(METEOGIORNALE.IT) Sembra quasi un paradosso, eppure chi vive nel Nord Italia sta per assistere a un temporaneo, quanto curioso, rialzo termico. Nelle ultime quarantotto ore abbiamo vissuto immersi in quella che i meteorologi chiamano inversione termica, una bolla statica dove il freddo, pesante, si è depositato nei bassi strati. La pianura, insomma, è diventata un frigorifero naturale a causa della scarsa ventilazione e della dispersione di calore notturna.
Le conseguenze le abbiamo sentite sulla pelle: temperature in picchiata, gelate intense e nebbie fitte che hanno tenuto i termometri inchiodati su valori bassissimi, spesso inferiori a quelli registrati in collina o addirittura in montagna.
Il ribaltone termico in arrivo
C’è stato un momento, nella giornata di Martedì 30, in cui la situazione è apparsa surreale. Mentre la Pianura Padana batteva i denti, località come Lugano nel Canton Ticino toccavano i 16°C, e in Valtellina si registravano picchi di 15°C. Valli alpine e alcune conche dell’Appennino settentrionale si godevano un tepore quasi primaverile, mentre pochi chilometri più in basso si gelava. Anche il Centro Italia, seppur in modo più maculato, ha sperimentato queste anomalie.
Ora però cambia tutto. Una massa d’aria fredda proveniente dall’Est sta per rimescolare le carte.
Quando il vento inizia a soffiare, l’incantesimo dell’inversione si rompe. L’aria nei bassi strati si muove, l’umidità crolla e, per assurdo, chi abita nel settore occidentale della pianura potrebbe percepire la giornata odierna o quella del 1 Gennaio come più “mite” rispetto al gelo umido dei giorni scorsi. In realtà è solo un effetto ottico, o meglio, sensoriale: l’aria si sta seccando.
La dinamica del raffreddamento
Il vero freddo, quello crudo, arriverà in ritardo in pianura. L’aria che entra dall’Est colpisce prima i rilievi. È fisica pura: la temperatura scende man mano che si sale. Se l’aria è secca, perdiamo circa 1°C ogni 100 metri di dislivello, mentre con aria satura, pensiamo all’interno delle nubi, il calo è di 1°C ogni 200 metri.
Quindi, mentre sulle Alpi e sull’Appennino il termometro inizierà a crollare sensibilmente non appena le correnti orientali impatteranno sui pendii, in pianura l’effetto sarà ritardato. L’aria fredda deve farsi strada, infilarsi nella Valle Padana e scalzare via il “vecchio” cuscino d’aria.
Mediamente, questo processo richiede tra le 36 e le 48 ore dall’inizio dell’irruzione. Ecco perché il crollo termico in pianura, specie a Ovest, arriverà con una certa pigrizia, ma quando arriverà si farà sentire eccome.
Prospettive di neve e gelo
A questo punto la domanda sorge spontanea: tornerà l’inversione? Dipende tutto dal vento. Se le correnti dalle regioni artiche continueranno a spazzare l’Italia, rinvigorendo l’afflusso freddo, le inversioni saranno inibite. Tuttavia, il settore nord-occidentale e parte del centro padano hanno un microclima ribelle. Qui la ventilazione notturna tende spesso a spegnersi, e in questo periodo dell’anno, con il sole basso all’orizzonte che scalda poco o nulla, il terreno si raffredda rapidamente.
Si stanno creando, diciamolo sottovoce, le condizioni ideali per un inverno vecchio stile. Il freddo c’è, o sta arrivando. Ora servono le precipitazioni. Senza la giusta sinottica, senza l’incastro perfetto tra correnti, la neve resta un miraggio, un argomento di cui abbiamo discusso fino allo sfinimento.
Posso però anticiparvi che le linee di tendenza per le prossime due settimane disegnano scenari che non vedevamo da anni. Per il Nord Italia e la Pianura Padana si prospetta una fase cruda, invernale nel senso più nobile del termine. Un argomento che a volte infastidisce chi ama il caldo, ma i dati meteorologici sembrano puntare dritti in quella direzione.
Credit (METEOGIORNALE.IT)
- ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) – Monitoraggio dei pattern di pressione atmosferica a medio termine.
- NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) – Analisi delle anomalie termiche globali e circolazione atmosferica.

