(METEOGIORNALE.IT) Viviamo l’illusione di un autunno precoce e di un’estate finita. Ovvero di un’estate verso la fine. Sì, il 1° settembre avremo l’inizio dell’autunno meteorologico, che comincia come accordo internazionale ben tre settimane prima di quello astronomico.
Mi ricordo che circa 15 anni fa però le condizioni meteo del 1° settembre cominciavano a essere autunnali soprattutto sulle regioni settentrionali italiane: il cielo diventava spesso nuvoloso, il sole appena traspariva tra le nubi e la temperatura era estremamente piacevole; in vari giorni si indovano abiti non più da piena estate. Insomma, al mattino bisognava portare anche una leggera giacca: il clima cambiava, si sentiva l’odore dell’autunno.
Ma mano a mano che ci si spostava verso sud, le condizioni climatiche differivano parecchio, perché era ancora estate: a Roma si avvertiva ancora un po’ di afa, a Firenze i pomeriggi erano piuttosto caldi, con temperature che potevano anche toccare o superare i 30 °C.
Poi nelle regioni costiere come quelle affacciate sul Mar Adriatico, in Abruzzo, Molise, Puglia, in tutto il Sud Italia, in Sardegna, in Sicilia, in Campania e lungo le coste laziali, le spiagge continuavano a essere popolate dai bagnanti come se fosse ancora estate. Certo, c’era qualche giornata di pioggia o di temporale: ma, il temporale è in genere un fenomeno di breve durata, non copre l’intero giorno, e lo abbiamo visto anche negli eventi meteo recenti e in atto.
C’è una scarsa conoscenza di un evento meteo comune: il temporale. Mi capita spesso di sentirmi dire: “Che farà butto di tempo tutto il giorno perché è previsto temporale”. Effettivamente rimango basito da questa affermazione, anche perché il temporale è un fenomeno comune, noto a tutti, e proprio per questo si dovrebbe sapere che ha una breve durata.
Di certo può capitare in alcune situazioni che vari temporali si susseguano uno dopo l’altro, specialmente man mano che ci si sposta verso le regioni del Nord Italia, dove sono più frequenti nel semestre caldo e soprattutto d’estate.


Questa osservazione mi viene fatta sia da chi abita nel Sud Italia, sia da chi vive al Nord. Insomma, se manca la conoscenza di base di un fenomeno meteo che si può osservare con una certa frequenza, come è possibile a volte comprendere il messaggio che cerchiamo di esternare e spiegare nel modo più semplice possibile? Da qui nasce l’idea di alcuni che la meteorologia e le previsioni siano sbagliate, insieme ad altre allusioni che non sto qui a riportare.
La mancata conoscenza porta a non riuscire ad assimilare concetti persino basilari, come quello della durata di un temporale, che è visibile con i propri occhi e non serve leggerlo su un giornale. Non bisogna faticare molto per sapere che un temporale è un fenomeno breve, insomma. E allora mi chiedo quanto sia complicato comunicare la meteo in un articolo, e ancor più a voce o in un video.
Mi è capitato di condividere le immagini di una tromba marina, e mi è stato detto da chi le ha ricevute che, laddove si trovavano loro, a circa 10 km di distanza, non c’era tanto vento.
Ecco un’altra mancanza di conoscenza, anche se in questo caso si tratta effettivamente di un fenomeno molto più raro rispetto a un temporale: la tromba marina è ancora più locale e, tra le altre cose, si sviluppa e muore generalmente in mare.
Mi chiedo come mai in Italia ci sia tutta questa acerrima voglia di negare alcune terminologie che invece sono entrate nel linguaggio comune, e poche peraltro, per poi preferire termini anglosassoni che, secondo noi italiani che ci occupiamo di meteorologia, sarebbero più adatti.
Ad esempio, è vietato utilizzare la parola “bomba d’acqua”: bisogna chiamarla diversamente. Come? Downburst, nubifragio. Il primo è un termine anglosassone che, onestamente, escluderei dal vocabolario meteorologico italiano, perché siamo in Italia e abbiamo la lingua di Dante, riconosciuta in tutto il mondo come una delle più affascinanti e ricche; eppure utilizziamo sempre più spesso linguaggi che non ci appartengono. Per la meteo non è un vantaggio. Sembra quasi che vogliamo perdere questa bella lingua e complicare la vita alle persone che magari hanno una minore conoscenza di questa scienza (la maggior pare) togliendo così la possibilità di comunicare con chiarezza.
A me, francamente, di utilizzare termini anglosassoni non interessa nulla: continuerò a usare il termine bomba d’acqua, anche se non piace ai meteorologi italiani, perché almeno chi mi legge comprenderà subito cosa significa. Parlerò di raffiche di vento orizzontali, raffiche da temporale, e se userò la parola downburst lo farò accompagnandola a una spiegazione in lingua italiana, perché chi mi legge deve comprendere: non è un ignorante. Cari miei, scendiamo un po’ dal piedistallo: dobbiamo essere all’altezza di poterci esprimere ed essere compresi dal nostro lettore o ascoltatore.
