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Meteo: l’incubo non è finito, l’Anticiclone Africano minaccia Gennaio

Federico De Michelis di Federico De Michelis
21 Dic 2025 - 13:45
in A La notizia del giorno, Cambiamento climatico, Meteo News, Zoom
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(METEOGIORNALE.IT) Gennaio e il rischio dell’Anticiclone Africano. Sì, è vero, vi stiamo parlando di freddo in arrivo, di una situazione meteorologica capovolta rispetto a quella attuale, però proprio l’aspetto odierno deve far riflettere parecchio. Abbiamo avuto per moltissimi giorni di questo mese di Dicembre un anticiclone, anzi, lui ha prevalso incontrastato. I giorni di pioggia sono stati pochi, pochissimi quelli di neve, che poi è caduta esclusivamente sui rilievi e nell’estremo Nord Ovest. Nei giornali si legge la notizia che in alcune aree delle Alpi arrivano i turisti per il periodo natalizio, ma la neve naturale praticamente non c’è.

Per trovare la neve bisogna salire in quota, ma soprattutto c’è un problema di fondo: sono mancate le precipitazioni autunnali, quelle tipiche. Quando queste sono venute, ci sono state temperature molto elevate e quindi la quota neve è rimasta molto alta. Poi è arrivato il sole, quello dell’Anticiclone Africano, che ne ha fuso buona parte, e che poi ha addirittura impedito la formazione di diffuse nebbie in Pianura Padana. Al contrario, a causa dei contrasti termici tra il Mar Mediterraneo ancora caldo e il raffreddamento notturno delle terre emerse della Penisola Italiana, la nebbia si è presentata sulle coste, persino in Puglia e nel Sud Italia. Ma anche nel Centro Italia e coste adriatiche settentrionali.

 

Le anomalie di un inverno che non è decollato

La nebbia che si è mostrata in molte località evidenzia un’anomalia climatica tutto sommato rilevante, perché in realtà sarebbe di casa in questo periodo in Pianura Padana, ma la nebbia, quella classica invernale, non c’è. Come non c’è neanche la neve natalizia alpina, o ce n’è molto poca rispetto a quella che ci dovrebbe essere; sicuramente alcune località ne hanno abbastanza, ma sono poche. Per non parlare poi dell’Appennino, che ha visto la neve in maniera sporadica solo sulle cime, presto fusa dall’anticiclone.

Le stagioni stanno cambiando. Viviamo una serie di situazioni atmosferiche definite Meteo Estremo, una definizione che racchiude l’estremizzazione climatica e del tempo atmosferico che si palesa estremo per l’appunto: poche vie di mezzo e soprattutto fenomeni all’eccesso, sia di caldo che di freddo quando c’è. E poi soprattutto le piogge: quando succedono sono molto abbondanti, mentre in alcune località praticamente non piove e si registra un forte deficit pluviometrico.

 

Cambiamento climatico o fluttuazione?

Tutto questo fa parte del Meteo Estremo, fa parte del Cambiamento Climatico, ma anche delle fluttuazioni del clima che si uniscono per generare una situazione meteo persistente inadatta alla stagione. L’autunno ormai si è concluso e siamo in inverno, stagione in cui ci si attende il culmine delle precipitazioni nelle regioni centro-meridionali, in Sardegna e in Sicilia, mentre un picco minimo di precipitazioni al Nord Italia è, tutto sommato, la normalità. Pochi sanno che l’assenza di temporali sulle regioni del Nord Italia – eccetto la Liguria o qualche area costiera del Nord Est – è normale in questo periodo.

Ciò che non è normale, ed è divenuta una presenza costante, è l’alta pressione, quella africana. Secondo numerosi studi a riguardo, la linea chiamata tropicale si sta espandendo verso nord, alterando fortemente la media del clima. In questo caso non si tratta neanche di fluttuazione climatica, ma proprio di Cambiamento Climatico vero e proprio: lo spostamento verso nord di tutta la fascia climatica tropicale tende ad alterare ovviamente le stagioni, le fluttuazioni del clima, il tempo atmosferico e le aspettative che si possono avere durante una stagione.

 

Gennaio sarà il punto di svolta?

Probabilmente sì. Dopo l’attuale fase mite, il freddo potrebbe arrivare, anche se i modelli matematici – diciamocelo pure – non sono così convinti che ci sarà un’ondata di freddo, non gelo, in tutta Italia. Peraltro, questa è probabile al Nord Italia; nelle altre regioni la situazione è decisamente molto incerta perché c’è un flusso mediterraneo che crea un mix, un richiamo di aria calda africana che va a congestionare la situazione rendendola caotica.

Di conseguenza, i modelli matematici, seppur sempre più sofisticati, devono fare sempre più elaborazioni per poter definire le linee di tendenza. In pochi sanno che gli elaboratori che distribuiscono le proiezioni lavorano 24 ore su 24 e sono tra i più performanti al mondo. In questa epoca, poi, è giunta anche l’opzione aggiuntiva dell’intelligenza artificiale nella meteorologia e nella previsione. È iniziata l’era dell’IA nella meteorologia: a lanciarla fu Google e continua a farlo ottenendo eccellenti risultati per essere una novità. Una novità che sicuramente nel 2026 prenderà ancora più spazio e migliorerà sensibilmente anche le qualità previsionali.

