(METEOGIORNALE.IT) La dichiarazione della ministra della Cultura Rachida Dati, diffusa tramite un post su X, ha sollevato un acceso dibattito politico e mediatico. Secondo Dati, Parigi sarebbe “la capitale europea più letale durante le ondate di caldo”. L’affermazione è arrivata nel corso di uno scambio serrato con David Belliard, candidato dei Verdi alle elezioni municipali del 2026. Mentre Belliard ha accusato il governo francese di trascurare la crisi climatica, Dati ha risposto che le responsabilità ricadono piuttosto sull’attuale giunta guidata dalla sindaca Anne Hidalgo, la quale – nonostante piani di resilienza climatica già approvati – non sarebbe riuscita a proteggere la città dagli effetti delle temperature estreme.
A confermare almeno in parte le parole della ministra c’è uno studio del 2023 pubblicato su The Lancet Planetary Health, dal titolo Excess mortality attributed to heat and cold: a health impact assessment study in 854 cities in Europe. La ricerca ha esaminato quasi vent’anni di dati, dal 2000 al 2019, valutando la mortalità in eccesso legata sia al caldo che al freddo in 854 centri urbani europei.
I risultati hanno mostrato che Parigi è la capitale più vulnerabile in caso di ondate di calore, mentre Londra primeggia per il maggior numero di morti attribuite al freddo intenso. L’ondata del 2003 rimane un episodio emblematico per la Francia: le temperature superarono i 40 °C, provocando migliaia di decessi nella sola area parigina e mettendo in luce l’impreparazione delle infrastrutture urbane di fronte a un evento così estremo.
Tuttavia, il primato di Parigi non è assoluto. Se si considerano le grandi metropoli che non sono capitali, emergono dati ancora più drammatici. Milano, ad esempio, ha registrato tassi di mortalità da caldo superiori a quelli parigini, così come Barcellona e altre città del Sud Europa, caratterizzate da un mix pericoloso di densità abitativa, scarsa ventilazione urbana e insufficiente copertura di spazi verdi. Questi elementi aggravano gli effetti del caldo, rendendo la vita quotidiana particolarmente difficile per le fasce più fragili della popolazione, come gli anziani e i malati cronici.
Il cuore del problema è rappresentato dal fenomeno delle isole di calore urbano, un processo ben noto alla comunità scientifica. Le superfici artificiali come asfalto e cemento assorbono e rilasciano calore molto più a lungo rispetto al terreno naturale, incrementando le temperature percepite all’interno delle aree metropolitane.
L’assenza di adeguate zone alberate e la scarsità di parchi accentuano questo squilibrio. La combinazione tra infrastrutture, traffico veicolare e densità edilizia crea un microclima urbano che rende le ondate di calore particolarmente devastanti.
Gli studiosi, tra cui il climatologo Malcolm Mistry della London School of Hygiene & Tropical Medicine, sottolineano che le responsabilità non sono solo urbane o politiche, ma soprattutto climatiche. Secondo Mistry, i fenomeni di caldo estremo derivano da una combinazione tra variabilità climatica naturale e cambiamenti climatici indotti dall’uomo, legati soprattutto alle emissioni di gas serra e al riscaldamento globale.
Il quadro più preoccupante riguarda i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, una delle regioni del pianeta che si sta riscaldando più velocemente. Negli ultimi anni Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e Francia hanno sperimentato ondate di calore sempre più precoci e intense, spesso già a partire da maggio. Eventi che non solo aumentano la mortalità, ma hanno anche impatti diretti sull’agricoltura, sulla disponibilità idrica e sulla vivibilità stessa delle città.
Gli esperti ricordano inoltre che la vulnerabilità di una città non dipende solo dalla geografia, ma anche dalle condizioni sociali e sanitarie della popolazione. Una metropoli con un’alta percentuale di anziani, con abitazioni poco isolate dal punto di vista termico o con una rete ospedaliera già sotto pressione, risulta molto più esposta agli effetti del caldo. Per questo motivo, Parigi, pur con un clima teoricamente meno estremo rispetto a quello mediterraneo, registra un numero molto alto di decessi legati al calore.
La sfida, secondo urbanisti e climatologi, non può essere ridotta a una questione politica tra amministrazioni locali e governi centrali. Richiede piuttosto una pianificazione urbana a lungo termine, che aumenti la presenza di spazi verdi, migliori la ventilazione naturale delle strade e promuova soluzioni innovative come i tetti verdi e le superfici riflettenti. Parallelamente, sono necessarie politiche sanitarie mirate alla protezione delle categorie più a rischio durante le ondate di calore.
Referenze dell’articolo
Studio principale citato:
Esperto citato:
- Profilo ResearchGate di Malcolm Mistry
- Profilo LinkedIn
- London School of Hygiene & Tropical Medicine
Fonti dei dati scientifici:
- ECMWF – Sito ufficiale
- ECMWF – Previsioni meteorologiche
- ECMWF – Informazioni generali
- NOAA GFS/NCEI – Sito ufficiale
- NOAA GFS – Database su AWS
- NOAA GFS – Prodotti NCEP
Risorse aggiuntive correlate:

