(METEOGIORNALE.IT) E così ci siamo. Oggi, Venerdì 19 Dicembre, mentre gran parte dell’Italia e dell’Europa si prepara alla frenesia natalizia tra un ultimo regalo e l’altro, lassù succede qualcosa di silenzioso ma gigantesco. Non stiamo parlando della solita stella cadente o di un asteroide di passaggio qualunque. Si chiama 3I/ATLAS – o se preferite la dicitura tecnica da manuale, C/2025 N1 ATLAS – ed è ufficialmente il terzo oggetto che viene a trovarci da fuori il nostro sistema planetario.
Diciamolo subito, per sgombrare il campo da dubbi o sensazionalismi da quattro soldi: non c’è nessun pericolo. Nessuno scenario da film catastrofico.
Un saluto da distanza di sicurezza
Il “massimo avvicinamento” alla Terra, previsto proprio per queste ore, è un concetto decisamente relativo quando si parla di astronomia. La cometa transita a circa 270 milioni di chilometri dalle nostre teste. Per intenderci, stiamo parlando di quasi il doppio della distanza che ci separa dal Sole. Insomma, 3I/ATLAS si mantiene a debita distanza, quasi volesse dare un’occhiata fugace al nostro mondo senza però farsi coinvolgere troppo nelle nostre faccende gravitazionali.
Eppure, l’emozione tra gli addetti ai lavori è palpabile. Dopo l’enigmatico ‘Oumuamua nel 2017 e la cometa Borisov due anni dopo, questo è solo il terzo visitatore confermato proveniente dallo spazio interstellare. E ha una particolarità che lo rende unico: va veloce. Dannatamente veloce.
Una scheggia impazzita nello spazio
Le tabelle di marcia sono impressionanti. I dati raccolti dalla NASA e dagli osservatori in Cile – dove il telescopio ATLAS l’ha individuata per la prima volta il 1° Luglio scorso – indicano una velocità compresa tra i 220 e i 230 mila chilometri orari. Sì, avete letto bene.
È una scheggia che taglia il buio cosmico a circa 61 chilometri al secondo. Per fare un paragone terra-terra – perdonate il gioco di parole – è molto più rapida dei suoi due predecessori. Questa velocità folle, unita a una traiettoria marcatamente iperbolica, è la firma inconfondibile della sua origine aliena. Non è “roba nostra”. Non è un sasso nato dagli scarti di formazione del Sistema Solare. Arriva da un altro luogo, da un’altra stella, forse espulsa dal suo sistema natale milioni di anni fa per vagare nel vuoto fino a incrociare la nostra orbita proprio adesso, in questo freddo Dicembre.
Occhi puntati al cielo (ma con gli strumenti giusti)
Se speravate di uscire sul balcone stasera, magari avvolti in una coperta, e vederla sfrecciare a occhio nudo, mi tocca darvi una brutta notizia. 3I/ATLAS è un oggetto timido. La sua luminosità è scarsa, con una magnitudine che si aggira intorno al 12 o forse anche più debole.
Niente spettacolo pirotecnico nei cieli di Roma o Milano, purtroppo. Per vederla servono telescopi di medio-grande diametro e sensori fotografici sensibili. Gli astronomi, ovviamente, non si sono fatti pregare. Strumenti come il telescopio spaziale Hubble e le sonde solari STEREO l’hanno tenuta d’occhio per mesi, studiando ogni sbuffo di gas e polvere.
È un’occasione irripetibile, in effetti. Analizzare la composizione chimica di questa cometa significa, letteralmente, annusare un altro sistema stellare senza muoversi da casa. Dopo aver toccato il perielio a Ottobre, la cometa sta già scappando via, diretta verso le zone esterne del sistema, oltre l’orbita dei giganti gassosi, per poi perdersi di nuovo nel buio eterno dello spazio interstellare. Non tornerà mai più.
Godiamoci questo passaggio, anche se invisibile ai nostri occhi. È un promemoria affascinante di quanto l’universo sia vasto e trafficato, molto più di quanto immaginiamo guardando fuori dalla finestra.
Riferimenti scientifici e approfondimenti:
- NASA Jet Propulsion Laboratory – Center for Near Earth Object Studies (CNEOS)
- European Space Agency (ESA) – Near-Earth Objects Coordination Centre
- The Astrophysical Journal – Interstellar Objects Research
- Minor Planet Center – International Astronomical Union
- Nature Astronomy – Latest Research on Interstellar Visitors

