Meteo: Filippine devastate dal TIFONE Kalmaegi, ora tocca al Vietnam
Ciclone tropicale devastante per le Filippine. Kalmaegi causa distruzione e vittime. Tifone ora nel mar Cinese, pronto a colpire il Vietnam in categoria 4.
Il tifone Kalmaegi, chiamato localmente “Tino”, ha colpito duramente le Filippine, lasciando dietro di sé una scia di devastazione che rimarrà impressa a lungo nella memoria collettiva. Dopo essersi formato sul Pacifico occidentale, in una zona di mare eccezionalmente caldo, il sistema ha rapidamente guadagnato forza trasformandosi in un potente ciclone tropicale con venti medi di circa 150 km/h e raffiche che in alcune aree hanno superato i 200 km/h. Piogge torrenziali e onde di oltre tre metri hanno investito le regioni centrali dell’arcipelago, tra cui Samar, Leyte e Cebu, provocando frane, allagamenti e l’interruzione di ogni collegamento via terra. Le immagini arrivate nelle ultime ore mostrano interi villaggi spazzati via, ponti crollati e case ridotte a cumuli di legno e lamiera.
Bilancio drammatico e soccorsi difficili nelle Filippine
Le autorità avevano disposto evacuazioni preventive, ma la violenza del tifone ha superato ogni previsione. Il bilancio provvisorio parla di oltre cento vittime, centinaia di dispersi e sfollati costretti a cercare riparo nei centri di emergenza. In molte province è stato dichiarato lo stato di calamità per accelerare gli aiuti. La rete elettrica e le comunicazioni restano interrotte in gran parte delle Visayas, mentre squadre di soccorso cercano di raggiungere le aree isolate via elicottero o con mezzi anfibi. Le autorità locali parlano di “danni paragonabili a quelli del tifone Haiyan del 2013”, segno della portata eccezionale dell’evento.
L’origine e la potenza del ciclone
Dal punto di vista tecnico, Kalmaegi è un classico esempio di ciclone tropicale di tipo “Major“, un fenomeno che trae la propria energia dal calore rilasciato dalla condensazione del vapore acqueo sopra mari molto caldi. Quando la temperatura superficiale dell’acqua supera i 26 o 27 °C, il calore e l’umidità risalgono verso l’alto generando nubi temporalesche. La rotazione terrestre imprime al sistema un moto vorticoso che si organizza intorno a un occhio centrale, una zona di calma apparente circondata da pareti di nubi alte decine di chilometri, dove si concentrano i venti più distruttivi.
In sostanza, più caldo è l’oceano, più energia il tifone è in grado di accumulare: ecco perché i mari del Pacifico occidentale, i più caldi del pianeta, rappresentano la “culla” dei cicloni più potenti.
Nel linguaggio meteorologico, questi sistemi prendono nomi diversi a seconda dell’area geografica: uragani nell’Atlantico e nel Pacifico orientale, tifoni nel Pacifico occidentale, cicloni tropicali nell’Oceano Indiano e nel Sud del Pacifico. Ma la loro natura è identica: giganteschi motori termici alimentati dall’umidità marina, capaci di liberare in un solo giorno più energia di migliaia di centrali elettriche. Il fenomeno di base, rammentiamo, è il “ciclone tropicale”.
L’intensificazione di Kalmaegi è stata favorita da un mare eccezionalmente caldo (fino a 30 °C in alcune zone) e da correnti ascensionali stabili, condizioni che gli hanno permesso di rafforzarsi rapidamente prima di impattare sulle Filippine.
Occhi puntati sulle Filippine
Dopo aver attraversato l’arcipelago, il tifone si è spostato verso il Mar Cinese Meridionale, dove sta mantenendo ancora una struttura ben organizzata, sebbene con una leggera perdita d’intensità. Secondo i centri meteorologici regionali, Kalmaegi dovrebbe dirigersi verso il Vietnam settentrionale nelle prossime 36-48 ore, con venti ancora compresi tra 120 e 150 km/h e precipitazioni torrenziali. L’area di maggiore rischio comprende le province di Thanh Hoa e Nghe An, dove sono già iniziate le evacuazioni preventive. Si teme inoltre che le piogge residue possano provocare inondazioni anche nel Laos e nella Thailandia settentrionale, una volta che il sistema si sarà indebolito trasformandosi in depressione tropicale.
L’evento, oltre a essere una tragedia umana, è anche un monito scientifico: negli ultimi decenni, la frequenza dei tifoni di categoria elevata nel Pacifico è aumentata, in parte a causa del riscaldamento globale che porta a mari sempre più caldi e quindi più ricchi di energia disponibile. In un contesto climatico alterato, fenomeni come Kalmaegi rischiano di diventare sempre più intensi e distruttivi. Gli esperti sottolineano che la combinazione di vento, pioggia e mareggiate, soprattutto in Paesi vulnerabili come le Filippine, può avere effetti devastanti anche sulle economie locali, sull’agricoltura e sulle infrastrutture.
In queste ore, mentre il tifone si allontana verso ovest, le Filippine contano i danni e cercano di rialzarsi. I soccorritori lavorano senza sosta, spesso con mezzi di fortuna, mentre migliaia di famiglie restano nei centri di accoglienza in attesa che l’acqua si ritiri. Kalmaegi ha mostrato ancora una volta quanto fragile possa essere l’equilibrio tra uomo e natura e quanto la forza del mare, quando incontra il calore, possa trasformarsi in una delle espressioni più potenti e spaventose del pianeta.
Credit – Le previsioni meteo sono realizzate sui dati emessi dai centri di calcolo ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ed il Global Forecast System (GFS), e NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) opportunamente revisionati e analizzati dal nostro team di esperti.
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