Ogni anno, quando l’autunno si avvicina, torna anche il dibattito sull’ora legale e sul suo ritorno all’ora solare. Un rituale che molti vorrebbero abolire ma che, nonostante discussioni e promesse, continua a resistere. Nel 2025, il passaggio avverrà nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, un giorno prima rispetto all’anno scorso: alle 3 del mattino le lancette dovranno essere spostate indietro di un’ora. Non ci sarà alcuna nuova legge, solo un curioso gioco del calendario che quest’anno anticiperà l’arrivo delle giornate più corte.
Un’idea nata in tempo di guerra
L’ora legale non è un’invenzione recente. Fu introdotta per la prima volta in Europa durante la Prima guerra mondiale, con lo scopo di risparmiare energia elettrica sfruttando meglio la luce naturale. L’Italia adottò ufficialmente il sistema nel 1916, poi lo abbandonò e lo reintrodusse più volte nel corso del Novecento, fino alla stabilizzazione avvenuta nel 1966. Da allora, due volte all’anno, le lancette scandiscono una piccola rivoluzione quotidiana.
Negli anni Duemila il tema è tornato di attualità. Nel 2018, il Parlamento Europeo aveva proposto di eliminare il cambio d’ora, lasciando ai singoli Paesi la libertà di scegliere un orario fisso, legale o solare. Tuttavia, le differenze tra gli Stati membri, le difficoltà di coordinamento e i dubbi sugli effetti economici hanno bloccato la decisione. Nessun accordo definitivo è mai stato raggiunto, e tutto è rimasto com’era.
Gli effetti del cambio d’ora sull’organismo
Il passaggio dall’ora legale all’ora solare non è solo una questione di orologio. Anche se si tratta “solo” di sessanta minuti, il corpo umano ne risente. Diversi studi hanno mostrato che questo spostamento può alterare i ritmi circadiani, cioè l’orologio biologico che regola sonno, fame e concentrazione.
Nei primi giorni dopo il cambio, molte persone lamentano insonnia, stanchezza, difficoltà di concentrazione e alterazioni dell’umore. In alcuni casi si registra un aumento dello stress e una maggiore irritabilità, sintomi che tendono a scomparire dopo una o due settimane, una volta ristabilito l’equilibrio interno.
Il ritorno all’ora solare significa anche tramonti anticipati, giornate più brevi e meno ore di luce, fattori che possono accentuare la sensazione di stanchezza e contribuire, nei soggetti più sensibili, ai disturbi legati alla depressione stagionale. Come evidenziato dal cambio dell’orario 2025, questi effetti sono particolarmente marcati quando si perde un’ora di sonno.
Più che altro è abitudine che necessità
Nonostante questi effetti, nessun Paese europeo ha ancora deciso di eliminare definitivamente il cambio d’ora. I motivi sono diversi: da un lato ci sono considerazioni economiche e di risparmio energetico, dall’altro la difficoltà di uniformare gli orari in un continente con fusi orari e abitudini diverse.
Il dibattito sull’abolizione dell’ora legale continua ad essere attuale, ma senza risultati concreti. Come sottolineato nelle discussioni sul ritorno dell’ora solare, molti esperti propongono di mantenere l’ora legale tutto l’anno per massimizzare i benefici energetici.
Per tornare invece all’ora legale, e dunque alle giornate più lunghe e luminose, dovremo attendere la Primavera 2026: nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, le lancette torneranno in avanti di un’ora.
La questione dell’ultima volta del cambio d’orario viene sollevata ciclicamente, ma le decisioni sull’abolizione continuano ad essere rimandate. Come evidenziato negli studi sui minimi solari e i loro effetti, anche i cicli naturali influenzano le nostre abitudini temporali.
Credit
European Parliament – Daylight Saving Time, European Commission – Summertime Arrangements, Council of the European Union – Seasonal Clock Changes, National Institute of General Medical Sciences – Circadian Rhythms, Sleep Foundation – Daylight Saving Time Effects, American Academy of Sleep Medicine – DST Position, National Sleep Foundation – Permanent Standard Time Position, Stanford Medicine – DST Health Effects Research, PMC – Circadian Rhythms and Cardiovascular Health, Time Use Initiative – Natural Time Zones Proposal
