(METEOGIORNALE.IT) Vedremo una visione d’insieme delle varie elaborazioni del modello matematico americano. Ricordo che sono disponibili su Internet svariate emissioni, quattro ne sono pubbliche.
Questo modello matematico compete decisamente con quello del centro meteo europeo, che oggi ho comunque analizzato alla stessa maniera in cui farò questo articolo. A differenza del modello matematico europeo, quello americano prospetta una maggiore dinamicità per le prossime due settimane: esattamente nel dopo Ferragosto vede quella che potremmo definire una sorta di nuova rottura della stagione estiva delle nuove estati però.
Una precisaione: la rottura della stagione estiva che avvenivano nei tempi passati, sino a circa 15 anni fa circa, generavano un refrigerio sia dovuto all’abbassamento considerevole del tasso di umidità e poi anche delle temperature medie; inoltre in settembre iniziava, soprattutto sulle regioni settentrionali, quel periodo pre-autunnale.
Quindi, da circa 15 anni c’è un cambiamento considerevole di quella che era la rottura della stagione estiva, ma anche dell’estate stessa. Stagioni estive che stanno cambiando sensibilmente soprattutto nell’arco degli ultimi cinque anni.
Ma il primo cambiamento lo possiamo collocare con l’estate 2003, quando si ebbe una lunghissima ondata di calore con diverse onde più intense che registrarono anche record di caldo.
A causare questo genere di stagioni estive è l’espandersi di masse d’aria dall’Africa settentrionale, e quindi di aria che proviene addirittura dal deserto del Sahara. Questa presenta livelli di pressione atmosferica in quota molto elevati, anzi elevatissimi, mentre al suolo la pressione atmosferica è prossima alla media; pertanto è una sorta di vero e proprio anticiclone ibrido, in quanto al suolo abbiamo pressioni atmosferiche vicine alla media o addirittura un pochino sotto, mentre in quota valori altissimi: e sono questi poi a generare il riscaldamento della temperatura nei bassi strati dell’atmosfera, ovvero dove viviamo noi.
La dinamica di questo sistema di alta pressione è quella di schiacciare/comprimere l’aria nei bassi strati dell’atmosfera che già giunge calda dal Nord Africa, poché proviene da deserti africani, e quindi si surriscalda ulteriormente, provocando ondate di calore e soprattutto lunghissime fasi di caldo molto importante.
Questo fenomeno determina un aumento decisamente considerevole della temperatura media estiva, tanto che i principali istituti di ricerca sul clima hanno fissato un aumento della temperatura estiva attorno a 3 °C e anche oltre: parliamo comunque di temperature medie.
In questa fase vorrei però iniziare a parlare di quella che è l’evoluzione. Ebbene, cosa si vede? Si osserva dal modello matematico un susseguirsi di flussi di aria calda proveniente dalle aree desertiche africane, e queste avranno una sorta di prevalenza rispetto alle correnti oceaniche, che si fermeranno a nord delle Alpi addirittura sino al 26 agosto, periodo in cui si spinge la proiezione a 15 giorni: vediamo aria molto calda che raggiungerà anche la Francia.
Quindi, praticamente, anche se ci sarà – come poi vedremo – un abbassamento della temperatura, seguiranno nuove ondate di calore; quindi questo evento di rottura ha veramente poco a che vedere con la rottura della stagione estiva che succedeva nel passato, anche perché l’estate continuerà. Inoltre, mi sono permesso di consultare i modelli matematici stagionali e ho intravisto un settembre abbastanza interessante, cioè estivo ma con caratteristiche che vi incuriosiranno parecchio: ne parleremo a suo tempo.
Nel dopo Ferragosto il modello matematico americano vede l’egemonia verso la Francia di aria oceanica; questa tenderà a infilarsi sull’aria calda di origine africana anche in Italia, innescando temporali. A differenza del modello matematico europeo, questa influenza sarà molto superiore, e quindi ci saranno molte più aree temporalesche, più fenomeni e quindi una situazione di maggiore rilevanza.
Oltretutto, ci sarà anche un abbassamento temporaneo della temperatura, soprattutto sulle regioni settentrionali, che poi però si noterà anche nel resto d’Italia. Ma attenzione: non andremo verso temperature nella media stavolta, poiché non si tratterà di una rottura della stagione estiva come quella di luglio; questa volta sarà più modesta. Resta però importante vedere, come dire, una luce in fondo al tunnel, perché altrimenti sarebbe veramente drammatico.
Ovviamente, a questo punto, la domanda che viene spontanea è: chi avrà ragione tra i due modelli matematici, quello americano o quello europeo? Nel modello europeo abbiamo la prevalenza di una persistente ondata di calore; in quello americano invece delle interruzioni e maggiori fasi temporalesche. Tale aspetto è molto allettante in realtà, anche perché effettivamente sarebbe il meno peggio.
Tuttavia, questo meno peggio lo pagheremo poi con fenomeni atmosferici a carattere temporalesco, di cui vi avevo già accennato. Il mix di aria africana e oceanica, in qualche modo, anche se effettivamente non ci sarà una vera intrusione di aria oceanica – sia ben inteso – favorirà lo sviluppo di temporali con tempeste elettriche ovvero fulminazioni molto frequenti, soprattutto sulle regioni settentrionali italiane; i temporali si espanderanno, secondo il modello matematico americano, anche verso il Centro, nelle zone interne, e a tratti verso l’Appennino meridionale, con qualche temporale anche nelle zone interne della Sardegna e qualcun altro in quelle della Sicilia.
Ebbene, avremo poi anche un’aggravante: il rischio di grandine di grosse dimensioni, perché il mix di aria oceanica più fresca – anche se giungeranno solo delle “goccioline” d’aria fredda, termine improprio per definire la goccia d’aria fredda – e aria molto calda e umida con caratteristiche tropicali andranno a innescare condizioni ideali per lo sviluppo di grandinate di grosse dimensioni, distribuite con estrema irregolarità e impossibili da prevedere oggi.
Peraltro, questi temporali sono difficilmente individuabili sino a poche ore prima dell’evento, e non è possibile conoscere con certezza dove grandinerà: si può parlare solo di probabilità che l’evento si verifichi. Tuttavia, questi temporali produrranno delle locali fasi di refrigerio anche importanti, perché rispetto al modello matematico europeo saranno più rilevanti, e quindi ci sarà un calo temporaneo della temperatura che poi però risalirà, poiché saremo in una condizione di alta pressione africana.
Un aspetto non trascurabile è il fatto che si intravede, col modello matematico americano, un’accentuazione delle ondulazioni: sono le correnti, soprattutto in quota, che trasportano le perturbazioni atmosferiche.
Queste ondulazioni vedono uno sprofondamento fresco verso l’Atlantico orientale verso fine mese, con la conseguenza di un richiamo ulteriore di aria calda africana verso l’Italia. Insomma, in poche parole, non è che ci stiamo scampando il caldo neanche col modello matematico americano: la fase calda avrà delle interruzioni, ma poi tornerà comunque, anche secondo questo modello. In sostanza, caldo per due settimane. Ma con ampi spiragli rispetto al Centro Meteo Europeo.
Quindi, temporali violenti, isolati, grandinate e caldo afoso: questa è la linea di tendenza anche dal modello matematico americano. Ci aggiorniamo con nuovi articoli meteo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati del modello matematico Global Forecast System del NOAA (GFS). (METEOGIORNALE.IT)