 

Le incognite atmosferiche e l’Amplificazione Artica

Al di là delle previsioni, parliamo del tempo atmosferico reale. Viviamo una situazione, come ho detto all’inizio, molto estrema. Il freddo potrebbe veramente giungere anche irruento in Italia, perché ci sono quelli che sono chiamati gli “indici di comportamento del clima” estremamente favorevoli.

Tuttavia, altre situazioni ben note alla meteorologia e agli scienziati influenzano la parte meridionale dell’Europa, soprattutto la fascia mediterranea e l’Italia. È proprio questa linea tropicale troppo settentrionale, che si sta portando sempre più verso nord a causa del clima che cambia, a ostacolare in qualche maniera il flusso freddo.

Certo, la diga potrebbe cedere improvvisamente. Questo è successo nel Nord America, ad esempio, con quelle furiose ondate di freddo che hanno raggiunto anche il Golfo del Messico. Però, quelle sono aree continentali dove più facilmente l’aria fredda può avere prevalenza sull’aria calda, quantomeno temporaneamente, perché poi anche lì giungono ondate di caldo estreme. Non solo nel Nord America capitano questi eventi meteo – meno noti a noi europei o italiani – ma ci sono in varie parti dell’Asia, in Cina, in Giappone e poi nell’emisfero sud.

In Europa ci sono situazioni atmosferiche complesse. Gli scienziati cercano di individuare e comprendere determinati meccanismi che impediscono gli eventi meteo di freddo estremo, che sarebbero normali nelle condizioni attuali, dove si sta accentuando un fenomeno chiamato Amplificazione Artica.

Questa non è una novità degli anni 2025: il concetto di sensibilità climatica e l’effetto serra furono intuiti dallo scienziato Svante Arrhenius alla fine dell’Ottocento, ma il fenomeno specifico fu poi studiato approfonditamente negli anni Sessanta. Oggi l’Amplificazione Artica viene tirata in ballo sempre più spesso e giustifica certi eventi di Meteo Estremo, soprattutto invernali. Poco se ne parla durante la stagione estiva, ma anche quei mesi sono fortemente influenzati da questo evento. È un tema che non entra molto nella comunicazione perché fa parte di un linguaggio tecnico, spesso associato all’inverno, ma questa situazione influenza tutti i contesti dove poi si hanno ondate di calore.

 

L’Amplificazione Artica, infatti, determina anche terrificanti ondate di calore o crea le condizioni ideali per averle, e queste si possono verificare anche in pieno inverno. Ora, a Capodanno e a Natale non avremo un’ondata di calore invernale come quella che si ebbe nel 2023 e nel 2024, però Gennaio, come dicevo, e anche Febbraio, sono mesi dal meteo estremo. Gli scambi di masse d’aria secondo i meridiani – cioè da nord verso sud e da sud verso nord – sono più accentuati rispetto a Dicembre, e questo può facilitare anche lui: il “mostro africano”.

 

Prospettive per la fine dell’inverno

Improvvise vampate di calore africano possono giungere in pieno inverno. Siccome l’Amplificazione Artica favorisce la staticità – cioè fa sì che il fenomeno atmosferico persista, soprattutto quello caldo – potrebbe succedere che dopo l’Epifania, e forse un po’ più avanti, si verifichino eventi di alta pressione africana rilevantissimi. Potremmo vedere sbocciare i germogli di primavera perché le piante avranno la percezione dell’arrivo della bella stagione.

Ma non è detto che succeda, perché abbiamo, come dire, un asso nella manica in Europa: quello del forte riscaldamento della stratosfera, lo Stratwarming.

 

Questo fenomeno, semmai, potrebbe eventualmente invertire le correnti atmosferiche e spingere verso l’Europa aria gelida proveniente dalla Siberia. Tuttavia, questo è un evento divenuto ormai molto raro: l’abbiamo visto l’ultima volta in modo eclatante nel 2018, l’anno precedente nel 2017, e poi ancora prima nel 2012. Si ha come l’impressione che gli effetti si siano un po’ rarefatti, oppure che si tratti di una fluttuazione del clima. Potrebbe essere questo 2026, l’inverno che stiamo vivendo, l’anno giusto? Noi non lo sappiamo. I modelli matematici, nonostante la loro fortissima quantità di calcoli, non sono ancora in grado di dirci con certezza se questo accadrà.

Però, l’incognita di un’alta pressione africana io comincerei a osservarla con attenzione. Questo succede ogni volta che c’è un evento di freddo, perché successivamente, molto spesso, ne abbiamo avuto uno di caldo molto persistente e duraturo.

 

Fonti e approfondimenti scientifici:

  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): www.ecmwf.int – Ente internazionale per le previsioni meteorologiche a medio termine.
  • NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): www.noaa.gov – Agenzia scientifica americana che monitora le condizioni oceaniche e atmosferiche.
  • Nature Climate Change: www.nature.com/nclimate – Rivista scientifica che pubblica ricerche sull’Amplificazione Artica e il Cambiamento Climatico.
  • Science Magazine: www.science.org – Pubblicazioni accademiche riguardanti gli studi climatici e le anomalie atmosferiche.

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: alta pressione africana
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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