che per riportarla in pianura servono configurazioni sinottiche sempre più estreme: irruzioni fredde continentali ben strutturate, blocchi anticiclonici alle alte latitudini e un perfetto incastro tra aria gelida al suolo e perturbazioni attive in quota. Ingredienti rari, ma non del tutto esclusi in una stagione che, per sua natura, può sorprendere anche all’ultimo momento.
Per ora, però, i segnali restano deboli. L’alta pressione continua a dettare legge sul Mediterraneo e il sogno della neve sotto l’albero resta sospeso tra nostalgia e speranza. Come spesso accade nell’ultimo scorcio di dicembre, basterebbe una sola svolta sinottica per stravolgere tutto.
Ma, al momento, la storica “cartolina bianca” del Natale 2000 rimane un riferimento prezioso e lontano, mentre il nuovo clima rende sempre più probabile un Natale stabile, mite e, ancora una volta, senza neve in pianura.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
