
L’arrivo precoce dell’inverno in questo novembre alimenta i sogni di chi adora la neve, ma il meteo da molti anni sta facendo i conti con innumerevoli promesse di neve mancata. Nulla vieta che quest’anno possa finalmente realizzarsi una nevicata come non si vede da tanti anni, ma si teme la beffa.
Il Vortice Polare debole fa ben sperare, ma non basta. Non è un mistero che la neve si fa sempre più desiderare ed è un evento sempre più difficile. In Pianura Padana le nevicate si sono quasi azzerate negli ultimi 10 anni. Manca la materia prima ed è quella costituita da irruzioni di gelo artico soprattutto continentale.
Il venir meno delle grandi ondate di gelo non consente quindi la formazione di quel cuscinetto freddo al suolo, determinante per favorire abbondanti nevicate fino in pianura nel momento in cui avviene il sovrascorrimento d’aria umida. Queste situazioni, prima frequenti, ora sono sempre troppo al limite.
Tra l’altro non esiste solo la neve derivante dal cuscinetto freddo in Val Padana. La memoria di chi ha almeno 30 anni e vive nel Nord d’Italia custodisce una data speciale: 13 dicembre 2001. È il giorno del cosiddetto “blizzard di Santa Lucia”, una tempesta invernale dal carattere anomalo per le nostre latitudini.
Questo evento passato alla storia sorprese per la rapidità con cui si sviluppò e per l’incastro perfetto di ingredienti atmosferici: goccia fredda in quota, venti orientali molto tesi, aria estremamente secca e una nevicata finissima e fitta che, sospinta dal vento, si infilava nelle fessure delle porte e delle finestre.
Bufere di neve stile steppe russo-siberiane
Insomma, non fu la classica nevicata padana, ma qualcosa più da blizzard delle grandi pianure russe. L’evento rimase incerto fino all’ultimo: i modelli numerici di quei giorni avevano fiutato il cambio di scena, ma non si sapeva di preciso dove sarebbe transitato il vortice gelido.
Non fu la classica nevicata a fiocchi senza vento, ma un blitz di neve asciutta, soffiata da raffiche impetuose e turbolente, che imbiancò in poche ore la Val Padana. Gli accumuli furono di massimo 5-10 centimetri, ma il segno lasciato dal vento e dalla rapidità del raffreddamento rese l’episodio memorabile.
Dopo il passaggio, la pianura rimase avvolta da un cuscinetto d’aria fredda persistente, mantenuto da un regime di alta pressione e da inversioni termiche che prolungarono il gelo per settimane. La radiazione solare molto bassa fu un altro elemento a favore del mantenimento del gelo nei bassi strati.
Un evento del genere si può ripetere? Molto difficile, visto che era eccezionale anche in periodi in cui il riscaldamento globale non era così galoppante come adesso. Quest’anno, in considerazione del Vortice Polare debole, il meteo potrebbe sorprenderci ma sarebbe necessaria l’inversione dei venti zonali in Europa.