
(METEOGIORNALE.IT) Non è ancora finita la stagione dei fenomeni meteo violenti. Anzi, per Alcune regioni il peggio deve ancora arrivare. Stiamo parlando di sistemi temporaleschi a mesoscala, auto-rigeneranti e supercelle. Queste ultime sono le più temute e in questo articolo le andiamo ad approfondire.
La supercella
Si tratta di una tipologia di temporale tra le più violente e affascinanti. Ciò che la contraddistingue è la presenza di una corrente ascensionale calda che ruota vorticosamente al suo interno, una caratteristica che può essere percepita persino a occhio nudo dall’esterno, nel caso di fenomenologie particolarmente attive.
Le dimensioni di queste strutture possono raggiungere decine e decine di chilometri, con una durata che si prolunga per parecchie ore; a volte insistono sulla stessa zona, scaricando tantissima acqua e facendo molti danni con vento e grandine.
Sono fenomeni in aumento
Negli ultimi anni, anche in Italia si registra un aumento della frequenza di questi fenomeni. In particolare, dagli anni Venti si stanno verificando davvero con tanta frequenza. Il motivo è semplice ed è legato principalmente al riscaldamento climatico. Il quale ovviamente amplifica l’evaporazione marina e, di conseguenza, la quantità di energia disponibile per alimentare tali “mostri” atmosferici.
Come si formano?
La formazione di una supercella richiede una combinazione di fattori molto specifici. Tutto inizia con aria calda e ricca di umidità che, provenendo dal suolo, viene sospinta verso l’alto da potenti correnti ascensionali. Ciò si può verificare Grazie all’arrivo di aria più fredda alle medie o alte quote.
Una volta risalita, questa massa incontra strati di aria più fredda e secca in quota. Il contrasto tra le due componenti costituisce la base per l’instaurarsi di condizioni temporalesche. Ma attenzione. Non basta il semplice scontro termico a generare una supercella.
Lo share del vento
È determinante un altro elemento: il wind shear, ossia la variazione di direzione e velocità del vento con l’altezza. Questo fenomeno fa sì che la colonna d’aria in ascesa abbia il classico movimento rotatorio. Ecco che viene in origine il mesociclone, il cuore pulsante e rotante della supercella. Quello da cui possono eventualmente scaturire anche dei tornado.
Grazie a questa rotazione, il sistema riesce a sostenersi autonomamente per molte ore, diventando estremamente longevo rispetto ai temporali ordinari. Non solo: la supercella è, in particolari casi, in grado di rimanere pressoché stazionaria, scatenando sulla stessa area grandinate imponenti, venti distruttivi e, nei casi più estremi, tornado.
Cosa si rischia
Facile. Uno degli aspetti più temuti riguarda la grandine, che può raggiungere diametri superiori agli 8-10 centimetri, con danni ingenti a coltivazioni, veicoli e abitazioni. In alcuni casi estremi si è arrivato persino a 15 cm. Capite che sassi così dal cielo possono distruggere qualunque cosa.
A questo si aggiungono i downburst, cioè raffiche di vento discendenti che possono toccare i 120-130 km/h, con valori anche superiori a 150. Si tratta di correnti fredde che scendono violentemente dal temporale e si espandono orizzontalmente al suolo, creando devastazioni simili a quelle di un tornado, sebbene con dinamica completamente diversa. Infatti, il più delle volte vengono scambiati proprio per fenomeni vorticosi.
Piogge estreme
Le precipitazioni associate a queste strutture possono risultare eccezionalmente abbondanti. Se piuttosto stazionarie, in poche ore possono cadere fino a 200 millimetri di pioggia, quantità sufficiente a provocare inondazioni improvvise e allagamenti estesi. Ecco perché da un lato sono i fenomeni meteo più affascinanti ma da quell’altro pure i più pericolosi. (METEOGIORNALE.IT)
