Gelo che dovrebbe colpire diverse zone dell’Europa continentale, in primis i settori orientali laddove certe configurazioni sono senz’altro più frequenti. La domanda, quindi, è la seguente: riuscirà l’aria gelida a spingersi verso l’Italia? La risposta non è affatto semplice. Le profonde divergenze modellistiche, emerse soprattutto nelle ultime ore, inducono alla prudenza.
Non è un caso, infatti, che i centri di calcolo internazionali facciano molta fatica a inquadrare al meglio l’evoluzione. D’altronde lo sappiamo, allorquando certe configurazioni prendono piede possono rappresentare una vera e propria spina nel fianco di strumenti certamente affidabili come i modelli deterministici.
Tuttavia stiamo parlando di configurazioni “anomale”, tenete conto infatti che per far sì che l’aria gelida possa giungere alle nostre latitudini la circolazione atmosferica deve rivoltarsi come un calzino. Le correnti da est sono esattamente l’opposto di quella che a tutti gli effetti è la “normale circolazione emisferica”, ragion per cui non è affatto semplice che ciò accada.
Ma vi sono altri elementi che rendono l’avanzata del gelo particolarmente complicata. In primis la latitudine: il nostro Paese si trova tra i 36 e i 47° di latitudine nord, quindi nettamente più a sud rispetto alle grandi ondate di gelo tipiche del Nord e dell’Est Europa. Non solo, l’Italia è circondata dal mare e anche qualora dovesse arrivare un’ondata di gelo importante non avrebbe le caratteristiche che si registrano oltre le Alpi.
Verrebbe in parte mitigata, ma è proprio questo il motivo principale che determina ingenti nevicate in presenza di determinare configurazioni. Il contributo del Mediterraneo, infatti, spesso e volentieri è determinante per far sì che l’aria gelida continentale possa portare neve diffusa.
Un altro elemento importante è la presenza di catene montuose che tendono a ostacolare l’avanza del gelo. Le Alpi, ad esempio, rappresentano una grande barriera naturale allorquando l’aria gelida viene da nord. L’Appennino, invece, è meno “ostacolante” ma se il gelo arriva da est trova difficoltà a spingersi agevolmente sulla fascia tirrenica.
Infine i cambiamenti climatici, conseguenza evidentemente del conclamato riscaldamento globale. Gli Inverni europei, infatti, sono sempre più miti e le ondate di gelo sono diventate meno frequenti. Più sporadiche, meno durature, più “disordinate”.
A questo punto è facile capire i motivi per cui spesso e volentieri le ondate di gelo restano “sulla carta”, prima proposte poi cancellate. Non c’è nulla di così strano, anche se è vero che un “normalissimo Inverno italiano” avrebbe necessità di almeno 3-4 irruzioni degne di questo nome.