(METEOGIORNALE.IT) Fermi tutti: c’è una novità davvero eclatante prospettata da svariati modelli matematici di previsione. Sarà pur ottobre, ma questi modelli che consultiamo spingono le loro previsioni fino a metà novembre; a questo punto hanno una maggiore affidabilità rispetto alle stagionali, che si fermano ad analizzare l’evoluzione atmosferica su anomalie a livello mensile.
Qui, invece, entriamo molto più nel dettaglio: sono modelli decisamente più evoluti che, via via, mostrano maggiore affidabilità. E la novità è quella che, per certi versi, non avremmo voluto, ma per altri appare come un’occasione.
Vi stiamo parlando del terreno autunnale che prepara la stagione invernale: sì, nei prossimi 45 giorni l’autunno si farà strada. Avremo sicuramente episodi di caldo — ne abbiamo parlato numerosissime volte — ma anche fenomeni di freddo fuori stagione. Ciò che mancherà sono le grandi piogge autunnali: questo è indicato in maniera davvero eloquente dai modelli, in particolare dall’europeo, che evidenzia una diffusissima area di deficit pluviometrici dalle coste oceaniche del sud dell’Inghilterra, lungo tutte le coste della Francia, fino al Portogallo, all’intera Penisola Iberica e poi sulle aree tipicamente interessate dalle grandi precipitazioni autunnali in Italia.
La visione si spinge anche verso est, addirittura fino alle coste orientali del Mar Nero: tutte aree che solitamente vengono investite dalle iper-perturbazioni in arrivo da ovest. Poche le zone in cui il modello europeo individua precipitazioni superiori alla media.

Effettivamente è raro vedere una mappa delle anomalie così netta: sono anni che osservo queste carte, e poche volte mi era capitato qualcosa di simile; soprattutto, non mi sembra di averla mai vista per l’autunno, anche se poi situazioni del genere si sono concretizzate più volte. Come dicevo, i modelli matematici oggi hanno una maggiore affidabilità e quindi fotografano meglio ciò che potrebbe accadere.
I modelli vedono un blocco della circolazione atmosferica oceanica, una novità notevole rispetto a quanto accaduto finora, dato che le correnti oceaniche sono state potentissime già dai primi di agosto e, soprattutto in questi giorni, hanno perfino sfornato uragani extra-tropicali.
Osservando altri dettagli previsionali si intravedono le cause: è chiaro che, se ci saranno meno precipitazioni, avremo un anticiclone; e con gli anticicloni ci si può aspettare di tutto, perché in questo periodo dell’anno possono essere di matrice oceanica, europea o anche africana. Va detto che ormai gli anticicloni africani non si pongono più limiti neanche nella stagione invernale. Si nota una media dei geopotenziali tendente a valori altissimi con il passare del tempo: significa alta pressione in quota, soprattutto verso novembre, a favore di un anticiclone europeo che andrebbe a unirsi con uno russo — sì, un anticiclone russo-siberiano — in un tutt’uno immenso, capace di bloccare le correnti oceaniche e di spingere i fronti perturbati a nord dell’Islanda, per poi farli scorrere verso il Mar Glaciale Artico, come accaduto in altri anni. Si realizzerebbe, dunque, una colossale situazione di blocco.
Ancora più anomale sarebbero le temperature, che con il passare del tempo tenderebbero a diminuire, soprattutto nella terza decade di ottobre, con anomalie negative marcate sull’Europa occidentale e meridionale, Italia compresa; meno anomale sulla parte continentale dell’Europa, come Russia e Paesi dell’est – dove gli inverni sono rigidissimi come media statistica – quindi le anomalie viste dal modello risultano tutto sommato più contenute. In sostanza, dalla fine di ottobre potremmo avere una condizione pre-invernale, con un’ingerenza parziale e probabile di masse d’aria provenienti dal continente asiatico, cioè da Russia, Siberia e Mar Glaciale Artico. La precisione della traiettoria non si può conoscere, ma la possibilità di un pre-inverno c’è.
Le precipitazioni deficitarie indicate dai modelli non fanno pensare a un’assenza totale di piogge o nevicate, ma a quantitativi estremamente inferiori alla media. A ciò, però, dobbiamo aggiungere la nuova climatologia – che i modelli faticano ancora a inquadrare con precisione – caratterizzata da grandi volumi di precipitazione in tempi ristretti: perciò, in alcune aree oggi viste in deficit pluviometrico, potrebbe verificarsi l’opposto, con eccessi locali; e, siccome siamo ancora in autunno, in Italia sarebbero verosimilmente piovosi.
È anche probabile il ritorno della neve sulle Alpi e, forse, anche in Appennino, soprattutto verso novembre. Questa tendenza sembrerebbe accompagnarci verso un inverno più rigido rispetto alla media; tuttavia, le previsioni a 45 giorni non consentono di andare oltre: su questo dovremo affidarci alle stagionali, che non hanno ancora l’ultimo aggiornamento e non possono offrire informazioni precise, tenuto conto che i modelli stagionali hanno un margine di incertezza e errore comunque ampio.
Non so se avremo un inverno più freddo della media in Europa: ci sono svariate circostanze che lo indicano, ma qualcosa di simile capita più o meno ogni anno — è normale in inverno — anche se, quest’anno, le condizioni favorevoli paiono maggiori del solito. Abbiamo la Niña, che avrà un’influenza; abbiamo un Vortice Polare piuttosto interessante da studiare; abbiamo la Siberia centro-settentrionale che sta misurando temperature da record di freddo, con valori già prossimi a −30 °C, e siamo appena ai primi di ottobre. Insomma, tutto il meteo del futuro è da scrivere, sì, ma si apre una porta di incertezza enorme, con possibili anomalie meteo-climatiche anche peggiori rispetto agli ultimi anni.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA (METEOGIORNALE.IT)

