(METEOGIORNALE.IT) Il contrasto fra l’aria bollente di agosto e le correnti più fresche in quota sta generando, quest’anno, un numero eccezionale di scariche elettriche: oltre 100 000 fulmini in 48 ore hanno già inciso il cielo sopra l’Italia settentrionale. Fra Ferragosto e il fine settimana successivo si contano decine di feriti e almeno tre vittime lungo le coste della Penisola.
Nonostante la prevenzione sia nota, ecco cosa abbiamo appena catturato da una webcam sotto un temporale ormai sulla costa in Sardegna, oggi alle 17:00.
Quando un temporale avanza, la spiaggia diventa un enorme piano conduttore. La sabbia umida accoglie l’elettricità che, per “effetto pelle”, scorre principalmente negli strati superficiali, mentre l’acquamarina salata – con una conducibilità che supera i 4 S m⁻¹ – offre al fulmine un’autostrada orizzontale: la corrente si disperde radialmente per alcune decine di metri, creando un potenziale letale anche per chi sta solo bagnandosi le caviglie.
Il fenomeno che i meteorologi chiamano “bolt from the blue” rende la situazione ancora più insidiosa: un fulmine positivo può partire dal margine della nube o dalla sua incudine e abbattersi fino a 40 km dal nucleo del temporale, spesso quando la pioggia non è ancora arrivata sulla costa.
Sulla battigia abbondano strutture isolate e appuntite. Un semplice ombrellone infilato nella sabbia, col suo palo metallico, crea un punto di raccolta di cariche capace di trasformarsi in un vero e proprio parafulmine domestico, soprattutto se spicca rispetto all’ambiente circostante.
Quando la scarica attraversa il corpo umano, la tensione può superare i 100 000 V, la temperatura del canale tocca i 30 000 °C – sei volte la superficie del Sole – e l’impulso dura appena 30–50 µs; eppure in quel lampo istantaneo il passaggio di decine di migliaia di ampere provoca arresto cardiaco, ustioni cutanee e danni neurologici che vanno dalla perdita temporanea di memoria a deficit permanenti.
Il boato che segue – il tuono – nasce dallo shock termico: l’aria circostante si espande violentemente, creando un’onda di pressione che inizialmente è superiore a 100 kPa, quindi cala e si trasforma nel rombo che può viaggiare fino a 40 km. Allo stesso tempo, l’esplosione genera un brevissimo vuoto di pressione che, richiudendosi, amplifica il suono e può frantumare vetri vicini.
La locuzione “veloce come un fulmine” è scientificamente corretta: la leader discendente percorre l’aria a circa 300 000 km h⁻¹, un terzo della velocità della luce, mentre la strokes di ritorno impiega meno di 0,002 s per coprire l’intera colonna fra nube e suolo.
La prevenzione resta l’unica arma affidabile. Appena il temporale appare all’orizzonte, bisogna abbandonare bagnasciuga e acqua: se senti il tuono sei già in zona di rischio. Il riparo ideale è un edificio chiuso o un’automobile, che funziona da gabbia di Faraday; finestrini ermeticamente chiusi e antenna retratta riducono ulteriormente il pericolo.
Credit
National Oceanic and Atmospheric Administration
National Weather Service
National Severe Storms Laboratory
Journal of Clinical Pathology
Journal of Trauma and Acute Care Surgery
Nature



