Sarebbe una configurazione invernale da manuale quella che andrebbe costruendosi nelle prossime ore e nei prossimi giorni fino a metà settimana tra Atlantico e Europa occidentale, se non intervenisse una inopportuna (per gli amanti del freddo e della neve) depressione atlantica a rompere le uova nel paniere.
Narriamo con una certa convinzione, oramai, perchè i dati ultimi sulle manovre fredde attese tra qualche giorno non lasciano molti spazi a dubbi: l’alta pressione sarebbe praticamente “ghigliottinata” all’altezza del Regno Unito con la testa, costituita dal robusto anticiclone in sede groenlandese, praticamente tagliata dal corpo, il flebile promontorio in prossimità della Penisola Iberica.
Dunque, blocco che cederebbe inesorabilmente, mandando in fumo una potenziale, importante e duratura fase fredda per l’Italia. Certo resta anche questo un dato di tendenza e non una previsione, quindi suscettibile di modifiche, ma il trend fino all’Epifania, più o meno, sembra abbastanza delineato.
Le dinamiche invernali e anche di spessore ci sono state tutte fino sostanzialmente a ieri l’altro, nelle simulazioni, anche se, un segnale di fondo non nitido, proprio in riferimento alla tenuta del blocco, è stato sempre presente, tant’è che i modelli hanno avuto molte difficoltà nel cercare di inquadrare l’evoluzione.
Oramai, però, a circa 60/70 ore dall’inizio dell’ipotetica fase fredda, il dado sembra abbastanza tratto, almeno fino all’Epifania: l’azione fredda di fine anno e inizio 2026 in gran parte fallirebbe. Vi è de rilevare che non tutto sarebbe compromesso, o meglio, non per l’Italia intera.
Intanto, tra martedì 30 sera e il mattino di Capodanno, ci sarebbe una irruzione fredda per l’Italia, breve, ma significativa. Nella sostanza, un primo nucleo di aria addirittura gelida artica, contraddistinta dal numero 1 nella mappa di copertina, punterebbe, dai settori baltici-russi, le basse latitudini del Centro Est Europa, spingendosi fino a quelle mediterranee centro orientali, grazie proprio al blocco, in questa prima fase ancora in piedi, tra Nord Atlantico e Ovest Europa.
Già in questa prima azione artica, però, un nucleo instabile (vortice ciclonico 3) improvvisamente in distacco da una seconda circolazione di aria fredda collocata in prossimità dell’artico canadese (bassa pressione fredda in alto a sinistra nell’immagine) andrebbe a trafiggere il core anticiclonico all’altezza delle Azzorre, provocandone una certa deviazione verso Est.
Di conseguenza, una maggiore invadenza anticiclonica dalla Spagna verso il Mediterraneo centro settentrionale, devierebbe la prima irruzione artica sui Balcani ed Est Europa, praticamente consentendo solo un suo “sfioramento” dell’Italia. Dunque, 24/36 ore, tra martedì 30 sera e il Capodanno, di sferzata gelida anche per la nostra nazione, di più per le aree centro orientali del Nord e per quelle adriatiche, appenniniche relative e fino a gran parte del Sud peninsulare.
Su questi settori, il crollo termico sarebbe significativo, anche di 15° localmente, specie nei valori massimi, rispetto a quelli di oggi e di domani. Si scenderebbe sotto zero anche di giorno, mercoledì 31, fino in collina, quindi ultimo dell’anno con giornata di gelo su molte aree italiane, per giunta con venti di Bora e Tramontana sostenuti sul medio e basso Adriatico, al Sud e sui bacini centro meridionali.
Tra martedì sera, sul medio Adriatico, verso tarda sera e poi nella notte su mercoledì ultimo dell’anno, al Sud, potrebbero avere luogo anche locali, deboli e brevi nevicate lungo l’Appennino centro meridionale, dalle Marche e fino alla Lucania, ma sarebbero nevicate passeggere, per giunta molto irregolari, quindi abbastanza circoscritte, non a tappeto, al più in grado di apportare solo locali imbiancate o qualche cm, tuttavia fino a bassa quota, dato l’ingresso di aria molto fredda.
Notte e giornata di Capodanno, meglio in via generale, però molto freddo ancora fino al mattino su tutta Italia, poi via via meno in giornata. Sempre per il corso di giovedì 1, primo dell’anno, da evidenziare prime infiltrazioni di aria umida da Ovest, con arrivo di qualche pioggia su Sardegna, Lazio, qui anche con fiocchi in bassa montagna, 6/800 m sulle aree interne, e possibili fiocchi bassi tra Liguria, Nordovest Toscana, Pavese e Sudovest Lombardia. Fenomeni assenti altrove.
Sarebbe l’inizio di una nuova circolazione, dovuta proprio alla rottura (ghigliottinamento) dell’alta pressione di blocco operata dalla depressione atlantica contrassegnata con il n 3, nel frattempo in avanzamento verso il Mediterraneo centrale, quindi con aggancio tra questa depressione e un ennesimo nucleo freddo artico (bassa n 2) e travasamento dell’aria fredda a Ovest. Una nuova circolazione che avrebbe una connotazione umida e decisamente più mite atlantica, con temperature in aumento generale sull’Italia dal 2 gennaio.
Questa circolazione più mite, potrebbe protrarsi dal 2 gennaio fino al 5/6 del mese e in maniera più decisa verso il Sud e anche verso parte del Centro, settori dove prevarrebbero le piogge irregolari o talora più intense, alle quote medio-basse.
Sulle regioni settentrionali e sul Nord Appennino, invece, benchè anche qui temperature in generale aumento rispetto alla fine dell’anno e a Capodanno, potrebbe persistere una certa sostanza fredda, quindi potrebbero esserci occasioni per più inverno e con maggiore rischio di nevicate medio/basse o anche basse o molto basse, specie dal 4/5 in poi.
Questa tendenza, alla luce degli ultimi dati, potrebbe essere abbastanza credibile fino alla Befana. Successivamente ci starebbero, nelle simulazioni long range, altri tentativi di manovre più meridiane con ri-proponimento di azione più fredda per tutti, ma si tratta di evoluzione oltre i 10 giorni e che, dunque, va vagliata con i dati almeno di inizio anno.
Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF).