
(METEOGIORNALE.IT) La neve in Lombardia non è più un dato scontato dell’inverno come avveniva qualche decennio fa. Oggi la linea che separa fiocchi e pioggia oscilla di settimana in settimana, perché il clima è cambiato e la circolazione atmosferica è più dinamica. Per stimare il rischio neve abbiamo letto le anomalie stagionali di ECMWF su temperatura, pressione al suolo e precipitazioni, confrontandole con la climatologia 1990–2020 grazie a software dedicati che incorporano i repentini cambiamenti climatici degli ultimi anni. Le stime riportate non vogliono prevedere singoli episodi, ma descrivere la probabilità che in ciascun mese si verifichi almeno un evento con accumulo, anche lieve, al suolo nelle principali città lombarde.
C’è un elemento storico da sottolineare. In passato, specie tra Anni Ottanta e Novanta, la neve in pianura poteva essere data per molti mesi quasi certa nell’arco della stagione, con probabilità vicine al 100% sul complesso invernale. Oggi, nel contesto del Riscaldamento Globale, parliamo di percentuali più modeste: non perché le nevicate siano sparite, ma perché le finestre favorevoli sono più brevi e richiedono l’allineamento di aria fredda e precipitazioni. I modelli stagionali come ECMWF lavorano per anomalie medie e non intercettano gli eventi meteo di breve durata, talvolta decisivi per la neve al piano.
Le forzanti che guidano l’inverno
Le proiezioni ECMWF per l’inverno su Italia settentrionale disegnano lievi anomalie positive di temperatura e un mosaico di segnali pluviometrici legati al passaggio delle onde atlantiche. Su questo sfondo agiscono le teleconnessioni. Fasi con AO e NAO negative facilitano irruzioni fredde verso l’Europa centro meridionale e accrescono la possibilità di neve in Pianura Padana; fasi positive, invece, rinforzano un flusso occidentale più mite. Un possibile Stratwarming tra fine Dicembre e l’inizio di Gennaio, favorito da un Vortice Polare già debole in autunno, può disturbare la circolazione troposferica con effetti ritardati di qualche settimana. La presenza di La Niña tende inoltre a modulare il getto polare, alternando periodi perturbati ad altri più secchi e freddi. Questa cornice, letta con ECMWF e con la climatologia 1990–2020, è alla base delle percentuali riportate.
Il cuscinetto freddo padano
Un fattore chiave per la Lombardia è il cosiddetto cuscinetto freddo, lo strato d’aria gelida che ristagna nei bassi strati durante le fasi anticicloniche. Se resiste all’erosione dei venti meridionali, l’arrivo dell’umidità può trasformare la pioggia in neve fino al piano. Nella bassa pianura il cuscinetto tende a essere più robusto per inversione termica persistente e ventilazione spesso debole: ciò aiuta città come Pavia, Cremona e Lodi, che possono ritagliarsi chance nevose nonostante la distanza dai rilievi. Questa peculiarità microclimatica spiega alcune differenze tra nord e sud della regione anche quando ECMWF indica anomalie simili su scala più ampia.
Come interpretare le percentuali
Un valore di 10% equivale ad una stima, con le condizioni prospettate dai modelli matematici e gli indici del clima, di un evento di neve ogni 10 anni. Un 50%, uno ogni 2 anni.
Dicembre: partenza umida secondo ECMWF
Per Dicembre ECMWF mostra sul Nord Italia temperature generalmente leggermente sopra media e pressione un po’ più bassa sul Mediterraneo centrale, un set che favorisce fasi umide ma spesso marginali per la neve in pianura. Quando però si forma il cuscinetto e interviene un’entrata da nordest, l’episodio nevoso può materializzarsi.
