
(METEOGIORNALE.IT) Curioso come una singola oscillazione del Pacifico, una La Niña appena accennata, riesca a ridisegnare – quasi a colpi di pennellate blu – intere porzioni dell’Europa. L’immagine originale, pur senza mostrarla qui, lo lasciava intuire con chiarezza: le anomalie negative si allargano dal cuore della Scandinavia ai Paesi Baltici, fino a buona parte dell’Europa Orientale. Freddo deciso, insomma. E più intenso rispetto alla media 1990-2020. Anche l’area alpina, che raramente sfugge a questi giochi d’aria, appare intrappolata in un contesto più rigido del solito.
Spostando lo sguardo sulla Italia, il disegno diventa più frastagliato. Non sorprende: la nostra penisola vive spesso ai margini dei grandi scambi d’aria continentali. E infatti le correnti da nord portano un raffreddamento soprattutto al Nord e sulle zone interne del Centro, mentre il settore tirrenico resta un po’ più riparato. Nel Sud e sulle isole maggiori l’aria che arriva da ovest addolcisce lo scarto termico, rendendo le anomalie più deboli. Nulla di estremo, sia chiaro, ma la tendenza resta orientata verso valori di qualche grado sotto media. Soprattutto dove le correnti continentali scorrono con più decisione.
Tra Francia ed Europa Centrale l’anomalia fredda si fa più moderata, quasi un respiro più leggero prima del gelo orientale. Sulle coste della Spagna, invece, compare una nota più mite, frutto di infiltrazioni atlantiche che mitigano l’aria in arrivo. Ed eccolo il contrasto: ovest lievemente più caldo, est più freddo. Un gradiente che, per esperienza, accelera il passaggio delle perturbazioni e movimenta l’inverno.
Dall’altra parte dell’Atlantico, il disegno è netto. Il Nord America si colora di blu scuro: Canada, Midwest e Montagne Rocciose sono investiti da aria più fredda del normale. Solo parte del Quebec e della fascia atlantica settentrionale sfuggono al raffreddamento, grazie a correnti temperate che risalgono dall’oceano. Una configurazione che sembra uscita dai manuali: tipica, quasi didattica, delle fasi di La Niña.
Vale la pena ribadirlo: quella cartina non è una previsione. Mostra semplicemente come le temperature al suolo tendono a comportarsi durante un inverno con La Niña debole, sempre rispetto alla climatologia 1990-2020. Blu per il freddo, giallo-arancione per il mite. E il risultato racconta una storia abbastanza coerente: raffreddamento marcato su Nord America, Europa Settentrionale ed Europe Orientale; anomalie positive più lievi tra Atlantico, Mediterraneo orientale e Canada orientale. Una fotografia, insomma, di come il Pacifico sa influenzare – anche da lontano – l’inverno dell’emisfero nord.
Dati e fonti di analisi ERA5, credit www.ecmwf.int/ (METEOGIORNALE.IT)