Già in Italia la meteorologia è considerata un prodotto di serie B, e lo si vede dalle televisioni, dove è relegata a un servizio di scarsa rilevanza. Ma tutto questo è colpa di chi si occupa di meteorologia, probabilmente perché non ha saputo dare spazio a un servizio indispensabile che viene cercato da tutti, soprattutto oggi con l’uso delle applicazioni meteorologiche per conoscere che tempo farà.
E allora, basta un acquazzone di fine estate meteorologica per battezzare l’arrivo dell’autunno?
Eppure settembre 2025 vedrà anche i 40 °C in alcune località, e oltre 30 °C nel Nord Italia, in quanto i modelli matematici di previsione a lungo termine indicano l’arrivo di nuove ondate di calore. Inoltre, soprattutto i meteorologi che si battono nel comunicare che il clima sta cambiando, si contraddicono spesso, perché nella fattispecie settembre è ormai un mese estivo, e in parte lo è anche ottobre: le temperature sono affini alle medie climatiche che c’erano un tempo, nel periodo 1960-1990, nei mesi estivi. È pur vero che le medie climatiche sono cambiate, aumentando i valori perché c’è cambiamento climatico, e si aggiornano periodicamente, mediamente ogni 10 anni.
Siamo inadeguati ai tempi, siamo inadeguati al nostro pubblico, e anche se cerchiamo in tutti i modi di comunicare, di dare visibilità al nostro contenuto, allo stesso tempo ci perdiamo in terminologie complesse che l’utente finale non recepisce. Ed ecco che la meteo in Italia è una scienza marginale. Lo si vede dalle università, etc…
Quindi, caro lettore, l’estate non finisce qui: sarà sicuramente più calma, senza quel caldo terrificante che abbiamo vissuto, e che ormai ogni stagione estiva ci porta, tanto che voi cari lettori ci dite che l’estate non vi piace più, che è terribile. Sappiate che lo è anche per me.
Ancora ora in varie regioni italiane le temperature sono ben più che estive, con valori che superano abbondantemente i 30 °C, e il cambiamento meteo in atto non interesserà tutta l’Italia: su varie regioni ci saranno anche a breve, ondate di calore con picchi di 40 °C.
E allora perché sostenere che l’estate 2025 è finita? A mio avviso è fantascientifico. Lo so bene che molti colleghi utilizzano espressioni come “siamo verso la fine della stagione”, ma vogliono intendere quella meteorologica, bensì non tanto il tempo atmosferico. Non sono certo degli sprovveduti: sono persone preparate che all’interno dell’articolo spiegano l’evoluzione meteo. Purtroppo, una parte dei lettori oggi trascorre pochissimo tempo sulla lettura degli articoli.
Devo comunque ringraziare chi legge i miei pezzi, perché hanno un seguito molto elevato, con tempi di permanenza altissimi, da record.
So di essermi fatto un complimento da solo, ma io cerco di utilizzare un linguaggio alla portata di tutti, come accadeva un tempo con il famoso programma televisivo “Che tempo che fa”, condotto dapprima da Bernacca, poi da Andrea Baroni e infine da Caroselli. Un programma che chi ha più di 45-50 anni ricorda bene. Durava almeno cinque minuti, se non di più, ed era trasmesso su Rai Uno, poco prima del telegiornale.
Era seguitissimo: a quei tempi, quando si diceva “domani pioverà” e chiedevi “chi te l’ha detto?”, ti rispondevano Bernacca. Tanto era apprezzato questo meteorologo, che ha aperto la via al grande pubblico per questa scienza chiamata meteorologia.
Una scienza che oggi può contare su super satelliti, migliaia di stazioni meteo e supercomputer, con un’affidabilità elevatissima rispetto ad allora. Tuttavia, ancora oggi i nostalgici sostengono che le previsioni di Bernacca fossero più affidabili di quelle attuali, tanto forte è rimasta l’immagine di questa persona, di questo professionista. Ed effettivamente era una figura ben più che ammirevole.
Sappiate un segreto: da piccolo, essendo molto appassionato di meteorologia, mi regalarono un quadretto con il viso del colonnello Bernacca, che cambiava colore con il modificarsi del tempo atmosferico: si chiamava “Bernacchino”.
Non ricordo bene chi me lo regalò, e la sua affidabilità era certo relativa, ma questo personaggio aveva aperto la meteorologia a tutti.
Poi però, con il tempo, tutto questo lavoro si è perso. La responsabilità maggiore fu sicuramente di chi gestiva i programmi televisivi, riducendo la durata di questi contenuti scientifici. Eppure la meteorologia è così affascinante che, nel Mondo, all’estero, insomma, esistono programmi televisivi con interi speciali dedicati al tempo atmosferico quotidianamente. Ed è solo con un mix di forza nella divulgazione di questa scienza che anche in Italia se ne comprenderà appieno il valore. (METEOGIORNALE.IT)




