
Prima di scoprire insieme qual è il legame tra fasi meteo gelide e vortice polare, vogliamo effettuare un’introduzione per comprendere meglio di cosa stiamo parlando. Si tratta di una gigantesca trottola che gira vorticosamente in sede polare. E ha il compito, non certo indifferente, di condizionare pesantemente il prosieguo e la riuscita di un buon inverno. Sarà così anche quest’anno? Trarremo le conclusioni a fine articolo.
Da dove nasce il tutto
Tutto ha origine dal gradiente termico che separa il caldo torrido delle regioni equatoriali dal gelo delle aree polari. Questa differenza di temperatura (decine e decine di gradi) genera un flusso d’aria che tende a spostarsi verso le zone fredde, mentre l’aria polare più densa scivola verso le latitudini inferiori: è la fisica che ce lo dice. L’interazione tra questi due movimenti crea una circolazione atmosferica che, a causa della rotazione terrestre, assume una sorta di forma spiraliforme.
Semplificando ulteriormente, il vortice è una conseguenza diretta del modo in cui il nostro pianeta redistribuisce l’energia solare. Senza di esso, la Terra sperimenterebbe sbalzi climatici ancora più estremi, con un equilibrio termico che non sarebbe idoneo alla vita. La rotazione terrestre, attraverso la celebre forza di Coriolis, conferisce al vortice il suo moto caratteristico, che agisce come una stretta di contenimento per l’aria fredda. Ma allora: c’è anche in epoca di Global Warming?
Scopriamolo insieme
Negli ultimi decenni, il Vortice Polare è diventato oggetto di un’attenzione scientifica crescente. Le sue variazioni di forma, dimensione e intensità riflettono, almeno in parte, gli effetti del riscaldamento globale. Diversi Studi hanno evidenziato come l’aumento delle temperature medie, in particolare nelle regioni artiche, possa alterare il gradiente termico che mantiene stabile il vortice.
Quando il Polo Nord si riscalda più rapidamente rispetto alle zone equatoriali, il divario termico si riduce, rendendo il vortice meno compatto e più soggetto a frammentazioni. In questi casi, porzioni dell’aria gelida polare si spostano verso sud, raggiungendo Europa, Asia e Nord America, provocando ondate di gelo intense e improvvise.
Queste violente rotture del vortice, note come sudden stratospheric warmings (SSW), rappresentano episodi in cui la temperatura nella stratosfera artica può aumentare di decine di gradi in pochi giorni, fino a superare i -20 °C, rispetto ai normali -60 °C. Questi riscaldamenti improvvisi provocano la disgregazione del vortice e la conseguente discesa dell’aria fredda verso la troposfera, con effetti a catena che possono durare settimane o addirittura mesi. L’ultimo dei quali, a livello italiano, c’è stato nel 2018.
Il legame con l’attività solare
Alcuni ricercatori hanno osservato che l’attività del Sole, misurata attraverso il numero di macchie solari e la radiazione ultravioletta, può influire sulla forza del vortice polare. Durante i periodi di bassa attività solare, la stratosfera tende a raffreddarsi, favorendo la formazione di un vortice più compatto. Al contrario, nei cicli di maggiore attività solare, la maggiore quantità di energia assorbita può indebolirne la struttura.
Questo collegamento, si badi bene, è ancora oggetto di studio e non è completamente compreso. Ciò che è certo è che il vortice rappresenta una delle chiavi fondamentali per comprendere le interazioni tra il clima terrestre e i cicli solari.
Così anche nell’inverno 2025-6?
Ovviamente non si può rispondere sì o no. Rispondiamo secondo la statistica. È possibile che la stagione invernale sia condizionata pesantemente da riscaldamento globale. Ma nessuno ci vieta di avere fasi meteo gelide grazie alle rotture del Vortice Polare. Una vera e propria carta da giocare per chi ama la stagione invernale.
Rimane comunque essenziale evidenziare il fatto che, anche nella migliore delle ipotesi, le ondate di gelo di una volta sono praticamente impossibili da verificarsi. Però la possibilità di avere copiose nevicate anche a quote di pianura e magari fugaci sulle coste non è bassissima. Deve semplicemente verificarsi che un nocciolo gelido riesca a posizionarsi appena a ovest dell’Italia e possa convogliare masse d’aria umide ma molto fredde sulle nostre regioni.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando i dati dei modelli meteo ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE.