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Fenomeno Fujiwhara: cosa accade quando due uragani si incontrano

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
29 Set 2025 - 17:43
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Wiki Meteo
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Quando le tempeste danzano

(METEOGIORNALE.IT) Il Fujiwhara Effect (noto anche come interazione di Fujiwhara o interazione binaria) è un fenomeno affascinante e relativamente raro nella meteorologia dei cicloni, in cui due sistemi vorticosi — tipicamente cicloni tropicali — iniziano a influenzarsi reciprocamente fino a “orbitare” l’uno intorno all’altro o persino a fondersi.

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Questo fenomeno è previsto svilupparsi nei prossimi giorni, ad est della Florida.

 

Il nome deriva dal meteorologo giapponese Sakuhei Fujiwhara, che all’inizio del Novecento studiò il comportamento dei vortici nella dinamica dei fluidi e pubblicò, nel 1921, l’idea che vortici vicini tendano a interagire e ad avvicinarsi tra loro.

Quando si considera questo fenomeno, è utile immaginare due cicloni vicini: ciascuno genera una circolazione “girante” (venti che ruotano attorno al proprio centro) e, se la distanza non è eccessiva, le correnti di uno possono disturbare l’altro. A certe distanze, questa interazione può portare i centri dei cicloni a orbitare reciprocamente, sostenuti dall’influenza delle rispettive correnti.

Nel nord emisfero, questa rotazione avviene in senso antiorario (secondo la convenzione ciclonica), mentre nel sud emisfero il movimento si sviluppa in senso opposto.

 

Come nasce l’interazione

L’interazione di Fujiwhara diventa significativa quando i due cicloni si avvicinano entro una certa distanza critica. Nel caso dei cicloni tropicali, questa soglia si colloca intorno a 1 400 km.

Quando la distanza si riduce ulteriormente, lo “stile orbitale” si accentua, e se i sistemi arrivano a 400-650 km la rotazione reciproca può accelerare e condurre a effetti più intensi.

Il risultato finale — se i cicloni rimangono distinti, se uno assorbe l’altro o se si separano — dipende da vari fattori: la dimensione, l’intensità, la struttura interna dei sistemi e l’influenza dell’ambiente circostante (venti in quota, gradienti di pressione, forzanti sinottiche).

Quando i due vortici hanno intensità simile, la danza atmosferica tende a essere più equilibrata; se invece uno è dominante, può “trascinare” l’altro verso di sé e, in casi estremi, inglobarlo completamente.

 

Cosa può succedere

Durante un’interazione di Fujiwhara, si possono osservare diversi scenari:

Il primo è la rotazione congiunta, in cui i due cicloni ruotano attorno a un centro comune, avvicinandosi gradualmente senza fondersi subito. Le traiettorie diventano complesse e difficilmente prevedibili.

Un secondo possibile esito è la fusione completa: uno dei sistemi (solitamente il più intenso) assorbe l’altro, dando origine a un unico ciclone con variazioni nella struttura o nell’intensità.

Un terzo scenario è la separazione (“straining out”), in cui i cicloni si allontanano nuovamente, sospinti da correnti esterne o da altri sistemi sinottici.

Vi sono anche esiti intermedi, come la fusione parziale o un’interazione “elastica”, in cui i cicloni si influenzano senza giungere a un assorbimento totale.

Un esempio classico è quello dei tifoni T0917 e T0918 (2009): dopo una rotazione reciproca, T0918 inglobò T0917, causando un movimento anomalo (T0917 curvò verso sud, comportamento insolito per un tifone), per poi separarsi nuovamente.

In un’altra occasione, i cicloni Seroja e Odette interagirono vicino all’Australia: Odette ruotò intorno a Seroja e infine i due si fusero in un unico sistema.

Questi effetti rendono molto difficili le previsioni: traiettorie, velocità e intensità possono mutare rapidamente rispetto agli scenari tipici di un singolo ciclone.

 

Alcune caratteristiche interessanti

L’interazione di Fujiwhara non riguarda solo i cicloni tropicali: può verificarsi anche tra cicloni extratropicali (i sistemi di bassa pressione delle medie latitudini), purché la distanza sia entro circa 2 000 km.

Tuttavia, il maggiore interesse scientifico riguarda i cicloni tropicali, le cui dinamiche chiuse e intense rendono il fenomeno più spettacolare.

Analisi tridimensionali nel Pacifico occidentale hanno mostrato che l’interazione non si limita alla superficie: le correnti in quota, la distribuzione verticale della vorticità e gli scambi termici influenzano profondamente il risultato.

Un ulteriore aspetto rilevante è l’impatto sull’oceano: due cicloni che si avvicinano possono alterare la temperatura superficiale del mare, la circolazione delle correnti e persino la distribuzione della clorofilla, con conseguenze sulla biologia marina. Uno studio recente ha dimostrato che l’interazione Fujiwhara lascia un’impronta misurabile nei dati biogeofisici regionali.

 

Perché è interessante

Il Fujiwhara Effect è uno dei fenomeni atmosferici più suggestivi: due tempeste che “danzano” plasmando il destino l’una dell’altra. È un promemoria di quanto l’atmosfera sia un sistema complesso, in cui eventi locali possono interagire in modi non lineari.

Dal punto di vista operativo, il fenomeno rappresenta una sfida notevole per i meteorologi: i modelli numerici faticano a simulare correttamente le interazioni, soprattutto se la struttura interna dei cicloni cambia nel corso del processo.

Il fenomeno è più frequente nelle regioni tropicali, in particolare nel Pacifico occidentale, dove spesso si formano cicloni multipli. Al contrario, risulta raro nell’Atlantico, dove due cicloni tropicali in prossimità costituiscono un’eccezione.

 

Credit

  • Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory – NOAA
  • Fujiwhara effect – Wikipedia
  • Fujiwhara Effect – SKYbrary Aviation Safety
  • National Research Institute for Earth Science and Disaster Prevention
  • Australian Severe Weather – Tropical Cyclones
  • Three-Dimensional Fujiwhara Effect – Journal of the Atmospheric Sciences
  • Impact of the Fujiwhara effect on ocean biophysical variables – ScienceDirect
  • AccuWeather – Fujiwhara Effect

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: cicloni tropicalifujiwhara effectfusione cicloniinterazione ciclonimeteo estremometeorologiaoceano pacificorotazione ciclonicatempeste tropicalitifoni pacifico
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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