(METEOGIORNALE.IT) Osservando le previsioni dei modelli matematici sino al periodo di metà mese, soprattutto soffermandoci su quelli del Centro Meteo Europeo (ECMWF), si può notare nel suo massimo splendore un autunno che piomba in dicembre.
Le condizioni atmosferiche tipicamente autunnali, che avrebbero dovuto caratterizzare novembre, si manifesteranno invece con bufere, profondissime aree di bassa pressione e maltempo proprio in dicembre. Ovviamente tutto questo potrebbe essere rimodellato dai modelli matematici, che d’altronde elaborano proiezioni e non forniscono mai certezze.
Una novità non trascurabile riguarda l’Alta Pressione delle Pianure Sarmatiche, ovvero quella siberiana, che tenderà a invadere la Russia europea: questo significa grande freddo in avvicinamento all’Europa, soprattutto a quella più vulnerabile agli eventi atmosferici estremi. In quelle regioni il gelo siberiano crea meno problemi, essendo spesso accompagnato da scarse nevicate e temperature molto basse, ma lì il grande freddo fa parte della loro normalità.
Nel frattempo, però, emerge un’altra novità importante: il traghettamento di un flusso oceanico definito in gergo fiume oceanico, ricchissimo di perturbazioni e vaste aree di pioggia. Tutte le zone esposte alle correnti occidentali riceveranno precipitazioni notevolissime. Avremo anche scambi di masse d’aria secondo i meridiani: aria calda richiamata dal Nord Africa e aria fredda dalle regioni artiche. Sono questi due elementi che vanno a intensificare le aree di bassa pressione e, di conseguenza, le perturbazioni.
Queste perturbazioni tenderanno poi a intensificarsi sul bacino del Mar Mediterraneo, che rispetto all’Oceano Atlantico presenta acque ben più calde, complici le temperature novembrine e ottobrine non certo sotto la media. Il Mar Mediterraneo, ormai spesso sopra media, amplifica gli effetti del maltempo quando le perturbazioni lo attraversano.
E quante ne passeranno? La prima è ormai prossima all’Italia: giungerà lunedì, portando precipitazioni a partire dal settore nord-occidentale. Non sarà particolarmente intensa, con un po’ di neve sulle Alpi, ma non a bassa quota. Poi arriverà una nuova perturbazione già martedì, con instabilità atmosferica, ed ecco che mercoledì un’altra area perturbata, secondo il Centro Meteo Europeo, interesserà l’Italia. Anche questa non sarà vigorosa, perché a est avremo un ostacolo: l’Alta Pressione russa che, pur non gelida, condiziona il tempo anche da noi. Questa struttura anticiclonica, però, tenderà a spingersi un po’ verso est, mentre le basse pressioni sembrano rinforzarsi sensibilmente avvicinandoci all’Immacolata.
Proprio quando le basse pressioni oceaniche si uniranno ad aria di origine artica marittima, non freddissima ma comunque incisiva, si svilupperà una profondissima bassa pressione sulle Isole Britanniche e una secondaria sul Mar Mediterraneo. Verso l’Immacolata avremo quindi una forte perturbazione, quasi certamente accompagnata da maltempo e precipitazioni abbondanti su molte regioni dell’Italia, soprattutto quelle esposte alle correnti occidentali. Le Alpi saranno in prima linea, con nevicate abbondanti che potrebbero anche scendere sotto i 1500 metri.
L’inverno prende forma dall’autunno, complice la bassissima radiazione solare. Le terre emerse del settore centro-settentrionale dell’emisfero stanno perdendo rapidamente calore: il sole non riesce più a scaldarle e la presenza costante di nubi attenua ulteriormente i suoi effetti. Stiamo entrando pian piano nella stagione invernale, e queste sono le conseguenze.
Ora dobbiamo prestare molta attenzione a quanto potrebbe accadere a oriente: l’Alta Pressione della Russia potrebbe essere agganciata da una bassa pressione mediterranea, capace di attrarre aria fredda. Questa porterebbe in Italia un sensibile calo delle temperature e una diminuzione significativa della quota neve, cosa che potremmo cominciare a osservare verso metà dicembre.
Nel frattempo continueranno ad arrivare perturbazioni, e questo significa che le basse pressioni saranno alimentate da ulteriori aree di maltempo. Insomma, l’Europa sarà sotto condizioni meteorologiche pienamente invernali, anche se non di grande gelo, che per ora resterà confinato in Russia. Ne riparleremo più avanti.
I modelli matematici, che non analizziamo nel dettaglio in questo breve commento, prospettano condizioni favorevoli a un forte riscaldamento della stratosfera (Stratwarming), che potrebbe avere implicazioni future sul tempo atmosferico. L’effetto principale di questi riscaldamenti, la cui entità e conseguenze reali non sono ancora del tutto note, è l’inversione dei venti zonali. In tali condizioni avremmo un Oceano Atlantico che spinge perturbazioni verso est e aria fredda che arriva da est: l’Europa in queste situazioni è particolarmente vulnerabile, poiché l’aria fredda scorre nei bassi strati mentre l’aria umida li sorvola, creando le condizioni per nevicate.
Eppure c’è chi dice: c’è il Cambiamento Climatico, quindi tutto questo non può accadere. È vero, il Riscaldamento Globale esiste, la temperatura media globale è aumentata, ma esistono ancora configurazioni atmosferiche capaci di generare neve, e sono gli stessi modelli matematici a segnalarlo quando la prevedono.
I modelli non sono fantasiosi quando indicano neve diffusa in Val Padana. È già successo a novembre 2025: secondo i calcoli, evidentemente basati su miliardi di dati, vennero individuate condizioni ideali che poi non si realizzarono del tutto. In Val Padana piovve con circa 2°C e nevicò sopra i 250 metri, anche se localmente più in basso. Ora, proseguento verso dicembre, con una temperatura media più bassa rispetto a novembre, anche di oltre 2°C sul Nord Italia, le condizioni favorevoli alla neve sono molto maggiori rispetto ad altri anni.
Sempre ammesso che non si ripresenti un anticiclone europeo capace di rovinare la stagione invernale. Ma, a differenza di altri inverni, quest’anno le probabilità che tale anticiclone persista per due mesi sembrano molto più basse.
Fonti internazionali citate:
ECMWF
NOAA (METEOGIORNALE.IT)