Nel dettaglio cittadino, il rischio di almeno una nevicata con accumulo è stimato al 25% per Milano, 30% per Monza e Brianza, 35% per Bergamo, 30% per Brescia. La vicinanza alle Prealpi sostiene Como e Lecco al 40% e Varese al 45%. Nella bassa pianura il cuscinetto più tenace consente a Pavia di attestarsi al 25%, a Lodi al 25% e a Cremona al 22%, mentre Mantova resta al 15% per la maggiore esposizione a rimonte miti orientali. Sondrio, per quota e orografia alpina, si colloca al 75%. Queste percentuali discendono dalla lettura combinata delle anomalie di ECMWF e della media 1990–2020 con l’attuale contesto climatico.
Gennaio: la finestra più promettente per la pianura
In Gennaio le proiezioni ECMWF risultano più prossime alla norma 1990–2020 sul piano termico, con precipitazioni non lontane dai valori tipici sulla Lombardia occidentale. È la configurazione che spesso consente gli episodi “da scorrimento” con richiamo umido dal Mar Ligure sopra aria fredda intrappolata nei bassi strati.
Le stime di rischio diventano 45% per Milano e 50% per Monza e Brianza. Bergamo sale al 55% e Brescia al 50%. Sulle aree prealpine Como e Lecco sono al 60%, Varese al 65%. In bassa pianura il cuscinetto freddo fa la differenza: Pavia raggiunge il 40%, Lodi il 40% e Cremona il 35%. Mantova si attesta al 28% per la maggiore influenza delle correnti miti da est e sudest. Sondrio conserva un 85% coerente l’esposizione alle perturbazioni da nordovest e la posizione di fondovalle che lo persevera da flussi miti. Anche in questo mese pochi decimi di grado al suolo, evidenziati dal confronto con la 1990–2020, possono trasformare un episodio borderline in pioggia.
Febbraio: variabilità alta, le chance di neve
Per Febbraio ECMWF indica un leggero sopra media termico al Nord e segnali di precipitazioni più vivaci verso l’angolo nordoccidentale. In assenza di grandi scarti termici, la neve al piano dipende da passaggi perturbati ben sincronizzati con sacche di aria fredda residue.
Il rischio stimato è del 30% per Milano, 35% per Monza e Brianza, 40% per Bergamo, 35% per Brescia. Como e Lecco restano al 45%, Varese al 50%. Nella bassa pianura le percentuali restano competitive grazie al cold pool: Pavia 30%, Lodi 30% e Cremona 27%. Mantova si ferma al 20% e Sondrio all’80%. Anche qui il quadro è coerente con le anomalie e la distribuzione delle precipitazioni suggerite da ECMWF, lette alla luce della climatologia 1990–2020 e del riscaldamento recente.
Perché oggi parliamo di percentuali modeste
Vale la pena ribadirlo. In un passato non lontano la neve in larga parte della pianura lombarda era attesa ogni inverno con probabilità prossime al 100%. Oggi la realtà è diversa: il clima più caldo accorcia e indebolisce le finestre favorevoli, rendendo la neve in pianura un evento più intermittente. Le percentuali qui proposte possono sembrare “irrisorie” se confrontate con i ricordi di quegli anni, ma rispecchiano il contesto attuale e l’approccio per anomalie medie di ECMWF. Restano possibili i colpi di scena, soprattutto quando AO e NAO virano brevemente in negativo o quando un Stratwarming innesca effetti tardivi, ma si tratta di eventi di breve durata che i modelli stagionali non sono progettati per anticipare nel dettaglio.
Riassumendo
Dicembre parte umido e marginale per la neve in pianura, con opportunità legate al cuscinetto freddo; Gennaio è la finestra più favorevole, specialmente nella bassa pianura da Pavia a Cremona e Lodi; Febbraio mantiene chance tardive, più solide tra Prealpi e Valtellina. Le stime discendono dall’analisi delle anomalie di ECMWF integrate con la climatologia 1990–2020 tramite software che considerano i cambiamenti climatici recenti e l’influenza di AO, NAO, possibili effetti da Stratwarming e la modulazione del getto legata a La Niña.
Credit: ECMWF, Copernicus Climate Change Service, NOAA Climate Prediction Center, UK Met Office, World Meteorological Organization (METEOGIORNALE.IT)
