
(METEOGIORNALE.IT) Può sembrare un paradosso. Ma, nonostante il riscaldamento globale, in Italia nevica di più. Ovviamente stiamo riferendo alle quote di media e alta montagna. Non certo di pianura! Ma le fasi meteo ricche di precipitazioni nevose stanno aumentando di intensità.
Un fenomeno solo in apparenza contraddittorio
Le precipitazioni diffuse sono diventate meno frequenti, ma quando si manifestano lo fanno con maggiore intensità. Nonostante in alcuni anni ci siano forti siccità, i singoli episodi risultano più concentrati e violenti. Questo comportamento deriva dall’aumento della quantità di vapore acqueo disponibile nell’atmosfera, una conseguenza diretta del riscaldamento globale e delle temperature marine più elevate.
Quando la circolazione atmosferica favorisce lo sviluppo di moti convettivi. Inoltre, c’è la legge di Clapeyron che ci dimostra che a ogni grado di temperatura in più aumenta la quantità di vapore acqueo di circa il 7%. Non è poco…
Nevicate più imponenti
A titolo di esempio, sulle regioni affacciate sul Mar Tirreno, le perturbazioni di origine atlantica si caricano ulteriormente di umidità durante il loro passaggio sull’oceano. Quando queste masse d’aria raggiungono l’Italia, vengono costrette a risalire lungo i versanti montuosi degli Appennini.
Si chiama effetto stau. Oppure di sbarramento. Fortissime precipitazioni investono le montagne. Ma se queste ultime sono sufficientemente elevate vuol dire che in quota nevica di più. Tutti questi meccanismi sono noti ormai da decenni.
Ma oggigiorno agiscono in un contesto diverso: quello di un oceano più caldo e di un’atmosfera più mite e quindi più ricca di energia. Questo mix è capace pertanto di generare eventi di maggiore portata pur con la stessa configurazione sinottica di un tempo. E non è cosa da poco.
Ma in pianura nevica molto meno….
Con l’avvicinarsi dell’inverno, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, l’Europa settentrionale tende progressivamente a raffreddarsi. Le depressioni atlantiche scivolano più a sud e si aprono corridoi che permettono all’aria fredda artica di spingersi verso il Mediterraneo. In questo modo gli sbuffi freddi rimangono bloccati a livello della Valle Padana. Non riescono quindi ad andare via. Va da sé che si forma il celebre cuscinetto freddo padano.
Si tratta di uno strato di aria fredda e densa che ristagna nei bassi strati della Valpadana, spesso intrappolato sotto campi di alta pressione. Questo “lago” di aria gelida rimane isolato dal flusso mite in quota e può durare diversi giorni, creando un ambiente ideale per nevicate a bassa quota quando sopraggiunge una perturbazione.
Ma non è tutto oro quello che luccica…
Ovviamente ciò accade con minore frequenza rispetto a un tempo. Si chiamano nevicate da sovrascorrimento umido. Eventi del genere si verificano più raramente rispetto a un tempo, non tanto perché è più ama di meno, ma perché la quota media delle nevicate si è alzata di parecchio.
Di conseguenza serve una precisa combinazione di fattori per ottenere un episodio nevoso in pianura. Occorrono contemporaneamente freddo nei bassi strati, un fronte perturbato sufficientemente umido e una tempistica ben sincronizzata. Spesso e volentieri manca proprio il primo. Ovvero il freddo. Non che non ci sia per carità. Ma giusto quei due o tre gradi in più di un tempo per far vanificare tutto.
Nevicate record in un clima caldo
Le possibili nevicate eccezionali, magari a livello da record, rappresentano un segnale molto chiaro. Non contraddicono il riscaldamento globale, ma ne sono una conseguenza indiretta. In un mondo più caldo, l’atmosfera contiene più vapore, e quando le condizioni termiche lo permettono, questo si traduce in nevicate più intense.
Cari lettori, badate bene che pure in Italia, pur con un numero minore di episodi nevosi in pianura, aumenta la possibilità che quelli che si verificano siano più forti e concentrati. È l’epoca dei contrasti amplificati: lunghi periodi di stabilità interrotti da eventi estremi di pioggia o neve.
Nessuno ci vieta di avere un eccellente nevicata anche a quote di bassa montagna o addirittura di pianura. Ma dovesse mai accadere, sarebbe comunque occasionale e di breve durata. Questo perché la perturbazione girerebbe presto in pioggia. Vedremo se in questo inverno che sta per iniziare tra qualche settimana ci saranno occasioni per fasi meteo nevose come si deve.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando i dati dei modelli meteo ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE. (METEOGIORNALE.IT)
